ALMANACCO: 21 Novembre nasce il pittore René Magritte

Importante pittore belga, René Magritte nacque il 21 Novembre del 1898. Fu considerato il maggior pittore del Surrealismo, grazie al suo stile unico, incentrato su una tecnica raffigurativa accuratissima basata sul trompe l’oeil, capace di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso,  evocando dubbi, che portino dunque lo spettatore a riflettere sui più svariati temi.

René Magritte nasce al Lessines, in Belgio nel 1898. All’età di tredici anni Magritte visse uno shock che lo accompagnerà per tutta l’esistenza, ovvero il suicidio della madre che si buttò dal fiume Sambre, con una coperta avvolta alla testa. Questo fatto rimarrà particolarmente impresso in alcuni dipinti, come L’histoire centrale, Les amantse e Le fantasticherie del passeggiatore solitario.

L’avvio artistico

Dopo la tragedia un nuovo trasferimento, a Bruxelles dove Magritte si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, interessandosi ai movimenti d’avanguardia Cubismo e Futurismo, linguaggi a cui si ispira nei suoi primi quadri. Inoltre in questo periodo universitario conobbe Georgette Berger, che sposerà nel 1922 e che gli resterà accanto per tutta la vita. Mettendo su famiglia, Magritte decise di guadagnarsi da vivere, lavorando come grafico, disegnando manifesti pubblicitari, copertine di libri e dischi, carte da parati e tappezzerie.

La sua vita cambiò dopo aver visto su una rivista l’opera Canto d’Amore di Giorgio de Chirico. Profondamente colpito dal dipinto, lo descrive come un’opera che rappresenta un taglio netto con le abitudini mentali di artisti tradizionali, prigionieri del talento, dei virtuosismi e degli estetismi. Ecco perchè fu proprio in quel periodo che decise di dedicarsi ad una tipologia di arte che rappresenti al meglio le sue idee e che non sia semplicemente l’estetica della realtà. Sulla base di questo nel 1925 realizza la sua prima opera surrealista, intitolata Le Jockey perdu (Il fantino perduto).

Il linguaggio surrealista

Nel linguaggio metafisico, Magritte trovò il primo segnale per avviare la sua ricerca artistica, fatta di atmosfere sospese, immagini semplici legate al passato, associazioni stranianti e oggetti fuori dal tempo proposti in una dimensione che sfugge ai canoni dell’esperienza sensibile. Il suo obiettivo fu quello di indagare la realtà senza fermarsi al primo sguardo, ovvero andare oltre le apparenze. Questi elementi presenti nella Metafisica, confluirono nell’esperienza surrealista, attraverso la fusione con la sua ricerca sull’inconscio, sul sogno e sull’automatismo.

È proprio a questo mondo che si legherà Magritte, anche grazie all’incontro avvenuto nel 1926 con André Breton, pittore e leader del movimento surrealista. Quest’ultimo lo influenzò talmente tanto da fargli realizzare l’anno successivo la sua prima mostra personale surrealista, composta da circa 60 opere, presso la galleria Le Centaure di Bruxelles. Questa mostra però non portò la fama sperata, così deluso decise di trasferirsi a Parigi, città dove che portò ancora di più all’adesione al surrealismo. Nella capitale francese, mise a punto i temi chiave della sua arte, ovvero il rapporto tra parole e immagini, e il rapporto tra immagini e cose. Esempi di opere sono L’Uso della Parola e La Chiave dei Sogni, ma anche Ceci n’est pas une pipe.

Lo sviluppo personale

Il disorientamento suscitato nello spettatore deve stimolare la riflessione. Sebbene i dipinti di Magritte siano estremamente ambigui, non ne viene offerta un’interpretazione definitiva. La volontà dell’artista belga sta proprio qui: l’uomo deve interrogarsi, partendo dal singolo quadro, per poi arrivare a mettere in dubbio l’intera realtà circostante. Tuttavia la sua scelta di non abbandonare mai l’oggetto riconoscibile, e non lanciarsi in creazioni oniriche, mostruose o astratte, come faranno invece molti surrealisti, porteranno Magritte ad un allontanamento da Breton e dal suo gruppo. Ecco perchè tornerà in Belgio, restando un surrealista anomalo, fedele a sé stesso e coerente con le sue scelte e la sua logica capovolta. 

Al ritorno in patria Magritte è un artista maturo, il suo nome comincia ad essere conosciuto non solo in patria ma anche nel resto d’Europa. E’ in questo periodo che rappresenta le sue opere più iconiche, 800 in totale tra tele e disegni. Con l’accrescere della sua fama, inizia una serie di conferenze ed espone anche in Olanda e in Inghilterra, fino ad arrivare degli Stati Uniti. Questo periodo di fortune però verrà interrotto negli anni Quaranta, con la dominazione nazista, che fece scappare Magritte e la moglie nel sud della Francia a Carcassone. Qui il suo stile artistico cambiò bruscamente, dando vita a opere grezze, ironiche e ingenue, dette del “periodo vache”  (vacca), probabilmente come espediente per lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra.

Onori e successi

Magritte raggiunse il vero successo negli anni Sessanta, con l’avvento della cultura pop. Il cinema, la musica e il fumetto hanno fatto spesso riferimento alle opere dell’artista belga, ad esempio il Jeff Beck Group scelse l’opera La camera d’ascolto per la copertina del proprio album, oppure la copertina del numero 41 del fumetto Dylan Dog, dal titolo Golconda, è chiaramente ispirata all’omonima opera del pittore, realizzata nel 1953. Ma anche John Cale, dei Velvet Underground, che pubblicò l’album HoboSapiens, la cui quinta traccia si intitola Magritte dove ritroviamo la dimensione di questo onirismo blu, magico e ambiguo.

Dopo un ultimo, lungo viaggio avvenuto nel 1966, René Magritte muore il 15 agosto 1967, dopo un breve periodo in ospedale. Anche detto “le saboteur tranquille” per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, non avvicina il reale per interpretarlo, né per ritrarlo, ma per mostrarne il Mistero.

Federica.

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