ALMANACCO: 23 Novembre muore il pittore Agnolo Bronzino

Famoso pittore italiano, Agnolo di Cosimo, conosciuto meglio come Agnolo Bronzino, morì il 23 Novembre del 1572. Tra i più raffinati e mirabili pittori del Manierismo fiorentino, è noto per essere stato uno dei più abili ed incisivi ritrattisti della corte medicea nella Firenze tardo rinascimentale. Sue caratteristiche sono la pittura di regime ed il suo enigmatico stile per una ristretta aristocrazia culturale. Le sue opere sono state definite ritratti “glaciali”, in quanto scavano un abisso tra il soggetto raffigurato e l’osservatore.

Il vero nome del Bronzino era Agnolo di Cosimo, e il soprannome Bronzino può essere riferito sia all’aspetto scuro dei soggetti dei suoi ritratti, ma anche ai capelli rossi. Nacque a Monticelli, vicino Firenze, città in cui passò gran parte della sua vita, insieme alla famiglia. Fin da subito appassionato d’arte, inizia la sua formazione artistica con il pittore Raffaellino del Garbo, un pittore del primo Rinascimento fiorentino, e poi nella bottega di Pontormo, uno dei fondatori dello stile Manierista fiorentino.

L’esordio artistico e le prime opere

Fu proprio nella bottega di Pontormo, che Bronzino fu fortemente influenzato dall’insegnamento del suo maestro, con il quale collaborò a tutte le imprese decorative del tempo, dal chiostro della certosa del Galluzzo alla cappella Capponi in Santa Felicita. Fu durante la formazione presso questo artista che il Bronzino subì anche l’influenza di Michelangelo e Leonardo da Vinci, di cui lo stesso Pontormo era stato alunno. 

L’affresco staccato con San Benedetto penitente della Badia fiorentina è fra le prime opere note dell’artista, mentre per la cappella Capponi in santa Felicita dipinse, secondo Vasari, due dei quattro tondi con le figure degli evangelisti. Al 1529 risale la Pietà con la Maddalena, mentre nel 1531 si trasferì a Pesaro dove lavorò per la famiglia Della Rovere, partecipando alla decorazione ad affresco della Villa Imperiale, in collaborazione con i fratelli Dossi e Girolamo Genga.

TITOLo

Ben presto si affermò anche come apprezzatissimo ritrattista. Fra le opere più precoci, si ricordano il Ritratto di Guidobaldo Della Rovere in armi della Galleria Palatina e la Dama in rosso di Francoforte. Una nuova fase artistica il Bronzino la evidenziò con la serie di ritratti eseguiti dal 1530 al 1545, come l’Ugolino Martelli, e il Bartolomeo e Lucrezia Panciatichi, nei quali la verosimiglianza delle figure, rafforzata dai chiaroscuri, convive con un valore della forma metafisico.

Quando, nel 1552, a Firenze scoppiò la peste, il Pontormo portò con se il Bronzino presso la Certosa del monastero del Galluzzo, dove i due lavorarono insieme a una serie di affreschi. Questo fu un periodo molto importante per il Bronzino, dal quale iniziò la sua fama e reputazione, tanto da essere chiamato a lavorare prima per il Duca di Urbino e poi per il Duca di Toscana Cosimo de’ Medici. Fu infatti alla morte prematura di Raffaello, all’ora ritrattista dei Medici, che Bronzino prese il suo posto, ritraendo Cosimo de’ Medici e altri familiari.

I lavori per i Medici

Dopo aver realizzato le decorazioni per il matrimonio del Duca Cosimo de’ Medici e di Eleonora di Toledo, realizza anche i loro ritratti, raffigurati tra altri esponenti della corte del Duca. I soggetti mostrano una delicata freddezza e un portamento quasi distaccato, caratteristiche che definirono l’impassibile ma elegante tecnica dei ritratti del Bronzino. In essi emerge una forma perfetta caratterizzata da una superficie a tratti smaltata e gelida, di profondo fascino. In questo periodo divenne il ritrattista ufficiale di corte, realizzando la celebre serie dei ritratti figli di Cosimo, oltre ad una serie di ritratti commissionati anche dagli alleati come i Doria.

Nel 1540 il Duca Cosimo gli diede l’incarico di decorare la cappella privata della moglie Eleanora di Toledo, che iniziò nel 1545 e terminò 20 anni dopo. Ne realizzò gli affreschi della volta e delle pareti, ma soprattutto la pala d’altare con la Deposizione, tuttora considerata uno dei suoi massimi capolavori. Anche all’epoca fu così apprezzata, soprattutto dal cancelliere dell’imperatore Carlo V, che Cosimo decise di fargliene dono, chiedendo poi al pittore di realizzarne una copia identica che ancora oggi si può vedere nella cappella.

Ultimi anni

Oltre agli affreschi e ai ritratti, Bronzino creò numerose opere a carattere religioso, dipinti a sfondo sacro e profano. Tra queste opere ricordiamo, La resurrezione della Vergine Maria, e il Martirio di san Lorenzo. Dipinse anche dei nudi erotici, immortalandoli comunque come se fossero allegorie morali, come nel suo famosissimo dipinto Allegoria del trionfo di Venere, opera che fa parte ancora oggi della cultura popolare mondiale. Fu anche autore di rime burlesche, tra cui una famosa dedicata alla “cipolla”.

Nel 1541 il Bronzino entrò nell’Accademia Fiorentina e realizzò il Passaggio del Mar Rosso, apice della sua qualità artistica aggiungendo al manierismo una idealizzazione plastica ispirata dagli esempi scultorei michelangioleschi. Nel 1557 alla morte di Pontormo, si occupò di finire il grande affresco del coro della Basilica di San Lorenzo a Firenze, opera che però rimase incompleta perchè l’artista morì nel 1572. Un suo devoto allievo, Alessandro Allori, completò in suo onore il lavoro.

Federica.

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