mARTEdì: la serie delle 4 stagioni di NICOLAS POUSSIN

Pittore francese seicentesco, Nicolas Poussin divenne celebre, anche in Italia, per la sua piena impostazione classica delle sue opere, in cui sono caratteristiche predominanti la chiarezza, la logica e l’ordine. L’opera principale, oggi considerata come testamento artistico-spirituale dell’artista, è il ciclo delle Quattro stagioni, ovvero quattro dipinti intitolati La Primavera, l’Inverno, L’Estate e L’Autunno.

Anche se le opere hanno una semplicità visiva, in realtà nascondono un’ingannevole e complessa iconografia. Le Stagioni sono una riflessione filosofica in cui, ogni quadro rappresenta un paesaggio elegiaco in diverse stagioni e in diverse ore del giorno. Poussin, dipinge il potere e lo splendore di natura che varia, benigno in Primavera, ricco in Estate, tetro e fruttuoso in Autunno e crudele in Inverno. Tutto questo rappresentato in tempi consecutivi del giorno, ovvero mattina per la Primavera, mezzogiorno per l’Estate, la sera per Autunno e una notte illuminata dalla luna per Inverno.

Simbologia cristiana

Anche se l’iconografia potrebbe ricondurre all’armonia della natura, Poussin ha deciso di avvicinarsi alla religione cristiana, dove le stagioni simboleggiarono la morte, la risurrezione di Cristo e la salvezza dell’uomo. Ecco come avvicina ogni stagione ad un episodio specifico del Vecchio Testamento, ovvero per Primavera scelse Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden tratto dalla Genesi, per l’Estate invece la scena di Boaz che scopre Ruth nel suo campo di grano dal Libro di Ruth, per l’Autunno scelse il ritorno delle spie israelite dalla terra promessa di Canaan dal Libro di Numeri, e infine per Inverno l’Inondazione dal Libro di Noè.

Oltre alle referenze stagionali ovvie, alcuni studiosi hanno visto altre simbologie bibliche, come il pane e il vino in Estate e chicchi d’uva in Autunno riferiti all’Eucarestia. Il ciclo delle 4 opere poteva anche simboleggiare il sentiero che l’uomo doveva affrontare per rivendicare il suo stato d’innocenza prima del peccato originale e la caduta in Primavera, l’unione che ha provocato la nascita di Cristo attraverso la Casa di David in Estate, le leggi A mosaico in Autunno, fino ad arrivate all’ultimo giudizio in Inverno.

La primavera

Nell’opera Primavera, anche intitolata “Il Paradiso Terrestre”, Poussin dipinge Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden sotto all’Albero della Conoscenza. E’ la scena prima del peccato originale e la cacciata successiva dall’ Eden, anche se non è rappresentato il serpente. Protagonista della scena è la vegetazione realizzata con diverse gradazioni di verde, illuminata dal sole che ancora si trova ancora dietro le montagne, simbolo dell’alba. La luce del mattino presto si può anche notare dai colori brillanti presenti nella parte destra del dipinto, dove la vegetazione lascia spazi vuoti.

Adamo ed Eva appaiono come una coppia molto piccola rispetto al bosco che riempie la scena, e che appare molto calmo e tranquillo. Ugualmente piccolo, è l’angelo che simboleggia il Creatore, presente in alto a destra che vola su una nuvola circondata da un’aureola di luce. Come già detto, tutto nella composizione dell’opera ricorda le rappresentazioni classiche in miniatura medievali.

L’Estate

Nell’opera Estate, anche intitolata “Ruth e Boaz”, la scena è completamente invasa anche in questo caso dalla vegetazione. Rispetto alla prima opera, protagonisti qui sono i campi di grano divisi in blocchi rettangolari e geometrici, a formaro due pareti parallele. In primo piano sono raffigurati tre personaggi, ripresi di profilo, come se fossero realizzati in bassorilievo. C’è il personaggio di Ruth in ginocchio che si scusa con Boaz in piedi, per essere entrato nel suo campo di grano, mentre il suo domestio rimane a guardare la scena da lontano.

Il campo di granoturco si trova al centro della pittura, mentre in lontananza si notano delle rocce, delle montagne e il mare. Nel campo sono raffigurati un gruppo di mietitori a lavoro e, più lontano cinque cavalli in corsa, che ricordano lo stile classico degli archi trionfali di Roma Antica. La scena bucolica è inoltre rallegrata da un contadino che suona una cornamusa a destra, un mietitore che beve del vino dalla fiaschetta a sinistra, e delle donne che fanno il pane all’ombra del grande albero nel primo piano.

L’Inverno

L’opera L’inverno, venne anche intitolata “L’Inondazione”, perchè fu rappresentato da Poussin lo stadio finale del cataclisma spaventoso. Il quadro, infatti, descrive il momento in cui l’alluvione ricopre completamente la pianura, e dove gli ultimi elementi rocciosi scompaiono sotto le acque. Le linee linee usate, rispetto ai suoi primi quadri dove apparivano simmetriche ed in ordine, qui conducono l’occhio verso qualcosa di diverso, frastagliato.

 La scena è buia in quanto avvenuta di notte, e colorata con ombre grigie, blu e nere, tanto che viene illuminata soltanto dalla luna e da qualche lampo in cielo. Queste ombre, rendono anche i contorni dell’arca di Noè impercettibili, tanto che possono essere distinti grazie al galleggiamento sulle acque più calme. Sullo sfondo sono presenti forme dentellate di rocce e alberi, e una cascata, unico elemento lineare e orizzontale della scena. In primo priamo invece sono riprodotti i sopravvissuti, e il particolare inserimento di un serpente a sinistra che scivola sulla roccia, simbolo forse dell’orrore, e promemoria della sua assenza nel Giardino dell’Eden.

L’Autunno

Nell’opera Autunno, oppure intitolata “Le Spie con i Chicchi d’uva della Terra Promessa”, si nota una differenza di stile rispetto alle precedenti. Questo potrebbe suggerire all’ultima sua pittura e l’incombere della sua malattia del tremore alle mani. La vegetazione lussureggiante nel quadro della Primavera, viene qui sostituita da una terra sassosa e ciuffi d’erba. Al centro dell’opera è presente solo un melo con i suoi frutti, le cui foglie cominciano a cadere, indicando il periodo autunnale. Le ombre lunghe indicano inoltre il calare del sole di sera, la cui luce sbiadente illumina una città costruita su una montagna rocciosa a destra.

L’occhio dell’osservatore è dolcemente diretto verso le figure centrali delle due spie israelite, anch’esse rappresentare classicamente di lato come un basso rilievo. A destra dell’opera è raffigurato un ruscello, animato dalla presenza di un pescatore e una donna con un cesto di frutto sulla sua testa. Sempre sullo sfondo vi è una donna su una scala appoggiata all’albero, intenta a raccoglierne i suoi frutti, anche se nell’originale è Cristo a raccogliere i chicchi d’uva. Questo suggerisce l’interpretazione iconografica del melo come l’ Albero di Vita, e i frutti come le ricompense divine promesse in paradiso dopo salvezza.

Federica.

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