ALMANACCO: 10 Febbraio muore il pittore Honoré Daumier

Pittore, scultore, litografo e caricaturista francese, Honoré Daumier morì il 10 febbraio del 1879. Divenne noto per le sue vignette di satira politica realizzate con la tecnica litografica, ma soprattutto per i suoi quadri. essi tendevano a sottolineare quella coscienza di classe popolare che si stava diffondendo in quel periodo in Francia, tanto che fu considerato uno fra i padri del Realismo.

Daumier nacque il 26 febbraio 1808 a Marsiglia, da un vetraio, restauratore e poeta, suo padre. Fu proprio quest’ultimo che sperando di ottenere successo con la sua opera poetica, decise di trasferirsi con tutta la famiglia a Parigi nel 1814. Tuttavia, il successo non arrivò, e così le precarie condizioni economiche della famiglia, portarono Honoré a mettersi a lavorare a soli dodici anni. Iniziò come apprendista fattorino nel 1820, e l’anno dopo come commesso in una libreria.

Gli esordi da caricaturista

Fu proprio nella libreria, che entrò in contatto con quelle che erano le materie umanistiche, ovvero letteratura, storia e soprattutto arte. Mostrò fin da subito un’inclinazione per il disegno, tanto che il padre gli fece prendere delle lezioni di pittura dal suo amico e pittore Alexandre Lenoir. Nel 1823, si iscrisse nella privata Académie Suisse, anche se due anni dopo fu apprendista nella bottega Belliard, dove venne fortemente influenzato dalla tecnica della litografia.

Sempre negli stessi anni, che vanno dal 1829 al 1831, iniziò anche a collaborare con il giornale umoristico «La Silhouette», impegnandosi subito nella polemica politica anti-monarchica. Ecco che diede vita alla sua grande attività di caricaturista, attraverso la realizzazione di litografie caricaturali di aspro sarcasmo sociale, politico ed antiborghese. Tra queste opere ricordiamo Le vieux drapeau, ma anche altre 4.000 vignette create sempre con la stessa tecnica.

Litografie politiche

Passò a collaborare dal 1835 con il giornale «La Caricature», sul quale comparve una fra le caricature più celebri, ovvero quella del re Luigi Filippo. Conosciuta con il nome di Gargantua, essa proponeva la dissacrazione del re, intento a divorare le risorse del popolo e a corrompere i deputati dell’Assemblea Nazionale. La caricatura però fu talmente pesante, fino a rasentare l’insulto, tanto che gli costò sei mesi di carcere ed una salatissima multa.

Liberato nel 1833, però continuò a prendere di mira attraverso le sue opere Luigi Filippo e il governo conservatore e corrotto, collaborando anche con il giornale «Le Charivari». A causa però dell’irrigidimento delle norme sulla libertà di stampa, e successivamente alla censura, lo inducono però a mutare il suo stile, che si indirizza verso vignette dai contenuti esclusivamente culturali. Una fase che si suggella con la collaborazione alla “Chronique de Paris”, il giornale del grande Honoré de Balzac.

I dipinti

Con la caduta della monarchia nel 1848, il governo repubblicano bandì un concorso per la realizzazione di un’immagine che rappresentasse la nuova Repubblica. Anche se successivamente annullato Daumier, presentò un bozzetto dell’opera intitolata La Repubblica nutre i suoi figli e li istruisce, apparentemente ispirata alla Carità di Andrea Del Sarto. Fu grazie al concorso che conobbe il grande pittore romantico Eugène Delacroix, anche lui partecipante al banco con cui strinse una forte amicizia.

Grazie a lui, nella seconda metà degli anni ’40, Daumier iniziò a dedicarsi alla pittura, realizzando le prime tele. Anche in questo caso, come le litografie, i soggetti dipinti traggono spunto dalla realtà quotidiana, raffigurando lo stato sociale degli operai, le grandi lotte della donna per l’emancipazione, la classe medio alta emergente e la classe dei giudici, medici e avvocati. E’ evidente la novità coloristica rappresentata dalla sua pittura attraverso delle gradazioni calde, un pigmento grasso e corposo e un tratto deciso, sferzante, scattante.

Federica.

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