mARTEdì: le opere pubblicitarie in serie di ANDY WARHOL

Per celebrare la morte del re della Pop Art Andy Warhol, colui che ha gettato le basi di questa corrente artistica, ricordiamo le sue opere più celebri. Fu un artista non convenzionale, che è stato in grado di dettare le sue regole artistiche e in generale le sue regole di vita, cambiando per sempre quelle che erano le visioni del mondo dell’arte fino a quel periodo.

Le opere più famose di Andy Warhol sono diventate delle icone, grazie al suo segno distintivo della ripetizione della stessa immagine moltissime volte alternandone i colori. Prendeva immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali, svuotandole di significato e riproducendole all’infinito, in modo tale da rendere la sua arte provocatoria e ‘consumata’ come un qualsiasi altro prodotto commerciale.

DO IT YOURSELF 

Quest’opera è un acrilico, fatto di pastello e letraset su tela, che si compone da cinque dipinti realizzati nel 1962. L’opera è una critica verso il mondo dell’arte, intendendo che tutti possiamo fare arte, un arte che non ha nulla di sublime, e che semplicemente può aiutare a riempire un vuoto. E’ un semplice paesaggio che però viene stravolto dall’artista grazie ad un innovazione innovativa e pubblicitaria.

Per realizzare Do It Yourself (Landscape), Warhol stampò sulla tela un pattern prefabbricato diviso in aree da colorare in base a una banale corrispondenza numero-colore, e ne riempie alcune sezioni per poi interrompere il lavoro a metà. In questo modo l’artista invita ironicamente lo spettatore a finire il lavoro lasciato a metà, un invito che Andy Warhol avanzava realmente nel suo periodo pubblicitario, quando riuniva gli amici in allegri coloring parties, dedicati alla coloritura ad acquarello o pastello dei suoi disegni.

ONE DOLLAR BILLS

One Dollar Bills è un’opera di Andy Warhol che raffigura una serie di banconote da un dollaro, un’opera apparentemente semplice ma con un grande significato. L’artista su quest’opera scrisse che l’atto di comprare era molto più americano di pensare, tanto da ritenersi lui stesso molto americano. Quello che gli americani amano veramente è comprare di tutto, dalla gente, al denaro, fino ad arrivare ai paesi. Da questo pensiero arriva la scelta di dipingere del denaro.

Il procedimento di realizzazione fu particolare, dato dal metodo serigrafico a partire da un disegno al tratto. I quadri generati riproducono semplicemente una sola banconota ingrandita, o, come in questo caso, una serie di banconote affiancate in serie su un’unica tela. Warhol sfruttò della serigrafia le potenzialità meccaniche, ma anche i limiti che ne impediscono la riproduzione perfetta dell’originale, come le difficoltà di far combaciare i contorni dell’immagine in modo perfetto.

BIG CAMPBELL e 100 CANS

La prima è un’opera pop del 1962 con cui Warhol si lancia alla ricerca spasmodica di un soggetto non ancora tentato, un oggetto parte dell’immaginario popolare, con cui proporsi alla ribalta dell’arte. Comincia così a dipingere lattine di minestra Campbell, acquistate una di ogni tipo al supermercato, e riprodotte con un ritratto frontale, su sfondo bianco, ingrandendolo sino a riempire l’intera superficie della tela.

A questa prima serie composta da una lattina gigante, faranno seguito innumerevoli varianti, con barattoli rimpiccioliti, accartocciati, con l’etichetta scollata, o ripetuti all’infinito in lunghe file sovrapposte. E’ il caso della seconda opera 100 Cans, ossia 100 lattine, riprodotte in modo seriale in fila ordinata, l’uno accanto all’altro, per realizzare una critica verso la società. L’obiettivo dell’opera era mostrare il vero volto dell’America, ovvero il paese del consumismo e della ripetizione. Warhol lo rivela mostrandoci che tutti abbiamo gli stessi idoli, guardiamo le stesse cose, la pensiamo allo stesso modo e mangiamo la stessa minestra.

MARILYN

Quest’opera consiste in una serie di 10 serigrafie su carta che Andy Warhol realizzò nel 1967, tutte dedicate alla diva americana, che a loro volta si aggiungono ad una collezione più ampia, che ritraeva diversi personaggi famosi, icone del tempo, come ad esempio quelle su Mao Tse-Tung. Questa serie si caratterizzano per una forza cromatica più intensa e per un disegno molto delineato.

La cartella dedicata a Marilyn è una delle più famose e citate dell’artista americano e si caratterizza per una ricchezza cromatica che cambia da serigrafia a serigrafia, giocando sui contrasti complementari di colori quali il blu, il rosso, il verde, l’azzurro e il rosa. Stessa cosa accadde per le icone icone Che Guevara, Michael Jackson, Elvis Presley, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Marlon Brando, Liza Minnelli e tante altre da ricordare, come le regine Elisabetta II del Regno Unito, Margherita II di Danimarca, Beatrice dei Paesi Bassi, la principessa consorte di Monaco Grace Kelly e la principessa di Galles Diana Spencer.

THE LAST SUPPER

Tra il 1985 e il 1987 Andy Warhol, su invito del gallerista Alexandre Jolas, realizzò un ciclo di opere di grande formato (circa un centinaio) dedicato al tema de L’Ultima Cena di Da Vinci, rivisitato secondo la tipologia artistica della Pop Art. L’Ultima Cena rappresenta tra l’altro l’ultima dimostrazione dell’artista, che morì di lì a poco, opera che gli fu commissionata dal Credito Valtellinese.

La grande tela venne esposta nella nuova sede della Banca, proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, che ospita la celebre opera del Maestro Leonardo Da Vinci. Il titolo originale in lingua inglese, The Last Supper, può rappresentare sia un riferimento forte alla scena evangelica, sia l’ultima zuppa dipinta da Andy Warhol. The Last Supper racchiude in sé l’essenza della poetica warholiana tesa a demistificare l’opera d’arte per dimostrare che, anche l’Ultima cena di Leonardo, al pari di altri soggetti come la Campbell’s Soup, altro non è che ‘un prodotto’.

Federica.

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