ALMANACCO: 20 Novembre muore il pittore Giorgio De Chirico

Pittore e scrittore italiano, Giorgio De Chirico morì il 20 Novembre del 1978. Considerato il principale esponente della corrente artistica della Metafisica, attraverso la realizzazione delle sue piazze misteriose, che posero le basi per il Surrealismo. Infatti piazze vuote, manichini senza volto, colonne e busti di marmo, sono simboli di un passato arcaico che riaffiora in un universo onirico, come testimonianze di un inconscio e di un sogno dello spettatore. 

Giuseppe Maria Alberto Giorgio de Chirico, è nato nel 1888 a Volos, in Grecia, da genitori nobili italiani. Morta la sorella Adele ancora in tenera età, Giorgio venne colto dalla Musa della pittura e prese le prime lezioni di disegno da artisti greci. Per i primi 17 anni di vita, Giorgio visse in Grecia tra Volo e Atene, città che ebbero un ruolo fondamentale nei suoi dipinti, infatti a fianco di piazze e case moderni, compaiono colonne, busti classici e candide statue di marmo.

Gli esordi artistici

In questi anni, assecondato dal padre nella passione per l’arte, si iscrisse nel 1900 al Politecnico di Atene per intraprendere lo studio della pittura, anche se non portò mai a termine gli studi, a causa della morte del padre avvenuta per malattia nel 1905. Oltre a causare nel giovane artista un grande dolore, portò la madre a decidere di ritornare in Italia. Insieme fecero prima tappa a Monaco di Baviera, dove Giorgio rimase affascinato dalla pittura dei simbolisti Boecklin e Klinger, per poi arrivare in Italia stabilendosi prima a Milano e poi a Firenze.

Nella città fiorentina frequentò l’Accademia di Bella Arti, subendo l’influenza di Giotto e della pittura primitiva toscana, orientandosi verso un disegno ricco di impianti prospettici e di costruzioni a forma di arcate. Fu proprio qui che dipinse la sua prima piazza metafisica, L’enigma di un pomeriggio d’autunno, nata dopo una rivelazione che ebbe in piazza Santa Croce. Stanco poi dell’Italia, si trasferì a Parigi, dove conobbe molti personaggi importanti, tra cui Picasso, Valéry e Apollinaire. Grazie a queste amicizie, espose nel Salon d’Automne e nel Salon des Indépendants, grazie ai quali ottenne sempre più fama, iniziando a dipingere i suoi primi manichini. 

La pittura metafisica

Quando esplode la Prima Guerra Mondiale però, Giorgio si arruola come volontario insieme al fratello Alberto. I due vengono inviati in servizio nell’ospedale militare a Ferrara, città dove trovò nuove ispirazioni, soprattutto in seguito al grande incontro con il pittore futurista Carlo Carrà, con cui darà avvio alla corrente nota come “pittura metafisica”. Essa è un’arte che usa strumenti tecnici come prospettiva, chiaroscuro, colore, per rappresentare però qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio. Anche i luoghi, per quanto realistici, assumono una valenza onirica per via di una prospettiva spesso distorta, elementi apparentemente fuori luogo e di colori innaturali.

Il paesaggio ferrarese fu fondamentale per l’impronta metafisica, caratterizzata da scenari irreali e misteriosi, in una solitudine sospesa e allucinatoria. I suoi quadri rappresentano semplici e vuote piazze, dove si materializzano oggetti estrapolati dalla loro realtà e riportati nel quadro come segni assoluti di memoria. Nello spazio mentale del quadro si assemblano con lo stesso non senso in cui si vive la realtà del sogno, tanto che l’uomo ad esempio viene ridotto a cosa, a manichino, a statua di marmo, a silhouette, privo di qualsiasi identità che non sia l’apparizione metafisica. Di questa idee sono le sue celebri opere Il Grande Metafisico, Ettore e Andromaca, Il trovatore e Le Muse inquietanti.

Ultimi anni e la Neometafisica

Nel 1937 è costretto a spostarsi tra Milano, Parigi, Londra, Firenze, Torino e Roma, ma anche Parigi e New York. Questo tour artistico, permise a De Chirico di venir influenzato da diversi movimenti, inizialmente di fattura più classica ispirata agli antichi maestri, e poi di stile barocco, con nature morte, soggetti storici mitologici e autoritratti come il famoso Autoritratto con corazza. Questa tipologia di opere però furono in netta opposizione al modernismo, e per questo venne fortemente criticato, tanto che molti dei sui amici artistici gli girano le spalle. La frattura con i surrealisti fu ormai totale e destinata ad aggravarsi negli anni successivi.

E’ in seguito a questo periodo che inizia un nuovo periodo di ricerca conosciuto come la Neometafisica, durante il quale dipinge opere sulla meditazione e la rielaborazione di soggetti della sua pittura realizzati negli anni Dieci, Venti e Trenta. I suoi iconici soggetti verranno reinterpretati sotto una nuova luce, con colori accesi e atmosfere più serene rispetto a quelle severe e cupe della prima Metafisica. È con grande poesia che crea composizioni all’interno delle sue più famose innovazioni spaziali, abitate invece da personaggi mitologici come Minerva e Mercurio. L’artista, ormai stimato e riconosciuto, avrà l’onore di festeggiare il novantesimo compleanno, nel 1978. Si spegnerà pochi mesi dopo a causa di una lunga malattia.

Federica.

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