ALMANACCO: 29 Gennaio è il primo Giorno della Merla

I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, che iniziano proprio in data 29 Gennaio, e che coinciderebbero con i tre giorni più freddi dell’anno. Questa leggenda radicata nell’immaginario collettivo, viene però di fatto contraddetta dalle statistiche meteorologiche, secondo cui dopo la prima decade di gennaio si osserva una tendenza all’aumento delle temperature.

Ma da dove trae origine questa credenza, entrata oramai a far parte della vita di tutti noi? Molte sono le versioni che spiegano l’origine di questa leggenda, alcuni simili, e altre assi diverse, ma che vedono in tutte un unico protagonista, una Merla, uccellino diventato famoso proprio per questa tradizione. 

Leggenda principale

Sono molte le leggende intorno all’origine della locuzione “I giorni della Merla”, e per questo non è ben chiara. Secondo la leggenda principale infatti, un Gennaio dispettoso avrebbe rubato tre giorni a febbraio per fare uno scherzo ad una merla che, a causa delle temperature rigide, non riusciva a trovare il cibo per i suoi pulcini. Disperata, la merla chiese clemenza a Gennaio chiedendogli di durare meno, ma senza ottenere il suo aiuto.

La mamma disse così a Gennaio che per l’anno seguente si sarebbe organizzata con una maggiore scorta di cibo, così da rimanere al caldo con i suoi pulcini per l’intero mese. Gennaio, che a quanto pare è piuttosto permaloso, decise di vendicarsi rendendo gli ultimi giorni ancor più gelidi, per mettere ancor più in difficoltà la merla e cogliendola di sorpresa. La merla non si fece scoraggiare e si nascose con la famiglia in un comignolo per scaldarsi, e per ripararsi dal freddo, fino al 1° Febbraio.

Trascorsi quei freddissimi 3 giorni uscì dal comignolo sana e salva, ma le sue candide penne e quelle dei suoi pulcini, erano diventate tutte nere a causa del fumo e della fuliggine. Da allora, secondo questa leggenda, Gennaio ha sempre 31 giorni e i merli hanno sempre le piume nere. La leggenda, infatti, vuole giustificare in maniera favolistica il forte dimorfismo sessuale che si osserva nella livrea del merlo, che è bruna nelle femmine, mentre è nera brillante e con becco giallo nel maschio.

Esistono però altre versioni della storia, come quella ambientata nel capoluogo lombardo, che ha come protagonisti un merlo, una merla e i loro tre figlioletti. Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni così che il merlo volava da mattina a sera in cerca di cibo, anche con la tormenta di neve, mentre la merla, spostò il nido su un tetto, dove fumava un comignolo per cercare un po’ di tepore. La tormenta tenne così lontano il merlo da casa per ben tre giorni, appunto gli ultimi tre di Gennaio, ma quando tornò, quasi non riconosceva più la merla e i figlioletti perchè diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Da allora i merli nacquero tutti neri.

Ulteriori tradizioni

Altre versioni della leggenda però non fanno riferimento all’animale, ma a qualcos’altro. Ad esempio secondo il reverendo Sebastiano Pauli, la leggenda tratta di un cannone, chiamato appunto ‘La Merla’, che venne trasportato oltre il Po grazie alle temperature rigide di questi giorni che resero il fiume una strada ghiacciata. Sulla scia del Po ghiacciato utilizzato come strada, ci fu anche la leggenda della Nobile Signora di Caravaggio, chiamata ‘de Merli’ che riuscì a sfruttare le temperature gelide per raggiungere il marito dall’altra parte del fiume.

Stessa cosa accade nella città di Lodi, dove i giorni della merla vengono festeggiati da cori che, posti sulle rive opposte dell’Adda, si chiamano e si rispondono. Anche in provincia di Cremona è tradizione proporre i canti popolari della merla per rivivere l’antica atmosfera contadina, e riunirsi davanti a un grande falò, sul sagrato di una chiesa o in riva al fiume, a seconda della tradizione, per intonare insieme il coro e degustare vino e cibi tradizionali. I testi delle canzoni differiscono leggermente da un paese all’altro, ma mantengono come denominatore comune i temi dell’inverno e dell’amore.

Federica.

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