ALAMANCCO: 8 Dicembre si festeggia l’Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854. Con questa data si sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, evento che la rende l’unica donna assolutamente pura. Infatti, per la chiesa Cattolica ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo Maria ne fu esente. 

Questa affermazione sorge insieme alla religione cristiana e matura soprattutto con la filosofia scolastica medievale. Tema che però venne affrontato attraverso numerose dispute nel tempo, tra francescani, convintamente immacolisti, e domenicani, invece, maculisti, che portarono all’affermazione del dogma, a metà Ottocento. Esso in primis affermava che Maria, nasce da Anna e Gioacchino, priva del peccato originale e non ha mai fatto peccato né mortale né veniale, per tutta la vita.

Evoluzione

Nell’Europa della fine del Medioevo e del Rinascimento, la devozione mariana continuò ad ampliarsi, così come la presenza di Maria nell’arte fu straordinariamente grande, dalla pittura alla scultura alla tappezzeria. L’evoluzione del culto determina una particolare evoluzione iconografica, a cui si sommò anche la difficoltà a tradurre in senso figurativo un concetto così astratto e complesso, lontano da ogni intento narrativo.

Le sue prime raffigurazioni risalgono al periodo gotico, attraverso una riproduzione di tipo emblematica con un’interpretazione lasciata a chi l’osserva. Infatti in un primo momento, il concepimento di Maria è raffigurato soltanto attraverso il casto bacio tra Anna e Gioacchino alla Porta d’Oro. Oppure in alternativa, la Vergine è raffigurata come l’ultimo germoglio dell’albero genealogico della stirpe di Davide, inserito nella storia di Israele e perciò appartenente alla vicenda umana.

Con il passare del tempo, prevalse un complicato schema simbolico, derivante da alcune fonti letterarie, come la Bibbia, la letteratura medievale e la ricca raccolta della Litanie lauretane. Ad esempio, l’artista tardorinascimentale Benvenuto Tisi da Garafolo, concepì un’Immacolata circondata da numerosi simboli, aventi ognuno un’iscrizione latina sottostante, come se fosse quasi una didascalia esplicativa. 

I 12 simboli rimandano ad alcuni appellativi mariani che si trovano all’interno della Bibbia e nell’ambito della letteratura cristiana. Ad esempio porta del cielo, bella come la luna, fulgida come il sole, città di Dio , sorgente di vita, specchio senza macchia, giglio tra le spine, torre di Davide, rosa di Gerico, fanciulla della stirpe di Jesse, fontana che irrora i giardini, e giardino recintato (ortus conclusus).

Ma è con i pittori spagnoli di epoca barocca, come Ribera e soprattutto, Murillo che l’iconografia subisce una semplificazione e un’armonizzazione che si risolve in una composizione semplice ed energica, che si adatta alle richieste della committenza. Ormai, il tema mariano ha raggiunto una riconoscibilità da parte dei fedeli, attraverso la rappresentazione semplice, soffusa di graziosa amabilità, che abbatte ogni distanza tra il divino e l’umano.

Solamente nel XV secolo i messaggi contenuti nelle opere su questo tema, divennero più espliciti. Questo cambiamento coincide con il periodo della Controriforma, durante il quale venne stabilito un modo più preciso di rappresentare il concetto dell’Immacolata concezione. La Madonna viene generalmente rappresentata con una corona di stelle che le incornicia il capo, i suoi piedi si poggiano su un globo e su un serpente, mentre il suo abito è bianco ed azzurro. Di queste opere possiamo ricordare quelle di Beato Angelico, Rubens, Velàzquez, Tiepolo, ecc.

La Controriforma manifestò anche una predilezione per il tema della Vergine Maria che schiaccia o trafigge il demonio, identificato con un serpente. I riformatori per affermare l’unicità della salvezza ad opera di Cristo, però cambiarono questa versione, concludendo che a spezzare la testa del serpente non è la Madre, ma il Figlio. Su questo tema Caravaggio, nella Madonna dei Palafrenieri raffigura, in una scena di carattere domestico, Maria col Bambino che mette il proprio piede sopra quello della Madre, nell’atto di schiacciare il serpente del peccato originale.

Sempre nel tema vi sono anche le prime opere che raffigurano le dispute del dogma, e chiamate per questo ‘storico-dogmatiche’. Le controversie dottrinali sono raffigurate, ad esempio, in quest’opera seicentesca di Guido Reni in cui la Vergine, assisa su una nuvola al cospetto di Dio, è posizionata sopra i quattro santi disposti a semicerchio che cercano di approfondire l’argomento. Tutto rappresentato con estremo realismo, a partire dalla resa delle carni dei due santi in primo piano.

Nella seconda metà del Cinquecento, la peste che colpì gran parte dell’Italia, portò i fedeli a rivolgersi all’Immacolata per la fine della pestilenza. La Vergine venne quindi connotata con i simboli dell’Apocalisse, ovvero la falce di luna e la corona di stelle, e rappresentata nell’atto di avanzare, circondata ai lati dagli angioletti con in mano i simboli lauterani. Il panorama dell’iconografia mariana nel ‘600 e ‘700 è vastissimo. Il trionfo della Madonna viene sancito su ogni versante, ovvero nella liturgia, nella devozione, nella politica e nelle arti.

Forse l’Immacolata Concezione è la raffigurazione mariana più diffusa nell’area cattolica europea, specialmente dopo gli orientamenti post-tridentini, le cui formulazioni fanno sì che domini l’iconografia dell’Immacolata-Donna dell’Apocalisse e dell’ Immacolata-Assunta. La tipologia che comunque si impone da XIX secolo è quella che deriva dalla ‘Purissima’ spagnola e ha grande diffusione in stampe e immaginette, soprattutto dopo la proclamazione del dogma nel 1854, con la Bolla “Ineffabilis Deus” di Pio IX. Ma ancor più diffusa sarà poi quella legata alle apparizioni, soprattutto a quelle in cui Maria stessa si presenta come l’Immacolata Concezione.

Federica.

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