ALMANACCO: 13 Dicembre muore lo scultore Donatello

Scultore, pittore e architetto italiano, Donato di Niccolò di Betto Bardi, meglio noto come Donatello morì il 13 Dicembre del 1466. Artista dalla lunghissima carriera, fu uno dei tre padri del Rinascimento fiorentino, assieme a Brunelleschi e Masaccio, oltre ad essere uno dei più celebri scultori di tutti i tempi. La sua capacità fu riuscire a dare ai volti delle sue opere quell’espressività che li rende umani, reali e vivi.

Nato a Firenze nel 1386, da una famiglia modesta, suo padre era infatti cardatore di lana. Probabilmente, anche se non si hanno prove certe, iniziò la sua carriera artistica come orafo, percorso molto comune tra i giovani fiorentini amanti dell’arte. Della sua formazione si può affermare che nel 1403, lavora nella bottega dell’orafo e scultore Lorenzo Ghiberti, con il quale collabora alla rifiniture della porta del Battistero fiorentino.

I lavori nel Duomo

Fin dalle prime opere emerse, una delle caratteristiche chiave dell’arte di Donatello, che si affinò sempre più nel corso degli anni, fu la capacità di conferire alle sue sculture un’umanità e un realismo ignoto ai suoi contemporanei. Questa caratteristica è già visibile nella sua prima opera, ovvero la coppia di Profeti, realizzati sulla Porta della Mandorla nell’Opera del Duomo di Firenze. Sempre nel Duomo, esegue per la tribuna del coro il David marmoreo, statua a grandezza naturale che mostra una notevole capacità artistica dell’artista.

Tra il 1409 e il 1411 eseguì il San Giovanni Evangelista per una nicchia collocata a lato del portale centrale del Duomo, con altri tre evangelisti realizzati da Niccolò di Pietro Lamberti, Nanni di Banco e Bernardo Ciuffagni. Nel suo evangelista, Donatello si distinse per reagire al manierismo tardogotico, non solo riallacciandosi alla statuaria antica, ma ricercando di riprodurre l’umanità e la verità. Il volto del santo infatti, appare con la fronte realisticamente corrucciata, mentre il corpo proponeva una maggiore naturalezza, come le mani realistiche e i panneggi che avvolgono le gambe esaltavano le membra, senza nasconderle.

La controversia del Crocifisso contadino

Tra il 1402 e il 1404, Donatello si trasferì a Roma insieme a Brunelleschi, con il quale andò in cerca di antichi capolavori dell’arte classica per trarne ispirazione, ottenendo il soprannome di “cercatori di tesori”. Fu durante questo periodo che realizzò l’opera Crocifisso “contadino” di Santa Croce, estremamente realistico ed empatico. Fu a causa di questo che l’opera venne criticata proprio da Brunelleschi, che lo rimproverò di aver messo in croce un contadino, privo della solennità e della bellezza proporzionale che si confaceva a un soggetto sacro. 

Fu così che iniziò un’amichevole sfida artistica con Brunelleschi che in risposta, scolpì il Crocifisso di Santa Maria Novella, impostato secondo una studiata gravitas. Il confronto tra i due crocifissi dimostra le differenze tra i due padri del Rinascimento fiorentino, che nonostante la comunanza di intenti avevano concezioni personali del fare artistico molto diverse. Il Cristo di Donatello sottolinea la sofferenza e la verità umana del soggetto, forse in accordo con le richieste dei committenti francescani, dove il corpo sofferente è composto con un modellato energico e vivo, che non fa concessione alla convenienza estetica. L’agonia è sottolineata dai lineamenti contratti, la bocca dischiusa, gli occhi semiaperti, la composizione sgraziata

Altri lavori iconici

Dal 1411 lavorò alla decorazione delle nicchie della chiesa di Orsanmichele, con le statue di San Marco e San Giorgio, uno dei suoi più noti capolavori, per l’energia trattenuta e il movimento. Nella stessa chiesa realizzò, alla base del tabernacolo, il rilievo San Giorgio e il drago, famoso lavoro perché costituisce il primo esempio di “stiacciato”, e la più antica rappresentazione di uno sfondo prospettico centrale con un unico punto di fuga. La tecnica dello stiacciato, di cui fu iniziatore e maestro, consiste nello scolpire solo la superficie del marmo, ottenendo un’illusione di profondità che rende le figure tridimensionali.

