ALMANACCO: 13 Febbraio muore il pittore Jacopo Bassano

Importante pittore italiano della Repubblica di Venezia, Jacopo Bassano morì il 13 Febbraio del 1592. Conosciuto per essere uno tra i maggiori esponenti della pittura veneta, anche se durante la sua carriera sperimentò diverse tecniche come il manierismo, il naturalismo fino alla realizzazione delle scene bibliche-pastorali.

Nacque a Bassano del Grappa circa nel 1515, paese che gli diede il nome. Fin da subito su amante del mondo dell’arte, grazie all’influenze di suo padre Francesco da Ponte, pittore modesto che aveva una bottega proprio a Bassano. Fu proprio qui che Jacopo inizia la sua formazione, dando evidenzia ad un vero talento, e iniziando a realizzare le sue prime opere.

Esordi artistici

Secondo una biografia pubblicata, si ipotizza che negli anni tra il 1530-1540 insieme al padre si trasferì a Venezia, cercando di apprendere i segreti del mestiere nella bottega di Bonifacio de’ Pitati. Qui realizzò una delle sue prime opere, La fuga in Egitto del 1532, che segnò l’esordio ufficiale per l’artista, attraverso la realizzazione di personaggi inseriti in un paesaggio veneto con una profonda atmosfera di colori brillanti e compatti. A Venezia entrerà in contatto con Tiziano Vecellio.

Dopo questo breve soggiorno ritornò in patria e si inserì nell’impresa familiare, assumendo progressivamente un ruolo di primo piano, fino alla morte del padre, con il quale divenne capo di bottega. In questi anni vi è però un ritorno al naturalismo, dato anche dagli influssi di Tiziano e Lorenzo Lotto, come possiamo vedere nelle 3 grandi tele realizzate per il Palazzo pubblico di Bassano, raffiguranti Cristo e l’adulteraI tre fanciulli nella fornace ardente  e Susanna e i vecchioni.

Evoluzione negli anni ’50 e ’60

Dagli anni Quaranta si accostò alla pittura manieristica, soprattutto a quella di Francesco Salviati. E’ proprio su questa influenza che realizza tra il 1540 e il 1550, il Martirio di santa Caterina d’Alessandria, la Decollazione del Battista di Copenaghen, l’Andata al Calvario, l’Adorazione dei pastori di Hampton Court e il Riposo durante la fuga in Egitto di Milano. Sempre nello stesso periodo realizzò anche l’Ultima Cena della Galleria Borghese di Roma, in cui riprese lo stile luministico del Tintoretto.

Dall’inizio degli anni Sessanta in poi Jacopo creò invece una nuova tipologia di dipinto, in cui approfondisce soggetti biblico-pastorali con il paesaggio preponderante nella scena. In questi studi, amava illustrare storie tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento, ambientandole nel paesaggio e arricchendole di elementi ispirati dall’osservazione della vita della campagna veneta, e che riscosse grande successo.

Ultimi anni

Nella parte finale della sua carriera artistica vede il passaggio a una pittura di tocco con la luce che compenetra i colori come nella veste del quadro di Santa Lucilla e gli splendidi notturni anticipatori del Seicento. La produzione iniziò a incrementarsi soprattutto dopo l’ingresso in bottega dei figli maschi dell’artista, che spesso ne replicarono le composizioni di maggiore successo. Produsse quadri nella bottega di famiglia, insieme ai figli, fino alla scomparsa.

Federica.

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