mARTEdì: l’evoluzione teosofica di PIET MONDRIAN

In occasione della morte del pittore Piet Mondrian, analizzeremo e scandaglieremo le sue opere più importanti. Inizialmente era un olandese che disegnava innocuamente e piuttosto bene paesaggi, alberi, specchi d’acqua con raffinati particolari ad effetto, alcuni dei quali venduti da famose case d’asta a cifre consistenti.

Piet però non fu famoso per i suoi paesaggi, ma per le sue figure geometriche colorate. Infatti, stancatosi un giorno, di dipingere alberi impressionisti ben definiti, ma poco originali, decise di optare per qualcosa di diverso, che gli facesse raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici.

Il cambiamento stilistico

Ma come finì a dipingere righe? Partiamo dal presupposto che Piet Mondrian sapeva disegnare dannatamente bene e un gran bel numero dei suoi quadri lo dimostrano, come il Crisantemo che, pur essendo un semplice disegno, è un capolavoro di realismo. Fu un artista fenomenale, dotato di un tratto meraviglioso e di un incredibile abilità nella composizione. Decise però di abbandonare l’arte figurativa, soprattutto per interpretare l’arte del XX secolo, che diventa qualcosa di più del mestiere che rappresenta la realtà.

Infatti con la pittura del Novecento, non è più necessario immortalare la realtà, ma al contrario vi è la tendenza di andare oltre e superare la rappresentazione fedele del mondo che ci circonda. L’arte diventa simbolo di libertà di pensiero e di espressione, argomento di ricerca e di studio negli ambienti intellettuali. Quello che Mondrian compie è uno studio rigoroso e affascinante, alimentato dall’implacabile ricerca dell’essenziale.

La visione filosofica

Le basi sono le stesse del cubismo che ha modo di conoscere in Francia, ma lo scopo è assolutamente un altro. Se Braque e Picasso si divertono a scomporre la realtà per dimostrare la sua mutevolezza nel tempo e l’impossibilità di vederla per intero, Mondrian scompone gradualmente i suoi soggetti preferiti per arrivare a cogliere quell’armonia matematica che è alla base dell’equilibrio e della perfezione della natura.

Secondo la sua visione, costruisce combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo da esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. Ad ispirarlo è la natura, che provoca in lui uno stato emozionale, che lo porta ad arrivare più vicino alla verità, fino a raggiungere le fondamenta delle cose. Questa era la filosofia di Mondrian, influenzata da quella che era la Società Teosofica, molto in voga in quel periodo, per la quale mostrò un grande interesse per tutta la vita.

Le opere geometriche

Linee rette, rettangoli bianchi e neri, intervallati da spazi riempiti con l’energia di intensi colori primari (blu, rosso, giallo). Vi è qui un vero e proprio processo di astrazione, quasi come se Mondrian volesse rappresentare, all’interno di un’unica tela, tutti i paesaggi, gli edifici e gli alberi degli anni precedenti. Si può notare un bisogno di unità e di assoluto, in cui l’opera comprenda tutta la natura e la sua varietà, facendo coincidere l’uno al molteplice, eliminare l’oggettivo e porre l’universale.

Lungo tutto il suo percorso, ha lavorato ad almeno 245 composizioni, in cui la forma del quadrato diventa un elemento costante, ma in continuo divenire. Per farlo si avvale di colori primari con l’aggiunta di colori neutri. È un’oggettività costituita da linee geometriche, nitide e definite, per raggiungere il senso armonico delle cose e l’equilibrio intrinseco delle stesse. Non vi è un unico oggetto, ma l’insieme delle cose che sono accomunate dagli stessi elementi: linee e colori primari la cui fusione genera innumerevoli possibilità d’essere.

Giudizi e critiche

Nacquero così i famosissimi “quadri a griglia”, che divisero la critica in due parti. C’è chi definiva i suoi lavori delle semplici pennellate banali e monodirezionali, con colori primari, zero tecnica, ma soprattutto zero comunicazione. In questa semplicità non vi leggevano tutti quei significati filosofico esistenziali che Mondrian spiegava, e ignoravano i motivi per cui i suoi lavori siano stati definiti stupefacenti e rivoluzionari.

Al contrario invece, c’è chi sostenne che i suoi dipinti siano stati realizzati con accuratissimi studi sulla composizione neoplastica e che siano molto difficili perfino da riprodurre. Altri interpretano i suoi dipinti come una sorta di “dovere mistico” verso la bellezza astratta, visto che nelle sue tele viene riprodotta l’essenza e la vastità della natura, contenuta nei rettangoli e quadrati. Fatto sta che sostituire l’albero con le griglie, gli garantì il successo in un mondo tanto che fuori dai musei e nelle gallerie d’arte, puoi vederlo riprodotti su t-shirt, tazze e oggetti di design.

Federica.

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