ALMANACCO: 11 Gennaio muore il pittore Domenico Ghirlandaio

Pittore italiano di grande rilevanza, Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio, morì l’11 Gennaio del 1494. Conosciuto per essere diventato uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento all’epoca di Lorenzo il Magnifico. Capo di una grande bottega, viene ricordato soprattutto per i grandi cicli affrescati realizzati negli edifici più importanti di Roma e Firenze.

Nato nel 1449, ebbe fin da subito la passione per il mondo dell’arte, anche se all’inizio lavorava come apprendista orafo nella bottega del padre. Decise quindi di entrare in una bottega, per imparare la tecnica pittorica e il mosaico, diventando allievo del pittore Alessio Baldovinetti. Da quest’ultimo apprese il raffinato retaggio fiorentino e le influenze fiamminghe, facendo attenzione a valorizzare il paesaggio, rendendolo protagonista della rappresentazione.

Le prime opere

Nel 1472 si iscrisse alla Compagnia di San Luca dei pittori, anche se subito dopo entrò nei favori della ricca famiglia dei Vespucci, per i quali dipinse la Madonna della Misericordia e la Pietà, nella loro cappella nella chiesa di Ognissanti a Firenze. In queste opere la personalità artistica di Domenico appare già definita, soprattutto riguardo alla sua vivace descrizione dei tratti fisiognomici, indagati con fedeltà, che rendono così diversi i personaggi l’uno dall’altro.

La sua prima importante commissione, è però l’affresco della Cappella di Santa Fina nel Duomo di San Gimignano. Nelle Esequie di Santa Fina dispose nella scena una serie di ritratti molto umanizzati e verosimili, che saranno la sua caratteristica più apprezzata dai ricchi mecenati fiorentini, suoi successivi committenti. Si tratta di uno stile chiaramente duplice, ovvero intimo, raccolto nel caso dell’Annuncio della morte, e grandioso e solenne nelle Esequie, come evidenzia la monumentale abside classicheggiante dello sfondo.

L’esperienza a Roma

Nel 1475 il Ghirlandaio, decise di viaggiare verso Roma, per lavorare alla decorazione della Biblioteca Vaticana, ad oggi però perduta. Nella capitale venne accolto da Giovanni Tornabuoni, banchiere fiorentino residente lì, capo della filiale del Banco Medici e tesoriere di Sisto IV. Per lui affrescò le Storie di San Giovanni Battista e le Storie di Maria per la cappella funebre di sua moglie Francesca Pitti, deceduta di parto, in Santa Maria sopra Minerva. Anche questi affreschi andarono perduti.

Sempre a Roma qualche anno più tardi, nel 1481 su commissione di papa Sisto IV venne incaricato di eseguire gli affreschi del grandioso progetto della Cappella Sistina, insieme a Botticelli, Rosselli e il Perugino. Il tema di tutti affreschi era una celebrazione del papato attraverso le Storie di Mosè e le Storie di Cristo, mentre Ghirlandaio vennero affidati due affreschi, ovvero la Resurrezione e la Vocazione dei primi apostoli. Se la prima fu molto danneggiata, la seconda è un’opera di eccellente fattura, dove traspare la solennità, l’uso sapiente dei colori e ancora una volta l’abilità ritrattistica.

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Tornato a Firenze, Ghirlandaio fu letteralmente sommerso di richieste, divenendo presto il principale artista della più ricca e colta borghesia fiorentina. Tra le opere commissionate in questo periodo ricordiamo l’affresco dell’Ultima Cena nell’Abbazia di San Michele Arcangelo, la decorazione della villa di Spedaletto presso Volterra e altre opere nella chiesa di Santa Trinità, che gli confermarono la celebrità.

E’ proprio in questa chiesa che realizza gli affreschi nella cappella Sassetti, con 6 episodi della Vita di San Francesco, ma anche la pala d’altare interamente affrescata con l’Adorazione dei pastori. Anche qui i personaggi risultano contemporanei, ritratti con precisione nella loro dignità e raffinatezza, arrivando ad essere protagonisti del vivace racconto. La vena narrativa è ricca e feconda e, seppure sia quasi estranea al pathos concitato, privilegia l’armonia lineare, l’uso di colori luminosi, l’atmosfera serena.

Ultimi lavori

Mentre si apprestava a concludere gli affreschi della Cappella Sassetti nel 1482, ricevette dalla Signoria di Firenze la commissione della decorazione ad affresco, della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio. In un primo momento l’opera doveva essere divisa tra i maggiori artisti operanti in città, tra cui anche Botticelli, Perugino e Pollaiolo, ma alla fine se ne occupò il solo Domenico. La decorazione, comprendeva un’Apoteosi di san Zanobi e ciclo di uomini illustri, che venne però in larga parte eseguita da aiuti.

Verso la seconda metà del 1480, vista la sua grande abilità nel rappresentare realisticamente i personaggi, divenne di fatto il ritrattista ufficiale dell’alta società fiorentina. Destinati alla committenza privata si ricorda il Ritratto di Giovanna Tornabuoni. Inoltre nello stesso tempo si dedicò all’arte musiva dei mosaici, che aveva appreso nell’iniziale apprendistato presso la bottega di Alesso Baldovinetti. Delle opere musive, si conoscono l’Annunciazione nella Porta della Mandorla nel Duomo di Firenze, e altri lavori non portati mai a termine a causa della sua prematura morte. Il pittore morì l’11 gennaio 1494 a causa della peste.

Federica.

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