ALMANACCO: 7 Dicembre muore Marco Tullio Cicerone

Avvocato, politico, scrittore, oratore e filosofo romano, Marco Tullio Cicerone venne assassinato il 7 Dicembre del 43 a.C. Esponente di un’agiata famiglia dell’ordine equestre, fu una delle figure più rilevanti di tutta l’antichità romana, soprattutto per la sua vastissima produzione letteraria. Rimase come esempio per tutti gli autori del I secolo a.C., tanto da poter essere considerato il modello della letteratura latina classica.

Cicerone nacque il 3 gennaio del 106 a.C. a Ponte Olmo, località situata vicino a Roma. Sin da ragazzo dimostra un’intelligenza fuori dal comune, tanto che venne mandato a Roma dal padre, per studiare studiò filosofia e retorica. Qui incontrò diversi personaggi importanti dell’epoca come Marco Antonio, Lucio Licinio Crasso, Quinto Mucio Scevola, Servio Sulpicio Rufo, Gaio Mario il giovane e Tito Pomponio.

L’esordio politico

Tra il 79 e il 77 a.C. si recò in Grecia, dove frequentò diverse scuole di filosofia, tra cui quella epicurea. Tornato a Roma, grazie alle sue straordinarie doti di eloquenza, Cicerone iniziò una lunga e brillante carriera politica, durante la quale espresse posizioni conservatrici. Nel 76 avanti Cristo si presenta come candidato alla prima magistratura del cursus honorum, la questura, per occuparsi della gestione finanziaria.

Nel corso del suo consolato, Cicerone fu chiamato a fare i conti con il tentativo di congiura attuato dal Catilina, nobile impoverito e leader dell’ala più radicale dei popolari, nella quale era coinvolto anche Cesare. Fu proprio per volere di quest’ultimo, che nel 58 a.C. Cicerone venne accusato di aver mandato a morte gli organizzatori della congiura senza processo e per questo fu condannato all’esilio. Di conseguenza i suoi beni furono confiscati e la sua casa fu distrutta.   

Contro Cesare e Marco Antonio

Appena un anno dopo, Cicerone fu richiamato a Roma per esercitare la carriera di avvocato e per svolgere attività politica. Tuttavia con l’affermazione di Cesare al potere, la sua presenza divenne poco gradita e, per questo, decise di ritirarsi dalla vita pubblica. Dopo la morte di Cesare avvenuta nel 44 a.C., però egli diventò uno dei capi della fazione degli optimates. Gli Optimates furono un gruppo nel quale era schierato anche Bruto, in forte contrasto con il gruppo dei populares, guidati da Marco Antonio.

I rapporti fra i due gruppi sono tutt’altro che sereni, anche per la diversa visione politica che li caratterizza. Infatti, gli Optimates difendevano i propositi e gli interessi della nobilitas del senato ed erano a favore della repubblica, mentre i popolares seguivano l’esempio di Cesare con la volontà di instaurare un potere di tipo monarchico. Cicerone così, si schierò con Bruto, osteggiando di conseguenza Marco Antonio, che risentito, lo fece uccidere da alcuni sicari, nel 43 a.C., presso la sua villa di Formia.   

L’impegno filosofico

Cicerone, oltre ad essere considerato come uno dei più importanti uomini politici romani del I secolo a.C., divenne famoso soprattutto per la sua straordinaria eloquenza e i suoi scritti, che ancora oggi conosciamo. Il suo impegno nel campo filosofico, dunque, fu orientato più alla divulgazione che alla definizione di posizioni teoriche. A Cicerone dobbiamo non solo l’invenzione del linguaggio filosofico latino, ma anche la conoscenza della filosofia greca, in quanto le sue opere furono le uniche fonti disponibili su di essa. 

Grazie a lui, la filosofia greca, diventò così un elemento fondamentale della cultura romana. I romani, infatti, scelsero dalla filosofia greca gli elementi che meglio si adattavano alla loro mentalità, fondendoli in un unico pensiero detto eclettismo. Cicerone è appunto considerato il principale rappresentante dell’indirizzo eclettico romano. Fu però considerato poco originale dal punto di vista dell’elaborazione di un proprio pensiero, in quanto non si propose mai di costruire un sistema filosofico originale, ma ebbe solamente l’ideale di divulgare alcune questioni affrontate dalle filosofie greche ed ellenistiche che erano particolarmente interessanti per la società romana.     

Gli ideali

Secondo Cicerone, la conoscenza umana non poteva avere che forme incerte, ritenendo impossibile giungere a una conoscenza precisa della realtà. L’unico criterio di verità accettabile era, quindi, quello che si basava sul consenso comune dei filosofi, ottenuto tramite il dialogo, nel quale si confrontavano posizioni diverse senza che nessuna prevalesse sull’altra. Per questo motivo, Cicerone scelse il Dialogo come forma privilegiata dei suoi scritti filosofici. 

Queste opere, tuttavia, non offrivano soluzioni definitive, come affermato negli Academia, dove in nessuno dei tre campi della filosofica (logica, fisica ed etica) i problemi proposti hanno mai trovato un’unica soluzione. Questa constatazione spingeva alla cautela e alla sospensione del giudizio. È questa l’impostazione fondamentale del pensiero filosofico ciceroniano. Ecco perchè Cicerone non affrontò mai problemi aperti, come ad esempio nel dialogo De Natura Deorum, evidenziò, anzi, la difficoltà di dare una dimostrazione razionale della religione.  

Federica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: