ALMANACCO: 6 Gennaio si festeggia l’Epifania

L’Epifania è una festa cristiana che celebra la manifestazione di Dio, incarnato in Gesù Cristo, al mondo. E’ infatti dal termine greco femminile epifàneia che si intende l’apparizione, la venuta, la presenza divina. L’evento, che cade il 6 Gennaio, viene rappresentato anche con la visita dei Magi, intesi come rappresentanti simbolici di tutti i popoli della terra.

Viene anche chiamata impropriamente con il termine profano Befana, una corruzione lessicale di Epifania, che richiama ad una figura folcloristica diffusa in tutta la penisola italiana. Secondo la tradizione profana, infatti per Befana si intende una vecchietta brutta e misteriosa, ma bonaria collegata alla storia dei Magi. Infatti come loro, porta dei doni ai bambini, la famosa calza della befana, riempita di dolci e prelibatezze.

Epifania nell’arte

Ma vediamo come l’Epifania fu rappresentata nel corso degli anni nelle opere degli artisti più importanti della storia dell’arte. Fin dai primi secoli del cristianesimo, la rappresentazione dei Magi in adorazione assunse caratteristiche ben specifiche, dove il fulcro della composizione è Maria che, seduta, tiene in braccio il Bambino e lo mostra ai Magi, prostrati al suo cospetto mentre gli offrono i doni.

Così, ad esempio, li vediamo nella più antica rappresentazione pervenutaci, nelle catacombe di Priscilla a Roma, ma anche su numerosi sarcofagi paleocristiani o negli antichi mosaici del V secolo in Santa Maria Maggiore a Roma e in quelli di poco successivi in Sant’Apollinare in classe a Ravenna. In tutti è sempre ben visibile la raffigurazione di una stella, che richiama il brano evangelico di Matteo.

Il tema dell’Adorazione dei Magi e dell’Epifania però, fu centrale soprattutto nel Rinascimento, tanto da essere rappresentato da Masaccio, Giotto, Leonardo Da Vinci, Botticelli, e molti altri. Una delle scene maggiormente rappresentate è appunto il momento in cui i Re Magi, disposti in maniera frontale, e rappresentati di tre età diverse come simbolico le tre età dell’uomo.

La provenienza dei Magi ha fatto sì che venissero sempre raffigurati con abiti e copricapi di foggia orientale, che nel corso dei secoli divennero sempre più ricchi e sfarzosi, e accompagnati da grandiosi cortei dagli innumerevoli dettagli esotici. Questi canoni tradizionali li ritroviamo nella scena dipinta da Masaccio nel Polittico di Pisa, ma anche nell’Adorazione dei Magi di Giotto, realizzata nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

A sovvertire l’iconografia classica fu invece Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci, due grandi maestri del Rinascimento, che furono fondamentali nello stabilire nuove forme iconografiche. Botticelli fu il primo, che nel dipinto Adorazione dei Magi di Santa Maria Novella, realizzato nel 1475, introdusse un nuovo tipo di composizione della scena, ovvero una struttura piramidale. Anche i personaggi nella scena, la Sacra Famiglia e i Magi, non vengono più posizionati laterali, ma rappresentati frontali rispetto allo spettatore.

Anche Leonardo riprese questa innovazione, rivoluzionando però anche la scena stessa. Nella sua Adorazione dei Magi, realizzata qualche anno più tardi, viene raffigurato un momento ben preciso, ovvero quello in cui il Bambino, facendo un gesto di benedizione, rivela la sua natura divina di Salvatore. Questo provoca nello spettatore uno sconvolgimento interiore, un sentimento del divino e stupore, grazie all’inserimento per la prima volta di una dimensione strettamente simbolica.

Su questo tema si cimentò anche il pittore fiorentino Domenico Ghirlandaio, che ci lasciò due bellissime versioni dell’Adorazione dei Magi. La prima fu quella Tornabuoni, realizzata nel 1487 per la cappella della famiglia omonima, e la seconda quella degli Innocenti, commissionata un anno più tardi dal priore dello Spedale degli Innocenti di Firenze. La prima appare chiaramente ispirata a Botticelli, con l’aggiunta di riferimenti alla pittura fiamminga, come la rappresentazione dell’elemento naturale e la minuziosità dei dettagli.

Nella seconda opera invece il Ghirlandaio si cimenta in una vera e propria rivoluzione stilistica, ancor più all’avanguardia di quella attuata da Leonardo e Botticelli. Nell’Adorazione degli Innocenti, infatti si ritrova una composizione piramidale dei personaggi, con alla base solo due dei Magi, mentre il terzo si trova in piedi sulla sinistra, un chiaro esempio della novità introdotta da Domenico il Ghirlandaio. Invece, un particolare interessante in entrambi i quadri, è la scelta dell’ambientazione, ovvero il porticato in rovina, simbolo del declino della religione pagana da cui era nato il Cristianesimo.

Il tema eserciterà una profonda suggestione ancora nell’arte barocca, come ad esempio nelle splendide creazioni, di Rubens, Artemisia Gentileschi o Velazquez. E proprio quest’ultimo pittore spagnolo, dipinse la sua personalissima e intima Adorazione nel 1619, caratterizzata da una rappresentazione del tutto originale. A differenza delle scene bibliche tradizionali rappresentate precedentemente, nel quadro di Velasquez non compaiono personaggi importanti e legati alla religione, ma vengono rappresentati, come i membri della sua famiglia.

Nella scena infatti, compare lo stesso pittore nei panni di Gasparre, inginocchiato in primo piano. Il volto di Melchiorre sarebbe invece quello di suo suocero, mentre Baldassarre viene identificato nella rappresentazione del suo servitore. Per dipingere Maria, si racconta che Velasquez abbia fatto posare sua moglie Juana, mentre il Bambino sarebbe sua figlia, appena nata. L’Adorazione dei Magi di Velasquez, è famosa per essere diversa dalle altre, per aver rappresentato in modo intimo e familiare una delle scene più famose e ricorrenti dell’epoca.

Federica.

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