mARTEdì: l’espressione coloristica di HENRI MATISSE

Henri Matisse fu un pittore francese, famoso per essere il rappresentante più noto del Fauvismo. Il movimento dei Fauves è il contributo francese alla nascita dell’espressionismo, insieme ai gruppi tedeschi Die Bruke e Blaur-Reiter. Rispetto a quest’ultimi movimenti, connotati da atmosfere fosche e contenuti drammatici, il fauvismo rappresenta una variante vivace e solare dell’espressionismo.

Il gruppo dei Fauves, pur non essendo un movimento organico, si riconosceva in alcune comuni convinzioni, come quella che il dipinto deve comporsi unicamente di colore. Senza ricercare la verosimiglianza con la natura, il colore deve nascere dal proprio sentire interiore, esprimendo le sensazioni che l’artista prova di fronte all’oggetto che riproduce. L’espressione coloristica, infatti è il vero tratto caratteristico di questo movimento, che esprime un’autentica gioia di vivere, che resterà costante soprattutto nella produzione di Matisse.

Lo stile di Matisse

Henri Matisse iniziò la sua attività di pittore intorno al 1890, studiando l’École des Beaux-arts di Parigi. In questi anni conobbe Albert Marquet, André Derain e Maurice de Vlaminck, con i quali fondò il gruppo dei Fauves. Lo stile di Matisse già si definì in questa fase, dando vita a quadri bidimensionali e privi di dettagli, ma incentrati totalmente sul colore. In linea al suo movimento, riusciva a svincolare il rapporto tra colore reale delle cose e colore impiegato per definire le emozioni.

L’uso del colore in Matisse è quanto di più intenso è vivace si sia mai visto in pittura, utilizzando colori primari, stesi con forza e senza alcuna sfumatura tonale. Ad essi accosta i colori complementari con l’evidente intento di rafforzarne il contrasto timbrico, dando come risultato un insieme molto vivace, con un evidente gusto per la decoratività. Svolse la sua ricerca portando il suo stile ad un affinamento progressivo fino a farlo giungere, in tarda età, alle soglie dell’astrattismo, ma senza mai perdere il gusto per la forza espressiva del colore.

Matisse: La Danza

Un esempio di questo stile pittorico è visibile nell’opera La danza. Questo quadro, tra i più famosi della sua produzione espressionistica, sintetizza in maniera esemplare la sua poetica e il suo stile, in quanto trasmette una suggestione immediata. Il senso della danza, che unisce in girotondo cinque persone, è sintetizzato con pochi tratti e con appena tre colori. Ne risulta una immagine quasi simbolica che può avere più letture ed interpretazioni. Primo fra tutti è la simbologia dei colori

Il verde simboleggia la Terra, il nostro mondo che sembra fatto di materiale elastico, che si deforma sotto i piedi dei ballerini. Il blu invece, è il cielo, che non rappresenta solo la nostra atmosfera terrestre, bensì uno spazio più ampio che contiene tutto l’universo. E sul confine tra terra e cielo, o tra mondo ed universo, ballano le cinque figure, chiuse in un cerchio. La loro danza è l’allegoria della vita umana, dove la tensione è sempre tesa all’unione con gli altri. Il vortice circolare, ha sia i caratteri gioiosi della vita, sia il senso angoscioso della necessità di dovere per forza danzare senza sosta.

Matisse: La stanza rossa

Nel La stanza rossa raffigura la sala da pranzo di un’abitazione borghese con una tavola imbandita e nello sfondo una finestra che fa da cornice al paesaggio esterno caratterizzato da un giardino verde con alberi in fiore ed una casetta in lontananza. Come nell’opera precedente anche qui l’attenzione viene data dal colore, in questo caso il rosso, a discapito della prospettiva e l’attenzione realistica dei dettagli. Ad esempio il tavolo che dovrebbe creare un piano orizzontale netto secondo la prospettiva geometrica, risulta invece inglobato con lo sfondo della parete, fondendosi con la carta da parati.

Tutte le figure sono costruite con una debole linea nera di contorno e con il contrasto cromatico. Appaiono quindi come delle sagome colorate che emergono attraverso il contrasto di luminosità, un esempio ne è la donna che sembra ritagliata dal fondo. Questo perchè la tridimensionalità è completamente assente nell’opera, in linea alle idee di rappresentare la realtà distorta del movimento dei Fauves. L’intento, sia del gruppo, sia di Matisse era piuttosto quello di descrivere la realtà in modo soggettivo, in cui la percezione dell’artista veniva filtrata dallo stato d’animo di esso.

Federica.

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