ALMANACCO: 10 Dicembre muore lo scrittore Luigi Pirandello

Drammaturgo, scrittore e poeta italiano, Luigi Pirandello morì il 10 Dicembre del 1936. Considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo, per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrali. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle, racconti brevi e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto. Ricevette il Premio Nobel nel 1934.

Pirandello nasce nel 1867 vicino Agrigento, precisamente in una località chiamata Caos. Su questo lo scrittore amò sempre scherzare, definendosi un “figlio del caos”. Assiduo lettore di romanzi, a dodici anni scrisse una tragedia in cinque atti che ha rappresentato con le sorelle e gli amici. Vista la sua vocazione letteraria, frequentò prima il liceo classico, per poi iscriversi nel 1882 alle facoltà di Legge e di Lettere di Palermo, dove ha conosciuto alcuni dei futuri dirigenti dei fasci siciliani.

L’esordio letterario

 Nel 1887 si trasferì a Roma dove continuò i suoi studi alla Facoltà di Lettere, periodo in cui scrisse alcune opere teatrali che ad oggi sono andate perdute. A causa di un contrasto con il preside, il latinista Onorato Occioni, decise di lasciare Roma per trasferirsi in Germania a frequentare l’università di Bonn. Finiti gli studi nel 1891, si laurea con una tesi sul dialetto di Agrigento.  Intanto ha già esordito come poeta con Mal giocondo e con Pasqua di Gea.

Nel 1892, deciso a dedicarsi alla sua vocazione letteraria, ritorna a Roma, per collaborare alcune riviste letterarie ed insegnare dal 1897 insegnato letteratura italiana all’Istituto Superiore di Magistero. In questo periodo inizia a pubblicare le sue prime novelle e i primi romanzi, fra cui Amori senza amore, e le traduzioni delle Elegie romane di Goeth. Nel 1898 ha inoltre stampato sulla rivista Ariel il primo testo teatrale, un atto unico dal titolo L’epilogo, e pubblicato successivamente il romanzo L’esclusa.

L’anno della svolta

 Ma è il 1903 l’anno della svolta, a causa di due eventi che cambiarono totalmente la sua vita. Il primo fu la frana che allagò completamente la zolfara nella quale il padre di Pirandello aveva investito i suoi averi, e la seconda fu l’inizio del manifestarsi della malattia mentale della moglie, che la costringerà a vivere in una casa di cura fino alla morte. Lo scrittore trovatosi improvvisamente in gravi difficoltà economiche, pensò inizialmente a suicidarsi, anche se in seguito spostò questa crisi all’interno delle sue opere.

Così il dissesto economico, follia e prigione familiare, diventarono i temi centrali dei suoi scritti. Per arrotondare il magro stipendio universitario, impartisce lezioni private e promuovendo la sua collaborazione con riviste e giornali, intensificando la sua produzione letteraria. Fu proprio in questo periodo che nacquero le sue opere più importanti, come Il Fu Mattia Pascal, I vecchi e i giovani, Suo marito e Quaderni di Serafino Gubbio operatore.

Il Fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal parla della fuga del protagonista a Montecarlo, dove vince una grande somma al gioco. Tornando a casa scopre di essere stato dichiarato morto suicida, e decide di cogliere al volo l’occasione per liberarsi di tutti i legami sociali e ricominciare tutto da capo. Si trasferisce a Roma sotto il falso nome di Adriano Meis, per iniziare una nuova vita anche se non può farlo perché di fronte alla legge lui non esiste. Decide allora di fingersi nuovamente morto, di tornare al suo paese e riprendere il suo ruolo di Mattia Pascal, ma nulla è come prima.

In questo romanzo troviamo molti dei temi cari a Pirandello, ovvero l’identità, la maschera, la finzione, la condizione dell’uomo come personaggio, il tentativo di fuggire dal mondo, la sconfitta finale, il rifiuto da parte del mondo. Quest’opera è il punto di avvio attraverso cui, oltre a scardinare i meccanismi narrativi veristi, Pirandello coglie in pieno il dramma dell’uomo novecentesco. Pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», quest’opera riscosse un successo tale che uno dei più importanti editori del tempo, Emilio Treves di Milano, decide di occuparsi della pubblicazione delle sue opere.

L’importanza del teatro

Vasta e articolata è la produzione dello scrittore, le cui opere si ispirano prevalentemente all’ambiente borghese scandagliato e definito in ogni suo dettaglio. In questi anni scrisse una cinquantina di novelle e romanzi che ottennero grande diffusione in tutta Italia, anche se sarà il suo teatro a portarlo al successo internazionale. Fu così che nel giro di pochi anni, appaiono sulle scene le opere Pensaci Giacomino, Liolà, Così è (se vi pare), Ma non è una cosa seria, Il Piacere dell’onestà, Il gioco delle parti, Tutto per bene, L’uomo la bestia la virtù per poi arrivare ai Sei personaggi in cerca d’autore che consacrano Pirandello drammaturgo di fama mondiale.

Sei personaggi in cerca d’autore è l’opera teatrale più famosa di Pirandello e quella che gli aprì le porte del successo. Narra la storia di una compagnia teatrale che sta provando il suo spettacolo quando, all’improvviso, entra un gruppo di personaggi, che raccontano di essere stati rinnegati dal loro autore e chiedono di poter narrare la loro storia. Si tratta di una storia surreale, tragica e umoristica. Si tratta di un’opera di teatro nel teatro, dove ancora una volta Pirandello porta un discorso sulla condizione del personaggio e sulla finzione nell’arte. Con il teatro ottenne un successo strepitoso, un’ascesa che lo porterà a ricevere il Premio Nobel per la letteratura nel 1934. 

Ultimi anni

Tra il 1931 e il 1936 Pirandello ha vissuto gli anni migliori della sua vita perché, grazie al successo mondiale del suo teatro, è stato costretto a viaggiare moltissimo. Nel frattempo riunì tutte le sue novelle nella raccolta Novelle per un anno e aveva dato alle stampe nel 1926 al suo ultimo grande romanzo: Uno, nessuno e centomila. Il romanzo riassume i temi centrali e il pensiero di vita di Pirandello, tanto che può essere considerato il suo testamento letterario. Muore nel 1936 a Roma.   

Federica.

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