Dal 1415, subito dopo la decorazione per Orsanmichele, venne assoldato per partecipare alla decorazione scultorea del Campanile di Giotto, già iniziato da Andrea Pisano e i suoi collaboratori nel secolo precedente. Le statue realizzate da Donatello furono il Profeta imberbe, il Profeta pensieroso e il Sacrificio di Isacco, caratterizzate da un forte realismo e un’intensità espressiva, oltre che un vibrante dinamismo dato dalla torsione dei corpi. Per la decorazione del lato nord, invece scolpì due capolavori come lo Zuccone e il Geremia, con una straordinaria penetrazione psicologica, sia nei volti espressivi, sia nell’atteggiamento del corpo, sottolineato da un panneggio profondo e vibrante, che evidenzia i loro tormenti interiori.

La Cantoria e il David

Ma è dalla metà del Quattrocento, che Donatello portò a termine alcuni dei suoi indimenticati capolavori, primo fra tutti la Cantoria della Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze. Questa balconata per organo, è sorretta da un’intelaiatura architettonica formata da colonnine completamente staccate dal fondo, e decorate da un fregio continuo con putti che ballano freneticamente, dando al complesso un forte senso di movimento. Niente di più diverso dalla serena e pacata compostezza classica dell’opera gemella di Luca della Robbia.

Altra opera iconica, è il celebre David bronzeo di Donatello, realizzata per volere di Cosimo de’ Medici. Essa intendeva rappresentare sia l’eroe biblico David, simbolo delle virtù civiche, sia il dio Mercurio con la testa recisa di Argo. Nell’opera si rilevano le influenze degli studi classici e della statuaria antica, fuse insieme all’irrequietezza del modellato e alla modulazione di luce e ombra. La statua fu progettata per essere vista da più punti ed è stato il primo corpo nudo raffigurato a tutto tondo, senza essere subordinato a un elemento architettonico dopo l’età classica.

Il periodo a Padova

Nel 1443 Donatello partì per Padova, dove vi rimase fino al 1453, realizzando vari lavori di straordinaria importanza. Fra queste opere vi è il monumento equestre del condottiero Erasmo da Narni, soprannominato Gattamelata, che morì proprio in quell’anno. Il lavoro ispirato alla statua di Marco Aurelio a Roma, può considerarsi precursore di tutti i monumenti equestri che seguirono. Lo zoccolo poggiato su una sfera, simbolo di dominio sulla Terra e il bastone del comando, impugnato dal soggetto, sono dettagli simbolici che ricorreranno in moltissimi altri monumenti equestri realizzati in seguito.

Altra opera iconica realizzata nel periodo padovano, fu la costruzione dell’Altare della basilica del Sant’Antonio, composta da quasi venti rilievi e sette statue bronzee a tutto tondo, al quale lavorò fino alla partenza dalla città. Le statue a tutto tondo sono la Madonna col Bambino con i 6 Santi, aggiunte ai 4 grandi rilievi con gli Episodi della vita di sant’Antonio e alcuni rilievi minori, quali le formelle dei quattro simboli degli Evangelisti e i dodici putti. Numerosi temi sono desunti da monumenti antichi, ma quello che più colpisce è la folla, che per la prima volta diventa parte integrante della rappresentazione

TITOLO

Partito da Padova a fine del 1453, Donatello tornò a Firenze, dove trovò un gusto dominante evoluto rispetto a come l’aveva lasciato 10 anni prima. Donatello era un artista al di fuori delle mode del tempo e al di fuori dei sentieri della convenzione stilistica. La forza creativa non lo abbandonò nemmeno in vecchiaia, come testimoniano capolavori come l’opera lignea della Maddalena penitente, il gruppo scultoreo di Giuditta e Oloferne, e i Pulpiti di San Lorenzo, creati a più di settant’anni con l’aiuto di numerosi assistenti.

Federica.

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