ALMANACCO: 3 Gennaio nasce il poeta Pietro Metastasio

Poeta, librettista, drammaturgo e presbitero italiano, Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi, nasce il 3 Gennaio del 1698. È considerato il grande riformatore del melodramma italiano, ovvero quel testo poetico colto destinato alla musica, o anche il cosiddetto libretto d’opera.

Nato nella Capitale romana nel 1698, da Felice Trapassi, ex sottufficiale del reggimento dei Corsi di papa Alessandro VIII Ottoboni, e Francesca Galastri, donna fiorentina. Grazie all’influenza della famiglia Ottoboni, per cui lavorava il padre, Pietro venne indirizzato agli studi, appassionandosi soprattutto di letteratura e poesia.

Le prime influenze letterarie

Grazie alla sua passione, la sua formazione venne affidata al noto letterato e giurista Gian Vincenzo Gravina, futuro fondatore dell’accademia dell’Arcadia. Rimase molto colpito dal giovane durante una delle sue improvvisazioni in versi per strada, nelle quali improvvisava poesie facendo scegliere un tema alla folla e rimando “a braccio”. Il talento poetico e la grazia di Pietro attraggono a tal punto il Gravina, tanto da convincerlo a seguire i suoi insegnamenti.

Da questo momento in poi comincia l’ascesa del giovanissimo Trapassi, che per volere del suo protettore, cambiò il proprio cognome in Metastasio, secondo quella che era la moda letteraria e barocca del tempo. Insieme al suo maestro studia il latino e il diritto, e viene portato in giro dai membri dell’Arcadia per entrare in competizione con i più celebri improvvisatori d’Italia. Le gare però, minano la salute del ragazzo, tanto che il Gravina decise di affidarlo alle cure di un suo parente in Calabria, ovvero il filosofo Gregorio Caloprese.

Il grande esordio

E’ proprio qui che con l’aria di mare, la sua salute migliora e comincia a darsi da fare nelle attività letterarie. Il nuovo maestro Caloprese, gli fece abbandonare l’abitudine dell’improvvisazione, dandogli una solida istruzione classica e insegnandogli la filosofia cartesiana. A soli dodici anni traduce l’Iliade di Omero in ottave, a quattordici invece compose la tragedia Giustino, in stile senechiano, ispirandosi ad un soggetto di Gian Giorgio Trissino, lavoro pubblicato dal Gravina nel 1713.

Alla morte del suo protettore Gravina, avvenuta il 6 gennaio del 1718, il quale gli lascia in eredità una fortuna di ben 18.000 scudi, Pietro decise di tornare a Roma. Sono anni difficili nella capitale per il protetto del noto critico defunto, in quanto sia gli accademici dell’Arcadia, ma anche altri letterati, temevano il suo grande talento. Fu infatti nell’opera il Giustino vi è un corpus poetico di tutto rispetto, considerando soprattutto la sua giovane età, tanto che la reazione dei colleghi nei suoi riguardi è fredda, e in molti casi anche ostile.

La carriera romana

A 20 anni decise di prendere i voti minori per ottenere lo status clericale, senza il quale pareva impossibile avere una carriera a livello nazionale nelle arti e negli studi giuridici. Per due anni cercò di accrescere la sua reputazione per applicarsi seriamente nella sua professione, tanto che andò a Napoli per lavorare per un avvocato. Durante questo periodo, compose un epitalamio e la sua prima serenata musicale, Endimione. Ma fu al compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Braunschweig-Wolfenbüttel, che venne incaricato di scrivere una serenata per l’occasione.

Nel 1722 per il compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel, il viceré incaricò Metastasio di scrivere una serenata per l’occasione. Egli accettò l’ingaggio, producendo Gli orti esperidi, che fu messo in musica da Nicola Porpora e cantato da Farinelli, giovane artista con cui Pietro ebbe una lunga e duratura amicizia. Fu grazie a questa commissione che Metastasio conobbe i più grandi compositori del tempo, tra i quali Porpora, Johann Adolf Hasse, Giovan Battista Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Leonardo Vinci, Leonardo Leo, Francesco Durante e Benedetto Marcello.

Esperienza viennese

Nell’aprile del 1730 Metastasio si stabilì a Vienna nell’appartamento della Michaelerhaus, dimora messagli a disposizione da Pio di Savoia, direttore dei teatri di Carlo VI. Qui il poeta divise la casa con Niccolò Martines, maestro di cerimonie del Nunzio apostolico viennese. Fu per tutto questo decennio, fino al 1740, che Metastasio dà fondo a tutta la sua arte, messa a disposizione per il Teatro Imperiale di Vienna. Scrive Demetrio, Adriano in Siria, Issipile, Demofonte, Olimpiade, l’Achille in Sciro, l’Ipermestra, e non solo. Torna anche a scrivere testi sacri e già nel 1730 compone La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, un successo senza precedenti nel XVIII secolo.

Metastasio padroneggiava la tecnica della sua arte fino ai minimi dettagli. Le esperienze che acquisì a Napoli e a Roma, così come l’entusiasmo viennese per i suoi lavori accelerarono la sua carriera. Anche se dal 1745 in poi Metastasio scrisse poco, anche a causa della sua salute, sempre più precaria. Da segnalare, soprattutto, la celebre canzonetta Ecco quel fiero istante, molto amata all’epoca. Ormai afflitto dall’avanzare della sua vecchiaia e dalla perdita della sua vena poetica, visse gli ultimi anni della sua vita rimanendo pressoché inattivo. Il 12 aprile del 1782, muore a Vienna, lasciando una fortuna di 130.000 fiorini ai figli dell’amico Niccolò Martines.

Federica.

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