ALMANACCO: 9 Dicembre nasce Johann Joachim Winckelmann

Bibliotecario, storico dell’arte e archeologo tedesco, Johann Joachim Winckelman nacque il 9 dicembre del 1717. Appassionato di letteratura e arte greca, fu uno fra i massimi teorici ed esponenti del Neoclassicismo, e sostenitore di un’arte basata sul senso dell’armonia, influenzando artisti come Canova, Mengs, e David. Fu inoltre famoso per essere stato il primo ad distinguere gli stili cronologicamente differenti nella storia dell’arte.

Winckelmann nacque a Stendal, in Germania, nel 1717, in una famiglia di umili origini. Anche se passò una fanciullezza segnata dagli stenti e dalla miseria, già da bambino fu caratterizzato da una grande forza di volontà e una passione per gli studi. A partire dal 1738, infatti, seguì studi filosofici e letterari nelle Università di Halle e di Jena, approfondendo in seguito lo studio della letteratura e dell’arte. 

Le influenze classiche

Fu in questo periodo che iniziò il suo grande interesse per la cultura greca, che coltivò autonomamente seguendo le lezioni di Alexander Gottlieb Baumgarten, il celebre filosofo che coniò i termini «estetica» e «gnoseologia». Da Baumgarten ereditò la concezione dell’autonomia dell’arte, come espressione della bellezza fine a sé stessa e non ordinata al perseguimento di un scopo superiore di edificazione morale e religiosa. L’arte greca ne è la massima espressione storica e il modello ideale di riferimento.

Fu solo nel 1754 che, grazie alla sua cultura, Winckelmann trovò finalmente una professione adeguata alle sue inclinazioni, ovvero bibliotecario presso il conte dell’impero Heinrich von Bünau a Nöthnitz, nei pressi di Dresda. Questa biblioteca, che comprendeva più di 40,000 volumi, fu fondamentale per la sua erudizione, tanto che riuscì a soddisfare la sua fame insaziabile di letture, oltre a coltivare quella rete di conoscenze e di rapporti che gli gioverà in futuro. Divorò i testi di Omero, Sofocle, Erodoto, Platone e Senofonte, approfondendo ancora di più la conoscenza dell’arte classica.

L’esperienza romana

La naturale conseguenza di questi propositi fu la volontà di recarsi a Roma, epicentro degli studi classici del tempo, in cui si dedica attivamente al disegno, e alla pubblicazione dei Pensieri sull’imitazione delle opere greche in pittura e scultura], saggio fondamentale per lo sviluppo del Neoclassicismo. Arrivò a Roma nel 1755 al seguito del cardinale Alberico Archinto, nunzio in Polonia, dal quale fu convinto a convertirsi alla religione cattolica. Fu nella capitale che studiò direttamente quei capolavori dell’arte classica con il suo ideale di una bellezza assoluta ed eterna, un’armonia di forme e una serena compostezza che supera il tumulto delle passioni.

A Roma strinse amicizia con il pittore boemo Anton Raphaél Mengs, che condivideva il suo amore per l’arte classica e che seguì le sue teorie nella pratica pittorica. Fu inoltre al servizio del cardinale Albani, mecenate e collezionista d’arte antica, e poté così studiare le grandi collezioni d’arte romane. Tra il 1757 e il 1758 visitò Ercolano e Pompei, di cui era iniziata da pochi anni la riscoperta archeologica per ordine del re Carlo III di Borbone, e si spinse fino a Paestum, dei cui monumenti sottolineò per primo l’importanza.

La teoria del bello

Con le sue opere, in particolare Considerazioni sull’imitazione delle opere greche in pittura e scultura e Storia dell’arte nell’antichità, contribuì in maniera determinante alla formazione del gusto neoclassico. Focalizzò la sua attenzione sulla scultura greca, che lo stesso Winckelmann peraltro conosceva esclusivamente attraverso copie romane, e individuandovi la perfetta realizzazione di un ideale estetico che contemperava in una superiore armonia spirito e corpo, frutto di un completo dominio delle passioni.

Per primo infatti, teorizzò il senso del bello paragonandolo al mare, in cui la superficie marina è piatta e liscia ma al di sotto di essa ribollono i flutti. Allo stesso modo sotto la calma grandezza e nobile semplicità del bello, si animano turbini di passioni. L’emblema di questa concezione è la statua di Apollo del Belvedere, rappresentato dopo aver ucciso il mostro Pitone, che infestava la Focide, che domina con la sua bellezza e superiorità, sereno e felice, ma non trionfante e sfolgorante. Simile idea è presentata anche con il Laooconte.

Ultimi anni

La svolta che la sua opera imprime alla trattatistica d’arte è fondamentale, in quanto cercò di legare l’evoluzione dello stile allo sviluppo della civiltà, segna di fatto la nascita della storiografia artistica. Ecco perchè divenne anche famoso per essere il massimo teorico del gusto neoclassico e per essere stato il primo ad distinguere gli stili cronologicamente differenti nella storia dell’arte. Le sue teorie e le sue interpretazioni dell’arte classica ebbero vasta risonanza e grande influenza sulla cultura europea tra il Settecento e l’Ottocento.

Federica.

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