ALMANACCO: 18 febbraio muore il teologo Martin Lutero

Teologo e accademico tedesco, Martin Lutero morì il 18 febbraio del 1546. Noto principalmente come riformatore religioso e iniziatore di una nuova teologia chiamata protestantesimo, per il quale formula le 95 tesi, che portarono allo scisma dal cattolicesimo e, contestualmente, alla nascita della riforma protestante.

Martin Lutero, nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, una cittadina centrale della Germania, da una famiglia di contadini. L’ambiente in cui crebbe Lutero era cattolico e severo, tanto che venne fin da piccolo mandato a studiare il canto sacro e il latino, presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune, fondati dal mistico Geert de Groote. Tuttavia Lutero vi rimase solo per un anno, andando a vivere successivamente da alcuni parenti ad Eisenach, dove risedette fino al 1501.

Esordi

Per volontà del padre si iscrisse e si laureo all’Università di Erfurt nel 1505, anno in cui accadde un evento che cambiò totalmente il suo futuro, ovvero venne quasi ucciso da un fulmine. Si racconta che caduto a terra per il fulmine Lutero, terrorizzato, fece voto a Sant’Anna che se fosse sopravvissuto avrebbe preso i voti e abbracciato la vita monastica. Mantenendo la promessa, a 22 anni, entrò nel convento agostiniano-eremitano di Erfurt, dove pronunciò i voti e venne ordinato sacerdote.

Qui inoltre sotto la guida del frate superiore Johann Staupitz, si dedicò allo studio dei grandi filosofi come Aristotele, Sant’Agostino, Pietro Lombardo e molti altri. Grazie a Staupitz, inoltre, gli venne assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica, all’università di Wittenberg, appena fondata dal principe Federico III di Sassonia. Qui, iniziò a prendere corpo la convinzione che le nostre opere non possono essere altro che peccaminose, perché la natura umana è dettata solo dal peccato, e che la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia.

Teologia luterana

Fu questo il punto centrale di tutta la dottrina Luterana, ovvero che l’onnipotenza divina è in grado di trasformare il nero in bianco e rendere giusto ciò che per sua natura è profondamente ingiusto. Tutto dipende da Dio, che interviene direttamente sull’uomo, e che quindi non c’è più bisogno del sacerdote come mediatore. Ovviamente queste idee si scontrarono con la teologia cattolica, che invece credeva nel libero arbitrio dell’uomo di effettuare opere buone e ricevere di conseguenza, tramite i sacramenti, la grazia divina per risorgere.

La dottrina luterana si rifaceva a un’interpretazione del pensiero di San Paolo, che mal si conciliava però con il tramite la Chiesa, il perdono dei peccatori pentiti tramite la vendita dell’indulgenza come valore di sincero pentimento e buone opere. E’ proprio contro la vendita delle indulgenze che Lutero si scagliò, tanto che diventò il suo primo atto riformatore. Fu così che nel 1517 Lutero scrisse una lettera ad Alberto di Brandeburgo, arcivescovo e commissario scelto delle indulgenze, chiedendo di ritirare la “Instructio” che disciplinava la concessione delle indulgenze.

95 tesi per le indulgenze

La lettera era accompagnata dalle famose 95 tesi in latino, riguardanti l’efficacia e il problema delle indulgenze. Esse non respinsero del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne limitano molto l’efficacia. Con le tesi la fama del monaco ribelle si diffuse in tutta la Sassonia, tanto che preoccupato, nel 1518, Papa Leone X chiamò a Roma Lutero, per esaminare la lettera e discutere le tesi. La decisione finale del papa fu quella di aprire un processo nei confronti del monaco ribelle.

Per la paura di essere processato e condannato, Lutero chiese protezione al principe Federico, tanto che spostarono il processo in Germania, garantendogli un salvacondotto dal futuro imperatore Carlo V che ne garantiva l’intoccabilità. Nonostante questo però, a Lutero venne chiesto una pubblica ritrattazione, ma poiché quest’ultimo non si considerava un eretico, rifiutò la richiesta, ribadendo le sue tesi fino a radicalizzare sempre più le proprie opinioni. Sostenne infatti che l’unica fonte di verità fosse la Sacra Scrittura, e non i papi o i concili, fino a negare la supremazia del Papa.

La condanna

Nel 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, in cui venne emanata la bolla Exsurge Domine che lo intimava di ritrattare ufficialmente le sue posizioni e di comparire a Roma, pena la scomunica. Fu così che Lutero per tutta risposta, bruciò pubblicamente la bolla del Papa e il corpus del diritto canonico. E inoltre pubblicò una lunga lettera An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung, con la quale invitò tutti alla lotta contro la Chiesa di Roma. Come conseguenza di questi atti, nel 1521 il Papa scomunicò ufficialmente Lutero, con l’accusa di eresia.

Lutero fu così costretto a fuggire, aiutato sempre dal Principe Federico, che lo mise al sicuro nella fortezza di Wartburg. Qui si dedicò alla sua versione della Bibbia in tedesco, sulla quale si basò l’ideale della Riforma, di cui lui ne divenne capo. La Riforma si diffuse in brevissimo tempo, ma prese una piega inaspettata, in quanto sollevò le masse popolari e contadine contro il potere costituito, trasformandosi in una rivoluzione sociale violenta, e non più religiosa. Senza l’appoggio dei contadini, però Lutero poteva contare solo sul sostegno dei principi territoriali tedeschi per la diffusione della Riforma.

La nascita dei protestanti

Fu per questo che decise, nel 1529, di scrivere le opere Piccolo e il Grande Catechismo, ovvero libri di istruzione religiosa per i fedeli rivolti rispettivamente a bambini e adulti. Fu probabilmente il progetto più ambizioso e lungimirante di Lutero, per dare un’educazione religiosa e civica ad ogni membro della comunità evangelica. Si erano intanto creati due blocchi religiosi in Germania, uno in difesa della chiesa di Roma, e quello dei riformatori, che fecero scoppiare una violenta guerra.

Questa guerra interna finì nel 1555 con la firma della pace di Augusta, che segnò la fine dell’unità religiosa dell’Impero. Da quel momento in Germania vennero riconosciute due confessioni, quella cattolica e quella luterana. Nel frattempo a Roma venne eletto Papa Paolo III, che convocò il Concilio di Trento, nel 1542, con l’intento di discutere la Riforma, ma gli stati protestanti tedeschi si rifiutarono di parteciparvi. La Chiesa rispose con l’Inquisizione e la forza militare, per cercare di ridurre gli eretici, anche attraverso una intensa attività missionaria, alla conquista di nuovi territori. Queste riforme hanno probabilmente permesso alla Chiesa di giungere fino ai nostri giorni.

Federica.

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