mARTEdì: l’iconico “Cristo Verde” di PAUL GAUGUIN

Paul Gauguin è stato un pittore francese, considerato tra i maggiori interpreti del post-impressionismo, famoso per l’uso sperimentale del colore e dello stile sintetista. Se pensiamo alle sue opere, sicuramente ci vengono in mente le sue esplorazioni polinesiane, capolavori dal gusto esotico, mistico e sensuale, in cui giovani ragazze sono ritratte tra palme e onde.

In realtà Gauguin realizzò anche altri tipi di opere. Un’esempio fu l’iconico Calvario bretone, realizzato nel 1889 durante il suo secondo soggiorno in Bretagna, nel nord della Francia. Siamo infatti nell’anno in cui Gauguin non aveva ancora scoperto la Polinesia, e che quindi le sue prime opere erano molto diverse per tematiche, anche se le tonalità iniziano ad avere qualcosa di tropicale ed esotico. Questo perchè aveva già viaggiato e visitato il Perù, i Caraibi e l’India, imprimendo nella mente tinte e luci.

Descrizione

Il Calvario bretone è un tipico gruppo scultoreo medievale del nord della Francia. Vi è infatti un gruppo di sculture di marmo verde composto da tre donne velate che sorreggono il corpo di Cristo morto. Il tema rappresentato è quello della deposizione dalla croce, rimandando alla raffigurazione della Pietà. Una crocifissione che però appare minimale, senza dettagli, adornata solamente dalle linee guida delle figure.

Ai piedi delle sculture, all’ombra di esse, vi è una contadina vestita con abiti tipici della Bretagna, che porta un cesto, frutto del suo lavoro. A destra in corrispondenza della sua mano si trova anche il muso una pecora di colore nero. La donna dovrà percorrere una tortuosa e collinare strada di campagna incassata tra due alture, stessa strada che percorre un contadino con un forcone sulle spalle, e un’altra donna con il velo. Tutti i personaggi sono diretti verso il mare, che si perde all’orizzonte. Il cielo infine è traversato da nuvole leggere e veloci.

Tecnica

Per capire quest’opera a prima vista enigmatica, dobbiamo esaminare due fattori, ovvero la tecnica, attraverso l’analisi del colore e delle pennellate, ma soprattutto il significato degli elementi raffigurati. La tecnica utilizzata è quella del Cloisonnisme, che consiste nell’uso di campiture quasi monocromatiche racchiuse da contorni scuri e ben definiti, ispirata alle vetrate delle cattedrali medievali. Una tecnica molto utilizzata nella Bretagna in quel periodo.

Ai vetri colorati Gauguin sostituì campiture bidimensionali riempite con pennellate parallele sovrapposte. Non esiste quasi il chiaroscuro e le figure sono definite da contrasti di tono e di luminosità. Per essere più vicino alla religiosità contadina, abbandonò anche la prospettiva lineare semplificando la rappresentazione spaziale. Infatti vi sono solo due piani che si distinguono, quello del gruppo statuario davanti, e il paesaggio collinare dietro. Non è presente la prospettiva aerea e le forme, anche le più lontane, sono definite dal contorno.

Interpretazioni

Tornando invece al soggetto, un particolare interessante è sicuramente quello della donna, vestita in modo così tradizionale, e raffigurata vicino ad una statua senza tempo, ispirata ai momenti di calvari che spesso adornano le piazze bretoni. Questo particolare mistero si risolve ripensando al legame che Paul Gauguin ebbe con la Bretagna, luogo che per lui fu primitivo e puro, lontano dalla modernità parigina, che invece tendeva indebolire lo spirito delle cose.

Proprio per questo sceglie Pont-Aven come sua residenza, per dipingere un mondo più puro, autentico e intenso. Inoltre l’artista fu motivato anche da una forte esigenza spirituale che lo spinse a cercare luoghi nei quali la religione era praticata in modo più partecipe. Ecco come verranno spiegati i riferimenti al Cristianesimo, attraverso quest’opera che racconta le tradizioni religiose dei contadini bretoni attraverso le opere d’arte spontanee presenti sul territorio come statue e crocifissi medievali.

Conclusioni

Che cosa rappresenti poi lo sfondo oppure da cosa si nasconda la donna io non lo so, e probabilmente non so sa nessuno, ma credo che questo aspetto enigmatico riesca a dare fascino all’intera opera e sia un po’ una caratteristica dei suoi dipinti. Insomma, possiamo dire che la passione per il primitivo e per il misticismo sia qualcosa che accompagna l’intera produzione di Paul Gauguin, e che forse una delle sue grandi capacità sia quella di declinarla sempre in maniera diversa.

Federica.

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