mARTEdì: l’arte degli enigmi di GIORGIO DE CHIRICO

In occasione della ricorrenza della sua morte avvenuta qualche giorno fa, oggi prenderemo in analisi alcune opere di Giorgio De Chirico, considerato il principale esponente del movimento della Metafisica. Essa è un’arte che usa strumenti tecnici come prospettiva, chiaroscuro, colore, per rappresentare però qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio. Anche i luoghi, per quanto realistici, assumono una valenza onirica per via di una prospettiva spesso distorta, elementi apparentemente fuori luogo e di colori innaturali.

I suoi quadri rappresentano semplici e vuote piazze, dove si materializzano oggetti estrapolati dalla loro realtà e riportati nel quadro come segni assoluti di memoria. Nello spazio mentale del quadro si assemblano con lo stesso non senso in cui si vive la realtà del sogno, tanto che l’uomo ad esempio viene ridotto a cosa, a manichino, a statua di marmo, a silhouette, privo di qualsiasi identità che non sia l’apparizione metafisica. Di questo avviso sono le sue opere intitolate come Gli Enigmi.

L’Enigma di un pomeriggio d’autunno

Il primo fra queste opere è Enigma di un pomeriggio d’autunno, realizzata nel 1910 in seguito ad un’esperienza vissuta dall’artista nella Piazza Santa Croce a Firenze. Quel giorno, appena uscito da una lunga malattia, si ritrovò nella piazza in uno stato di particolare sensibilità, tanto da rappresentare il luogo nel suo dipinto. Riconosciamo subito la chiesa di Santa Croce, anche se viene raffigurata con estrema semplificazione, decorata con tende che rievocano gli antichi tempi greci.

Solo due figure in tunica popolano la piazza, ovvero un poeta e un filosofo, molto frequenti nelle opere dell’artista. Al posto della statua di Dante, troviamo invece una statua senza testa antica, che secondo il simbolismo di De Chirico esprime la condizione di “non-sapere” dell’uomo. Inoltre sono presenti in lontananza le vele di una nave che solcano un cielo verde e senza nuvole, idea di naufragio nel misterioso mare dell’Essere, esattamente come gli Argonauti, che navigarono alla conquista del vello d’oro, simbolo degli ideali. L’artista accentua il senso di solitudine, di silenzio e di vuoto, tanto che lo spettatore è portato a dare alla scena un valore simbolico ed evocativo.

L’enigma dell’oracolo

L’enigma dell’oracolo prende spunto da quadro dipinto nel 1882 da Bocklin, intitolato Ulisse e Calipso. Come Bocklin anche De Chirico si identifica in Odisseo, personaggio visto di spalle che scruta il mare in attesa di rivedere la patria dopo tanti anni di lontananza. Sopra di lui una tenda al vento che apre la vista su un paesaggio mediterraneo con case bianche e colline sullo sfondo, mentre a destra, più in ombra, un’altra tenda scura nasconde una statua classica, di cui se ne vede solo la testa.

I nodi tematici dell’opera come già detto potrebbero ricondurre a Ulisse, ma anche alla figura di Pizia (considerato il titolo dell’opera), che pur affacciata sul paesaggio, non guarda lontano ma ha la testa reclinata e chiusa in una profonda introspezione. Forse medita su di sé, sul suo destino incerto o sul responso dell’oracolo, ovvero sulla voce del dio che fa capolino dietro la tenda. L’enigma dell’oracolo è nella tensione tra la vita che appare di spalle e ciò che è nascosto dalla tenda, ovvero la verità dietro il velo di Maya, un arcano senza soluzione suggerito come in oracolo alla sensibilità del pittore.

L’enigma dell’ora

Sempre nel 1911, De Chirico dipinse L’enigma dell’ora, forse tra i quadri più emblematici della sua ricerca spirituale e artistica. Anche questo dipinto si colloca nella serie delle opere “piazze d’Italia”, perchè probabilmente fa riferimento al centro storico di Torino, che ha fornì diverse scenografie ai suoi quadri e di cui si riconosce il porticato ad arcate, in cui sono presenti 3 figure senza identità. Con l’architettura, l’artista riproduce il tema dei molteplici punti di vista, già affrontato dai cubisti. Infatti vi sono due differenti prospettive simultanee, quella centrale nella figura in primo piano e nella fontana, mentre le arcate del portico sono viste da destra verso sinistra.

Importante è inoltre il grande orologio al centro della composizione, che attira l’attenzione dello spettatore, da cui prende titolo l’opera, rimandando al tema importante del tempo, a sua volta collegato alla dimensione dell’enigma e del mistero. L’orologio segna le 14.55 ma le ombre lunghe indicano, chiaramente, che la scena è immaginata nel tardo pomeriggio, senza quindi una corrispondenza tra lo strumento meccanico e il tempo della vita e dell’esistenza. De Chirico, insomma, vuole qui riflettere sulla dimensione metafisica del tempo, sulla condizione filosofico-esistenziale dell’eterno presente, ossia del tempo vuoto e del tempo sospeso.

Anche nell’opera Enigma della partenza, datato 1914, ricorrono alcuni dei temi fondamentali per l’artista, come l’enigma, il mistero e l’insegnamento filosofico di non soffermarsi alla apparenze. Inoltre sono presenti i temi della partenza e del momento mitico per eccellenza, ovvero quello che trasforma l’uomo in eroe, in errante, in esploratore dell’ignoto. Su queste idee realizza un
personaggio che però non vediamo, ma che accresce l’atmosfera di inquietudine, accentuata dal tormentato rapporto fra esterno e interno della casa sulla destra, simbolo dell’inconciliabilità fra realtà e inconscio.

Dal nero cupo dell’interno, simbolo dell’abisso dell’interiorità, allo squarcio liberatorio della vela sul mare, dove la mente si libera in un viaggio che è partenza ma non necessariamente è meta. Vela e mare infatti sono metafore delle avventure della mente e l’itinerario dello spirito tra gli enigmi dell’esistenza. Quelle ore di durata infinita in cui le ombre si allungano nel dipinto di De Chirico l’esploratore e il veggente agli occhi del quale si ordinano le storie degli archi e le prospettive dei palazzi, nei blocchi di pietra invece si collegano passato, presente e futuro e la memoria che sfida il tempo nel monumento scolpito, rivolto verso il mare lontano. La chiave di lettura dei suoi quadri è mentale.

Federica.

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