ALMANACCO: 8 Gennaio muore il pittore e architetto Giotto

Pittore e architetto italiano, Giotto di Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto, muore l‘8 Gennaio del 1337. Conosciuto per essere uno dei padri italiani della storia dell’arte, famoso a livello internazionale per aver rivoluzionato la pittura, dando un senso del tutto nuovo ai concetti di colore, spazio e volume. A lui si deve l’introduzione dell’uso della prospettiva l’utilizzo del chiaroscuro per avvicinare le sue opere alla realtà. 

Nasce probabilmente nell’anno 1267, a Colle di Vespignano, nel Mugello, da una famiglia di contadini, che si era trasferita a Firenze. Fu proprio nella città, che Giotto all’età di 10 anni, comincia a frequentare la bottega di Cimabue, dove di lì a poco suo padre finirà per collocarlo in pianta stabile. L’influenza del maestro fu evidente in quelle che sono considerate le sue prime opere.

Viaggi d’istruzione

Insieme al Cimabue realizzò moltissimi viaggi, come durante i quali realizza opere come Il polittico di Badia e la tavola firmata con le Stigmate di San Francesco. Fu proprio nella città di Assisi, che realizzò la decorazione per la Basilica superiore della città, dando vita al ciclo di affreschi che comprende Le storie di Isacco e Le storie di San Francesco. Frequenti sono i suoi viaggi a Roma, dove partecipa ai lavori del ciclo papale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, realizzati per accogliere il Giubileo del 1300, indetto da Papa Bonifacio VIII.

Fu poi anche a Rimini, dove come ad Assisi, lavorò in un contesto francescano, nella chiesa oggi nota come Tempio Malatestiano, dove dipinse un ciclo di affreschi perduto, di cui rimase soltanto la Croce nell’abside. Il soggiorno di Rimini fu importante soprattutto per l’influenza esercitata sulla locale scuola pittorica e miniatoria detta appunto scuola riminese.

Cappella degli Scrovegni

Fu nel 1303-05, che Giotto fu a Padova, per realizzare forse una dei suoi lavori più importanti, ovvero la decorazione della Cappella degli Scrovegni, dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2021. Dipinse l’intera superficie con un progetto unitario, divise in 40 scene incentrate sul tema della Salvezza. Si parte dall’arco trionfale, dove Dio avvia la riconciliazione con l’uomo, e si prosegue poi con le storie di Gioacchino ed Anna. Si continua sulla parete opposta con le storie di Maria, ritornando poi sull’arco trionfale con la scena dell’Annunciazione e il riquadro della Visitazione.

Sui due registri centrali delle pareti, si svolgono le storie di Gesù, con un passaggio sull’arco trionfale nel riquadro del Tradimento di Giuda. L’ultimo riquadro presenta la Discesa dello Spirito Santo sugli apostoli (Pentecoste). Subito sotto inizia il quarto registro, con quattordici allegorie monocrome, alternate a specchi in finto marmo, che simboleggiano i Vizi e le Virtù. L’ultima scena in controfacciata rappresenta il Giudizio universale e la visione del Paradiso.

Stile delle opere

Nella cappella la pittura di Giotto dimostrò una piena maturità espressiva. La composizione rispetta il principio del rapporto organico tra architettura e pittura ottenendo il risultato unitario, sia dal punto di vista prospettico che cromatico. Giotto inoltre superò l’astrattismo dell’immagine, proprio dell’arte bizantina, e si riappropriò della realtà naturale, realizzando scene con estremo realismo. Le figure sono solide e voluminose, solenni e senza fronzoli, ma con particolari realistici.

Il naturalismo giottesco, infatti, fa sì che i personaggi siano caratterizzati da notevole espressività di sentimenti, stati d’animo, gesti ed espressioni. Compie una profonda indagine nell’emozione umana, tanto da riuscire a rappresentarli con delicatezza e, nel contempo, con intensità. Alcuni personaggi sono veri e propri ritratti a volte caricaturali che danno il senso della trasposizione cronachistica della vita reale nella rappresentazione sacra. Si può quindi dire che Giotto ha attuato una riscoperta del vero nella certezza di uno spazio misurabile.

Tra Firenze e Napoli

Intorno al 1311, ritornato a Firenze, dipinse una delle opere più importanti della sua carriera di artista, ovvero la Maestà di Ognissanti, collocata nella chiesa omonima a Firenze. L’opera esprime tutta la modernità dell’artista, grazie al nuovissimo rapporto con lo spazio, come testimonia la prospettiva del trono. Sempre in quel periodo, realizza la decorazione per la Cappella Peruzzi, sita in Santa Croce a Firenze, con gli affreschi della Vita di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista. Sempre in Santa Croce, decorò anche la Cappella Bardi con gli episodi della Vita di San Francesco e figure di Santi francescani.

Nello anno 1328, Giotto si trasferì a Napoli, compie diversi studi e lavori per conto di Roberto d’Angiò, che gli diede uno stipendio annuo. Tuttavia, però del periodo napoletano non rimase quasi nulla, solo un frammento di affresco raffigurante la Lamentazione sul Cristo Morto in Santa Chiara e le figure di Uomini Illustri dipinte nella Cappella di Santa Barbara in Castelnuovo. La sua presenza a Napoli fu importante anche per la formazione dei pittori locali, come il Maestro di Giovanni Barrile, Roberto d’Oderisio e Pietro Orimina.

Ultimi anni da architetto

Nel 1334, ritorna a Firenze, dove le autorità cittadine lo nominano capomastro nell’Opera di Santa Maria del Fiore, oltre che Soprintendente assoluto alle opere del Comune. In pratica, passò gli ultimi anni lavorando come architetto, tanto che gli venne affidata la costruzione del Duomo fiorentino, oltre che la costruzione delle mura della città. L’ultima opera fiorentina è la Cappella del Podestà nel palazzo del Bargello, dove è presente un ciclo di affreschi, con le Storie della Maddalena ed Il Giudizio Universale.

Il 18 luglio del 1334, dà inizio al campanile fiorentino da lui disegnato, che prenderà il suo stesso nome. La realizzazione finale però venne affidata ai suoi allievi, in quanto lui morì in corso d’opera il giorno 8 gennaio del 1337.

Federica.

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