ALMANACCO: 23 Gennaio muore il pittore Edvard Munch

Importante artista norvegese, Edvard Munch muore il 23 Gennaio del 1944. Viene inserito tra i simbolisti e tra i primi esponenti dell’Espressionismo, un importante movimento artistico del primo Novecento. La sua arte era incentrata sulle emozioni, imponendo l’aspetto psicologico e soggettivo, in cui furono centrali temi come come l’angoscia, la depressione, la morte, la gelosia e la melancolia.

Nasce il 12 dicembre 1863 a Löten, in una fattoria norvegese, come secondo di cinque fratelli. Trascorse un’infanzia devastata dalla povertà e da profondi lutti, come la morte della madre e della sorella per tubercolosi, quando aveva solo 5 anni. A curarsi del giovane Munch, dopo la morte della madre, vi erano però il padre e la zia Karen, che lo spinse ad interessarsi all’arte.  Insieme a sua zia, abile pittrice, il piccolo Edvard, realizza i primi disegni e acquerelli.

Prime esperienze e influenze

Nel 1879, Munch iniziò a frequentare un istituto tecnico per studiare ingegneria, ottenendo risultati ottimi in fisica, chimica e matematica. Fu qui che familiarizzò con il disegno prospettico, decidendo di frequentare corsi di scultura e pittura alla Scuola d’Arte e Mestieri nel 1881. Qui Munch seguì le lezioni dello scultore Julius Middelthun, che lo influenzò nelle sue prime opere d’arte.

In questo periodo Munch entrò in contatto anche con i circoli bohémien della città, e conosce l’avanguardia norvegese dei pittori naturalisti. Questo lo portò a ricercare la sua identità artistica, sia legata ad impronte naturalistiche, ben visibili nel Ritratto di Hans Jæger, sia impressioniste, come in Rue Lafayette.

Periodo parigino

Ma sarà soprattutto nella tela Inger sulla spiaggia, che Munch iniziò a costruire il proprio stile. Dietro una composizione apparentemente realistica, infatti, vi cela un determinato stato d’animo. Preferiva l’immaginazione piuttosto che la raffigurazione, con un’ideologia totalmente simbolista. Con quest’opera ebbe l’opportunità di mostrare il suo operato al grande pubblico nel 1889, in una grande mostra, con la quale vinse una borsa di studio a Parigi, per studiare arte.

Durante il soggiorno parigino inoltre Munch ebbe modo di ammirare le opere di molti artisti influenti, accomunati dal sapiente uso del colore per trasmettere emozioni, come Gauguin, Van Gogh e Toulouse-Lautrec. Ecco che il suo stile si allontanò definitivamente dal naturalismo e dall’impressionismo degli esordi, lasciando spazio alla resa emozionale cupa. E’ infatti dopo la morte del padre, che Munch cadde in un profondo stato di afflizione, emerso nel dipinto Notte a Saint-Cloud.

Berlino e il successo

La bravura emozionale di Munch divenne nota anche in Germania, tanto che venne invitato a esibirsi a Berlino. Il clima artistico li era tuttavia molto teso a causa dei contrasti tra i tradizionalisti e gli artisti innovativi, che vennero a galla soprattutto nella mostra di Munch, che venne chiusa dopo pochi giorni dall’apertura. Lo scandalo, soprannominato “Caso Munch”, fece il giro delle maggiori città tedesche, tanto da renderlo famoso in tutta Europa.

Il pubblico dell’epoca, d’altronde, non poteva che rimanere turbato dalla forza espressiva dei suoi quadri. Nella sua pittura troviamo anticipati tutti i grandi temi del successivo espressionismo, dall’angoscia alla crisi dei valori etici e religiosi, dalla solitudine all’arrivo della morte, dalla incertezza del futuro alla disumanizzazione della società borghese. Il linguaggio pittorico di Munch, si colloca quindi in una dimensione molto più personale rispetto agli altri pittori simbolisti.

Le opere più famose

Da allora, Munch vive per la maggior parte del tempo in Germania, a Berlino, ad eccezione di qualche viaggio a Parigi e in Italia. Molti sono i quadri dipinti in questa parentesi berlinese, come La morte nella stanza della malata, dove si materializza nuovamente la morte della sorella, ma soprattutto il suo più grande capolavoro, ovvero L’Urlo. Quest’opera riesce più di tutti riesce a condensare con inaudita violenza la disperazione esistenziale dell’artista norvegese.

Nel 1893, Berlino fu teatro di un’altra mostra di Munch, dove vennero esposte sei opere che fecero parte de Il Fregio della vita, che riporta i temi di vita, amore, paura, morte, malinconia e ansia. Il ciclo venne suddiviso in quattro tappe, ovvero Seme dell’amore, Sviluppo e dissoluzione dell’amore, Angoscia e Morte, ognuno dei quali racchiudeva 5/6 diverse opere. Furono in molti a manifestare il proprio disappunto, soprattutto verso le tele più provocatorie, ma non mancarono, tuttavia, i ferventi ammiratori.

Ultimi anni

Nel 1908, le condizioni di salute di Munch si aggravarono, anche causa della sua dipendenza dall’alcool, inizia così a soffrire di allucinazioni che lo portarono ad un crollo nervoso. Venne così ricoverato per otto mesi durante i quali trasforma la sua camera in atelier. Dopo la permanenza forzata, l’artista fece ritorno in Norvegia, un periodo molto felice, durante il quale le sue opere si tinsero di colori più vivaci, meno pessimistici. Gran parte dei suoi ultimi dipinti celebrano la vita agreste, con scene bucoliche e animali.

Ma fu tra gli anni 30 e 40, che l’avvento del nazismo in Germania segnerà il declino dell’arte di Munch, che venne bollata come “arte degenerata”, tanto che circa 82 opere esposte nei musei vennero rimosse. Munch ne soffrì amaramente, e a ciò si aggiunse la paura, sorta nel 1940 con l’occupazione nazista della Norvegia, a seguito dell’esplosione di una nave tedesca nel porto di Oslo che provocò seri danni al suo atelier. Questo misto di ansia e preoccupazione, gli fece trascurare la sua polmonite che lo fece morire nel gennaio del 1944, all’età di 80 anni.

Federica.

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