mARTEdì: la matematica alchemica di ALBRECHT DURER

Tra le opere più misteriose ed enigmatiche della storia dell’arte, non poteva che esserci una di Albrecht Dürer. Pittore, incisore, matematico e trattatista tedesco, considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, divenne famoso soprattutto per il suo legame con gli ambienti neoplatonici. Fu grazie ad essi che la sua pittura venne fortemente influenzata dall’aggregazione esoterica.

Una delle opere più misteriose dell’artista fu quella intitolata Melancholia I. Si tratta di un’incisione a bulino, siglata e datata al 1514 e conservata nella Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe. L’opera, densa di riferimenti esoterici, tra cui il quadrato magico, è una delle incisioni più famose in assoluto dell’artista.

Melancholia I

L’incisione fa parte del trittico detto Meisterstiche, insieme al San Girolamo nella cella e Il cavaliere, la morte e il diavolo. Sebbene non legate dal punto di vista compositivo, le tre incisioni rappresentano però le tre allegorie di virtù, ovvero quelle morali, teologiche e intellettuali, queste ultime prese in analisi nell’opera sopracitata.

Infatti l’opera Melancholia I, simboleggiava la sfera intellettuale, che secondo quella che era la tradizione astrologica, veniva dominata dal pianeta Saturno, legato al sentimento della malinconia, e quindi al temperamento melanconico. Esso intendeva istituire una connessione fra il mondo razionale, scientifico e quello immaginativo dell’arte. Si tratta quindi di un vero e proprio compendio del pensiero dell’artista sull’arte e sull’animo umano.

Descrizione

Il personaggio principale della scena è una figura femminile alata che, seduta su un gradino, appare pensosa, con la mano sinistra che sorregge il capo. Il volto è in ombra ed emerge, per contrasto, mentre lo sguardo è fisso in avanti e perso nel vuoto. Il lungo abito non lascia intravedere alcuna forma anatomica ed è modellato con una serie di pieghe dal sapore barocco. Questa figura allegorica dell’angelo è simbolo dell’impotenza creativa del genio dominato dall’umore nero e malinconico.

Altra cosa che appare subito agli occhi nell’opera, è il titolo stampato su un cartello e sorretto da un pipistrello, da sempre simbolo della morte. Malinconia, dunque, come morte della creatività, come momento di blocco creativo. Vicino ad esso vi sono altri elementi che suscitano tale emozione sono l’arcobaleno lunare dai tratti netti e precisi e la cometa, inquietante simbolo notturno capace di suscitare sentimenti melanconici. 

Elementi alchemici

Una cosa particolare dell’opera è data dalla presenza di strani oggetti, cosparsi per tutto il dipinto che apparentemente risultano casuali. In realtà secondo degli studi sono oggetti appartenenti al mondo dell’alchimia, spesso con valenza negativa quali simboli precipitosi degli avvenimenti di un ciclo che finisce. Troviamo infatti una bilancia, un compasso, uno scheletro di cane, attrezzi da falegname, una clessidra, un putto, una campana, un coltello e una scala a pioli.

L’opera simbolicamente rappresenta quindi, in termini alchemici, le difficoltà che si incontrano nel tentativo di tramutare il piombo (simbolo delle anime delle tenebre) in oro (simbolo delle anime che risplendono). Oggetto di indagini controverse, l’opera è infatti l’icona di quel particolare stato d’animo di natura contemplativa di cui si è fatto cenno all’inizio, inevitabile preludio alla creazione artistica che rifiuta da sempre una qualsiasi spiegazione razionale.

Il quadrato magico

Altro dettaglio che destò l’attenzione di molti, fu il quadrato con i numeri, scolpito sulla parete dell’edificio, in alto a destra. Si tratta del famoso quadrato magico numerico di quarto ordine, un oggetto molto complesso formato da numeri che sommati sia in orizzontale che in verticale e in obliquo, dà sempre la somma di 34. Ma non solo, anche la somma dei quattro settori quadrati e la somma dei quattro numeri al centro, dà sempre 34, così come i quattro numeri agli angoli,

Inoltre se si prende un numero all’angolo e lo si somma con il numero a lui opposto si ottiene sempre 17, proprio come i numeri ai lati con i propri opposti, e come nel quadrante centrale. Nella figura di sotto sono rappresentati tutti le possibili somme che si possono ottenere dal quadrato magico. Inoltre se si prendono i numeri dell’ultima riga (15 e 14) si ottiene il numero 1514, che coincide con l’anno in cui è stata creata l’opera, mentre i più esterni (4 e 1) conducono alle iniziali dell’artista A(lbrecht) D(ürer), oppure sinonimi di A(nno) D(omini).

Federica.

Una opinione su "mARTEdì: la matematica alchemica di ALBRECHT DURER"

  1. Grazie per questa approfondita spiegazione.
    Quello che mi ha sempre incuriosito di questo quadro è l’angelo, il suo sguardo quasi collerico e il suo fisico che, abbigliato sembra una donna, ma se guardo i tratti del viso e le tolgo i capelli lunghi, e guardo le braccia lo vedo possente come un uomo.

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