ALMANACCO: 30 Gennaio muore l’ingegnere Ferdinand Porsche

Ingegnere, progettista, desiner e imprenditore austriaco naturalizzato tedesco, Ferdinand Porsche morì il 30 Gennaio del 1951. Conosciuto per aver fondato la casa automobilistica  Porsche e aver creato, su richiesta di Adolf Hitler, il celebre modello conosciuto in seguito come Maggiolino, da cui nascerà la casa automobilistica tedesca Volkswagen.

Nasce nel 1875 in Boemia, in una famiglia cattolica ma di costumi calvinisti. Sin da subito sviluppò un forte interesse verso le scienze e in particolare verso l’elettricità, tanto che comincia a condurre rudimentali esperimenti con acidi e batterie di ogni tipo, arrivando anche a costruire un marchingegno per produrre elettricità. Oltre a questo, si appassionò di automobili, di cui alcuni esemplari cominciarono all’epoca a circolare per le strade.

L’esordio e le prime sperimentazioni

Dopo aver frequentato la scuola professionale di Liberec, nel 1898 si trasferisce a Vienna durante il periodo della Belle Epoque. Fu proprio in questo periodo, che l’Europa era in una fase di forte modernizzazione e l’automobile era sul punto di spiccare il volo e diventare uno strumento della vita quotidiana. Grazie alle due sue passioni per le automobili e la scienza, entrò a lavorare nella fabbrica di automobili elettriche di Jakob Lohner, iniziando a produrre carrozze per la casa imperiale, e per i reali di Norvegia, Svezia e Romania.

Il suo trampolino di lancio però fu l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, dove riuscì a presentare la Semper Vivus Lohner-Porsche, il primo veicolo ibrido a trazione integrale della storia, dotato di un motore a combustione interna e di un motore elettrico su ciascuna ruota. Fu però due anni più tardi, che venne chiamato a svolgere il servizio militare nelle Riserve imperiali, lavorando come autista per i più alti ufficiali dell’esercito austro-ungarico, tra cui perfino Francesco Ferdinando.

La prima VolksWagen

Durante tale periodo, denso di progressi tecnici anche per via delle vicende belliche della prima guerra mondiale, Ferdinand Porsche progetta tra l’altro anche motori per aeroplani e trattori industriali, con cui guadagna in fretta una buona somma di denaro. Inoltre presenta la Sascha, un’auto da competizione, lo stesso anno, corre alla celeberrima Targa Florio, ottenendo le prime due posizioni nella propria classe. Fu anche grazie a questo che nel 1923 venne assunto alla Daimler di Stoccarda come Direttore Tecnico e membro del Consiglio d’Amministrazione.

Finita la prima guerra mondiale, però, solo i pochi facoltosi poterono permettersi un’automobile, che ancora non era accessibile a tutti. Anche con l’influenza di Adolf Hitler, prese il via uno dei progetti più ambiziosi di Ferdinand, ovvero costruire una macchina economica per tutti, un’utilitaria con basso prezzo e ridotti costi di gestione. Fu così che nacque una “macchina del popolo”, in tedesco Volks Wagen, che non costasse più di uno stipendio di un operaio, in modo tale da promuovere la motorizzazione di massa del paese, ad imitazione di quanto già avvenuto in Stati Uniti d’America con la Ford.

Dal Maggiolino alle produzioni belliche

Fu così che Porsche progettò il celeberrimo modello conosciuto come Maggiolino, la cui produzione presso lo stabilimento appositamente costruito di Wolfsburg, portò alla nascita della futura maggiore casa automobilistica europea. In seguito a questo decise di fondare uno studio privato di progettazione, dove realizzerà solo un anno più tardi, un altro prototipo ideato dalla base del Maggiolino, ovvero la Porsche Type 64, la prima vettura a portare il suo cognome.

Iniziata la seconda guerra mondiale, il prezioso patrimonio di conoscenze ed intuizioni di Porsche venne sfruttato dal partito nazista a fini bellici. Ferdinand infatti progettò il carro VK 3001 (P), ordinato in tre prototipi. Progettò inoltre una versione militare derivata dal Maggiolino, la celebre Volkswagen Kübelwagen prodotta in migliaia di esemplari ed utilizzata su tutti i fronti del conflitto mondiale dai tedeschi, ed una versione anfibia della stessa, la Volkswagen Schwimmwagen.

L’arrivo di Ferry Porsche

Ma fu verso la fine della Guerra che Porsche venne catturato con uno stratagemma dai militari francesi ed incarcerato con l’accusa di collaborazionismo. Fu così che scontò quindi circa 20 mesi di prigionia in Francia, probabilmente al fine di estorcergli progetti dell’industria dell’auto. Ma grazie all’intervento di suo figlio, Ferry Porsche, venne liberato dalla prigionia, e grazie alle stesse passioni paterne, riunisce nel paese austriaco di Gmünd, i collaboratori più validi dello Studio Porsche per realizzare un coupè sportivo che porti il suo nome.

Fu così che nel 1948, nasce il progetto Porsche 356, una piccola vettura sportiva basata sulla meccanica del Maggiolino, che traeva spunto dalla Typ 60K10. La produzione, rigorosamente a mano, nei primi tempi era di pochissimi veicoli, anche se successivamente diedero inizio all’epopea industriale e sportiva del celebre marchio Porsche. Ferry Porsche prese in mano le redini dell’industria paterna nel 1948, dopo che il padre, ormai 75enne morirà qualche anno dopo, precisamente il 30 gennaio 1951 a causa di un infarto.

Il marchio oggi

Da quel momento in poi, il marchio Porsche diventa distintivo di macchine sportive altamente raffinate e dalla linea unica, di cui la punta di diamante è rappresentata dalle mitiche e forse inarrivabili 911 e Boxster. Nel 1972, fonda la Porsche Design, dove, con un limitato numero di collaboratori, si dedica alla progettazione di veicoli sperimentali e di vari oggetti, caratterizzati da un look aggressivo e high-tech, di cui però cura solo l’aspetto stilistico-formale senza entrare in merito all’ingegnerizzazione.

Federica.

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