mARTEdì: la valenza allegorica di LORENZO LOTTO

L’Allegoria della Virtù e del Vizio è un dipinto a olio su tavola di Lorenzo Lotto, datato al 1505 e conservato oggi nella National Gallery of Art di Washington. Quest’opera passò alla storia, non solo per essere uno dei lavori più famosi dell’artista, ma soprattutto perchè si tratta della coperta protettiva di un altro quadro molto famoso, ovvero il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi.

Il ritratto, venne portato a Parma nel 1524 dal suo stesso committente, ovvero il vescovo trevigiano Bernardo de’ Rossi. La presenza di una coperta, ovvero una vera e propria custodia, era una pratica diffusa per proteggere la ritrattistica dell’epoca. Il problema è che con il tempo, i critici finirono per considerarla come uno dei maggiori capolavori del pittore veneto.

Descrizione generale

Si tratta di una scena allegorica, con protagonista lo stemma araldico del vescovo de’ Rossi, appoggiato su un albero al centro. L’albero divide in due la composizione, per indicare la divisione tra i vizi e le virtù, sottolineata anche dal fatto che le due ramificazioni dell’albero siano una verde, a sinistra e una secca, a destra. La raffigurazione pittorica delinea chiaramente l’antitesi fra i due poli, come da un solco, nettamente separati da un tronco mozzo.

Questo tema forse deriva da un’incisione di Dürer, intitolata l’Ercole al bivio, dove è presente un albero analogo tra due paesaggi “moralizzati”. L’accostamento di simboli e figure allegoriche è trattato con libertà, annunciando l’interesse di Lotto per gli emblemi e significati nascosti nei ritratti. Inoltre la delicata resa atmosferica dei due paesaggi, ha fatto rilevare assonanze con la resa atmosferica di opere come la Tempesta di Giorgione, che alcuni datano proprio al 1505.

Le due allegorie

Alla ramificazione verde corrisponde l’allegoria della Virtù, dove un putto gioca con alcuni libri, simboli di sapienza e con un flauto, un quadrante, un compasso, un radiante, un cartiglio, ecc., tutti simboli delle Arti liberali. Sullo sfondo troviamo un paesaggio assolato, dove un putto alato si arrampica su un cammino difficile, irto e in salita, premiato però dalla visione celeste, illuminata da strabilianti bagliori.

La metà destra invece mostra un sileno ebbro dal fallo eretto, addormentato tra i simboli del vizio, come brocche, vasi e piatti. In questo caso il paesaggio, corrisponde ad una vallata dal cammino agevole ma buia e cupa, in cui si vede una foresta, simbolo dello smarrimento, e una barca che naufraga, simbolo del fallimento. Si chiude così la scena raffigurativa del polo negativo del tema prescelto per rappresentare l’antitesi.

Interpretazioni e dibattiti

Negli anni Novanta la tela è stata infatti al centro della grande esposizione dedicata al Lotto dalla National Gallery di Washington, suscitando nuovi dibattiti tra storici ed esperti di ogni parte del mondo. Qual’è il suo vero significato? Secondo l’interpretazione piu’ diffusa, l’Allegoria sarebbe un quadro di lutto, eseguito per commemorare il declino della famiglia del vescovo de’ Rossi, dilaniata all’epoca da feroci lotte intestine.

Al centro della scena, spezzata da un tetro albero morto, spicca infatti un piccolo ramo florido segnato dallo stemma della nobile casata trevigiana, posto quasi come ammonimento verso i turbolenti parenti del potente prelato, responsabili della sua morte per avvelenamento. Ma le atmosfere del messaggio sono troppo bizzarre per riferirsi unicamente ad una questione privata. Come spiegare altrimenti il florido paesaggio di sinistra, abitato da un putto rilassato e sorridente, quasi ignaro del cielo tempestoso sopra di esso?

Altre interpretazioni

Ecco quindi aprirsi nuove possibilità interpretative, purtroppo non confermate da alcuna documentazione d’archivio. Si può così procedere per tentativi, cercando di individuare con precisione il significato di ciascun elemento scenico. Il putto, ad esempio, sembra racchiudere la perfezione delle virtu’ intellettuali, diretta verso la propria realizzazione finale, mentre il satiro ubriaco nell’altra parte simboleggia invece i disastri dell’intemperanza. L’albero invece rimanda alla profonda ambiguità della vita, che pur sotto una formale aridità conserva una straordinaria ricchezza affettiva.

Presi complessivamente, tutti questi elementi parrebbero suggerire una narrazione di tipo circolare, che non si chiude affatto con la morte del tronco in primo piano, ma promette bensì un nuovo inizio grazie all’esercizio corretto delle proprie facoltà morali. Passato, presente e futuro si fondono così in un inno alla conoscenza intellettuale degno delle migliori dottrine esoteriche greco-romane. Alcuni studiosi notano infatti la presenza di vari particolari riguardanti il mito classico di Cloe e Dafni, inclusa la somiglianza del satiro con il leggendario dio Pan, amico e protettore dei due sfortunari amanti.

Federica.

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