ALMANACCO: 25 Dicembre si festeggia il Natale

Tra i momenti che hanno segnato un solco nella storia dell’umanità, di certo vi è la nascita di Cristo. A prescindere dal significato religioso che si voglia attribuire al Natale, quel giorno, datato a oltre duemila anni fa, cambiò per sempre la storia del nostro mondo. Certamente nella storia dell’arte, il tema del Natale ci porta a considerare l’aspetto religioso e dunque l’arte Sacra, in cui viene rappresentato il momento della Natività del Signore.

Per Natività nell’arte si intende una rappresentazione della Sacra Famiglia, con Maria e Giuseppe e il piccolo Gesù neonato in fasce, in una grotta o in una capanna, e spesso raffigurati con il bue e l’asino. Spesso troviamo anche a volte i pastori con le pecore e i Magi, che in adorazione salutano la nascita del Messia. Di particolare importanza è la stella cometa in cielo.

Opere e cambiamenti

La celebrazione del Natale nella tradizione cristiana si impose intorno al IV secolo per sostituire la festa del “dio sole mai vinto”, legata al solstizio d’inverno. Anche per questo motivo, gli elementi iconografici del Natale sono legati alla luce e le tenebre. La prima rappresentazione della Natività si rintraccia addirittura nelle Catacombe di Priscilla a Roma, espressione del desiderio dei primi cristiani di raffigurare visivamente il momento decisivo descritto dai Vangeli.

Ma è soprattutto durante il Medioevo e il periodo rinascimentale, che abbiamo i più grandi esempi di opere d’arte raffiguranti la natività. Fra le rappresentazioni più importanti c’è ovviamente quella di Giotto, affresco del ciclo delle Storie di Gesù nella Cappella degli Scrovegni di Padova databile tra il 1303 e il 1305. La capacità dell’artista si nota soprattutto nell’originalità di composizione, in quanto Giuseppe, risulta accovacciato, stanco e dormiente, per evidenziare il suo ruolo non attivo nella procreazione. Stessa cosa per Maria, distesa dopo aver partorito Gesù, e accudita da un’inserviente.

Altra opera della Natività è quella di frate domenicano Beato Angelico, che considerava la pittura un atto di devozione, simile a pregare. Il suo affresco venne realizzato tra il 1440 in un ciclo svolto per decorare le stanze del convento di San Marco a Firenze. Nella sua opera si ritorna alla tradizionale composizione, con la nascita del Bambin Gesù, circondato da Giuseppe e Maria in adorazione e preghiera, e altre due figure. La particolarità dell’opera, sta nel fatto che la mangiatoia non viene usata come culla per il neonato, che invece viene riposto a terra, senza veli ne coperte.

Analizziamo anche Piero della Francesca, uno degli artisti più interessanti dell’arte italiana, per l’uso di prospettiva e rigidi calcoli matematici. Anche nella sua Natività gli elementi dell’opera e le figure simboliche rispettano quelle che erano le sue idee geometriche. Contrasti che possiamo vedere nell’asino che raglia posizionato affianco al coro degli angeli che inneggiano al Gesù bambino. Tale contrasto evidenzia la netta contrapposizione tra la volgarità terrena e la poesia celeste. Di rilevante importanza è invece l’assenza di Giuseppe.

Anche Botticelli dipinse nel 1501 una Natività, definita Mistica dagli storici, per il complesso sistema di simbologie e rimandi con il quale è progettata. Quest’opera infatti venne realizzata nel secondo periodo artistico dell’artista, ovvero quello in cui diventa mistico, quasi fanatico e assuefatto dai temi sacri. Ovviamente troviamo la composizione tradizionale della Natività nella parte inferiore, con la presenza di molti angeli disposti in maniera ritmica. Nella parte superiore invece sembrano danzare sospesi, quasi a formare una cupola sopra la Sacra Famiglia.

Qualche anno più tardi, esattamente nel 1505, anche Giorgione si dedicò alla rappresentazione della Natività, ma come vedremo, in modo completamente diverso rispetto a Botticelli. Come sempre, nelle opere di Giorgione ci sono due elementi che colpiscono lo spettatore: l’attenzione ai paesaggi e la resa dei colori, che rendono l’opera molto realistica. L’artista veneto infatti ha sempre curato con molta attenzione gli ambienti nei quali colloca le sue opere, spesso colmi di significati simbolici, come lo sfondo placido e sereno che fa da contorno ad una scena in cui prevalgono la dolcezza e il silenzio.

Di particolare e straordinaria fattura è l’opera di Jacopo Tintoretto, artista soprannominato “Il furioso”, per l’uso violento dei colori e le sue iperboliche prospettive. Dettagli che colpiscono lo spettatore, dando l’impressione di precipitare nel dipinto. Anche in quest’opera, realizzata per le sale della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, la prima cosa che colpisce è la profondità della scena, che si sviluppa su due diversi piani, quella dei pastori al piano terra e quella della Sacra Famiglia in alto. Molto importante è anche l’uso del contrasto tra ombre e luce.

Dello stesso avviso fu anche Caravaggio, artista che divenne famoso proprio per la realizzazione di opere totalmente in ombra ma estremamente simboliche. Questo dipinto è una bellissima rappresentazione della natività in modo del tutto realistico, trasformando le figure sacre in personaggi quotidiano, individui poveri e umili in cerca di un posto dove dormire. La madonna, in particolare, è rappresentata nella sua essenza terrena, come una madre stanca dopo il parto che ammira Gesù bambino, frutto del suo grembo.

Per ultimo nella lista di artisti che raffigurano l’evento della Natività, troviamo a distanza di anni dai precedenti, il pittore ferrarese Gaetano Previati. Appartenente al filone dell’arte divisionista, amava dividere il colore in singoli punti e linee, che interagendo tra loro, donavano un senso di continuità visiva. Inoltre questa resa visiva spettacolare, era aumentata dai colori abbaglianti e chiari che venivano posti in contrasto. Anche nel caso della Natività, non farà eccezioni.

Federica.

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