mARTEdì: le 3 versioni del Bacio di FRANCESCO HAYEZ

Come sappiamo, oggi è la data in cui morì uno fra i pittori più importanti della storia dell’arte, ovvero Francesco Hayez. Conosciuto come il massimo esponente della pittura romantica, divenne famoso per dare vita a ricostruzioni storiche veritiere, date dalla fusione tra soluzioni formali ancora neoclassiche e nuovi temi storici di valore civico-politico.

Un’opera fondamentale per capire questo stile romantico, politico e patriottico dell’artista, è il Bacio, quadro di straordinaria rilevanza, conosciuto in tutto il mondo. Questo quadro, per quanto iconico, venne riprodotto in 3 versioni differenti, realizzate tra il 1859 e il 1879 e che sono attualmente esposte insieme, l’una accanto all’altra, in una sala della Pinacoteca di Brera a Milano, insieme ad altre opere dell’artista in una mostra dedicatagli.

Prima Versione

La prima ed ufficiale versione del dipinto fu presentata nel 1859 all’Esposizione annuale dell’Accademia di Brera. Questa avvenne appena tre mesi dopo l’ingresso trionfale a Milano di Vittorio Emanuele II e dell’imperatore francese Napoleone III, in seguita vittoria di Solferino e alla liberazione del lombardo-veneto dagli Austriaci. Quest’opera se pur apparentemente romantica, nasconde però una simbologia politica riferita proprio alla libertà del popolo italiano.

Ponendo maggiore attenzione, si comprende come la figura della ragazza, vestita di colore azzurro in abiti rinascimentali, riprende quelli che erano i toni della bandiera francese. Al contrario il ragazzo indossa una calzamaglia medievale di colore rosso e un ampio mantello bruno, che ricordano invece le tonalità italiane. L’opera è quindi un simbolico bacio tra le due nazioni, alleate per liberare il regno Lombardo Veneto dal giogo austriaco, rappresentato invece come ombra sullo sfondo del quadro.

Seconda Versione

Nella seconda versione, realizzata nel 1861, la composizione rimane identica così come le pose dei due personaggi. L’unica cosa che cambia è l’abito della donna che passa dal colore azzurro, di simbologia francese, al colore bianco perlato. Questo colore rapportato al mantello verde scuro e alla calzamaglia rossa del giovane, ha dato adito a interpretazioni circa un’eventuale allegoria della bandiera italiana. E’ proprio il tricolore italiano che colpisce lo spettatore, pur rimanendo sigillato dietro una scena di un bacio romantico tra due ragazzi.

Probabilmente Hayez realizza quest’opera in seguito agli accordi stipulati negli stessi anni tra il governo francese e quello austriaco, in modo tale da contestare questa unione. Ribadisce con l’opera che in un modo o nell’altro, l’Italia avrebbe riscattato la propria indipendenza senza l’aiuto di altre nazioni. L’opera quindi ci risulta essere una decisa dichiarazione di amore patriottico per l’avvenuta e tanto agognata Unità d’Italia.

Terza Versione

La terza opera, venne realizzata nel 1867, per l’esposizione universale di Parigi ed ebbe un grandissimo successo. Quest’ultima versione sembrerebbe essere una fusione delle prime due, in quanto ritorna preponderante in colore azzurro nell’abito di raso della ragazza, ma allo stesso tempo ritroviamo anche il colore bianco. Infatti la novità presente nell’opera è questo drappo bianco disteso in modo irregolare. Sembrerebbe infatti essere scivolato improvvisamente dalle spalle della ragazza, e caduto sulla gradinata ai piedi dei due giovani.

In quest’opera quindi c’è un tripudio di colori, che partono dall’azzurro delle veste femminile, al verde del mantello dell’uomo, al rosso squillante della calzamaglia, e al drappo bianco a terra. Tutti colori che alluderebbero ai due tricolori, quello italiano e quello francese. Questa scelta deriva dalla recente Alleanza franco-italica che venne stipulata, ma anche perchè questa ultima opera venne inviata per essere esposta all’Esposizione Universale di Parigi di quell’anno. Ovviamente questa fu la versione che ebbe più successo e che ancora oggi è conosciuta in tutta Europa.

Federica.

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