ALMANACCO: 1 Gennaio muore lo scrittore Ugo Ojetti

Scrittore, critico d’arte, giornalista e aforista italiano, Ugo Ojetti muore il 1° Gennaio del 1946. Novelliere e romanziere fino al dopoguerra, i pregi più evidenti e maggiori delle sue opere sono la proprietà di linguaggio, l’ordine e la chiarezza nelle idee e nelle immagini. La sua prosa è fluida, limpida e discorsiva, che tende a mescolare con perfetto equilibrio, il gusto dei classici con una parlata viva e quotidiana.

Ugo Ojetti nasce a Roma, il 15 luglio del 1871. Figlio di un architetto e restauratore, noto nell’ambiente capitolino per alcuni edifici rinascimentali, venne quindi educato all’arte, con un insegnamento prevalentemente di tipo classicista, ma soprattutto interessato a discorsi e tematiche d’ambito artistico.

L’esordio letterario

Personalità di vastissima cultura, e sempre amante del mondo dell’arte, anche se i suoi primi studi vennero indirizzati alla Giurisprudenza, preferendo un titolo accademico più sicuro in ambito lavorativo. Dopo essersi laureato in legge all’età di ventuno anni, si dedicò però prevalentemente al giornalismo ed alla critica d’arte, sue grandi passioni da sempre. Fu proprio in questo momento che si dedicò anche alla narrativa, scrivendo il suo primo romanzo intitolato Senza Dio e datato 1894.

Uno dei suoi primi lavori più famosi è Alla scoperta dei letterati, pubblicato nell’anno successivo al suo esordio narrativo. A metà strada tra il lavoro critico e il reportage, con interviste e interventi rivolti agli autori contemporanei, in quest’opera l’autore Ojetti analizza il movimento letterario dell’epoca. In un momento di grande esaltazione e turbolenza, tira in ballo nel suo lavoro, scrittori celebri come Fogazzaro, Serao, Carducci e D’Annunzio, attraverso uno stile e un genere che all’epoca era ancora in stato embrionale.

Il giornalismo politico e artistico

È attratto dalla carriera diplomatica, ma si realizza professionalmente nel giornalismo politico. Ottenuta la fama infatti, inizia a collaborare con il giornale “La Tribuna”, per il quale scrive i suoi primi servizi da inviato estero, precisamente dall’Egitto. I suoi articoli diventarono con il tempo molto richiesti, tanto che inizia a scrivere anche per “Il Marzocco”, “Il Giornale di Roma”, “Fanfulla della domenica” e “La Stampa”.

Oltre a servizi politici, si dedicherà anche alla critica d’arte che diventerà parte integrante della sua produzione. Inizialmente scriverà articoli di stampo artistico per la testata “L’illustrazione Italiana”, lavori che verranno poi raccolti e pubblicati in 2 volumi sotto il titolo I capricci del Conte Ottavio. Nel frattempo, Ojetti scrive il suo secondo romanzo dal titolo Mimì e la gloria, anche se la sua passione e il suo lavoro, in questi anni si concentrano soprattutto sull’arte italiana, attraverso appunti e libri tecnici che evidenziano le sue buone capacità in questo ambito specifico della saggistica.

L’esperienza della Guerra

Nel 1923 inizia la sua collaborazione con il “Corriere della Sera”, per dedicarsi alla critica artistica nella cosiddetta Terza pagina del quotidiano, facendo presa su molti intellettuali italiani. Ad indirizzare i suoi interessi però ci fu il regime fascista, che in questi anni comincia il suo periodo di istituzionalizzazione noto come il “Ventennio”, agendo anche e soprattutto sulla cultura nazionale. Ojetti, acconsente al tesseramento, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, per poi ricevere la nomina ad Accademico d’Italia nel 1930.

Divenne così uno degli intellettuali del Regime, anche in rapporto al suo intervento durante la prima Guerra Mondiale. Infatti in quel periodo si offrì come volontario, ricevendo l’incarico specifico di proteggere dai bombardamenti aerei, tutte le opere d’arte di Venezia. Fu grazie a questo aiuto che nel 1918, venne nominato Regio Commissario per la propaganda sul nemico, e incaricato di scrivere il testo di un volantino, stampato in 350.000 copie in italiano e in tedesco, lanciato nei cieli di Vienna dalla squadriglia comandata da Gabriele D’Annunzio.

Altre attività importanti

Organizzò inoltre numerose mostre d’arte, come esperto in particolare del Rinascimento e del Secentismo, ma con interessi che spaziavano fino alla pittura e scultura contemporanea. Diede vita anche ad importanti iniziative editoriali, come Le più belle pagine degli scrittori italiani per l’editrice Treves e la collana de I Classici italiani per Rizzoli. Si dedicò nello stesso tempo anche al teatro, scrivendo, assieme a Renato Simoni, la commedia Il matrimonio di Casanova.

Nel 1920 fonda la sua rivista d’arte “Dedalo”, dove si occupa di storia dell’arte antica e moderna, dimostrando una sensibilità e un modo di accostarsi all’arte e di divulgarla diversi dai canoni del tempo. Inoltre inaugura anche la rivista letteraria “Pan”, fondata sulle ceneri della precedente esperienza fiorentina della Rassegna di lettere ed Arti “Pègaso”. Nominato Accademico d’Italia nel 1930, Ojetti divenne anche celebre per i suoi aforismi, massime e pensieri, molti dei quali sono raccolti nel volumetto Sessanta, scritto dall’autore per i suoi sessant’anni, cioè nel 1931.

Ultimi anni

Colpevolmente dimenticato dopo la morte, anche per l’enorme importanza avuta durante il fascismo, Ojetti sta ritrovando una certa visibilità e viene più frequentemente citato, specie nella storia e critica d’arte, negli ultimissimi anni. Muore il 1 Gennaio del 1946.

Federica.

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