ALMANACCO: 19 Novembre muore il pittore Nicolas Poussin

Importante pittore francese, Nicolas Poussin morì il 19 Novembre del 1665. Di piena impostazione classica, diventerà uno dei massimi esponenti del barocco francese, le cui opere ebbero per molti secoli una significativa influenza su pittori francesi come Jacques-Louis David, Ingres e Nicolas-Pierre Loir. Nel suo lavoro sono caratteristiche predominanti chiarezza, logica e ordine.

Nato in Normandia 1594, da una famiglia modesta, che però non approvò mai la scelta di Nicolas di intraprendere una carriera nel mondo dell’arte. Infatti, visto che il padre lo voleva avvocato, Poussin all’età di 18 anni, scappò di casa, decidendo di intraprendere gli studi alla pittura. Fu per questo che si spostò a Parigi per lavorare all’interno di diversi atelier di pittori dove, si guadagnò da vivere, e ottenendo anche le prime commissioni.

L’esordio a Parigi

Nella capitale francese venne fortemente influenzato dall’arte di quel periodo, che fu in una fase di transizione. Infatti l’antico sistema dell’apprendistato non fu più apprezzato, mentre le accademie, che diventeranno il futuro, non presero ancora piede in maniera evidente. Inoltre a Parigi, entrerà in contatto anche con l’arte rinascimentale italiana, facendosi affascinare dalle opere di Raffaello Sanzio e Giulio Romano. Fu per questo, che nel 1620 intraprese un viaggio verso Roma, anche se dopo brevissimo tempo fu costretto a far ritorno a causa delle sue condizioni di salute.

Ritornato a Parigi, incontrò diversi personaggi illustri del tempo, come Giambattista Marino, il poeta di corte dei Medici, il quale lo scelse per illustrare una edizione delle Metamorfosi di Ovidio. Fu proprio grazie a lui che dopo 4 lunghi anni, nel 1624, Poussin riuscì finalmente a raggiungere Roma, e a stabilirsi nella città fino alla fine dei suoi giorni. Andato a vivere con Marino, gli si aprirono le porte di ricche famiglie romane, tanto che venne introdotto prima a Marcello Sacchetti, il quale a sua volta lo presenta al Cardinale Francesco Barberini.

Il periodo romano

Ma anche negli ambienti romani la sua affermazione in campo artistico si mostrò lenta e difficoltosa, soprattutto perchè Poussin conduceva una vita molto regolare divisa fra lavoro e svaghi, e per questo non ottenne che piccoli incarichi. Allo stesso tempo però, nella capitale, ebbe la possibilità di approfondire le sue conoscenze sull’arte di Raffaello, indirizzandosi anche verso lo studio dell’anatomia, dell’ottica e della prospettiva. Fu proprio per questo che non scelse di seguire la tanto amata tendenza “caravaggesca”, ma preferì seguire la tradizione pittorica veneziana del Cinquecento, divenendo forte ammiratore di Tiziano.

Dopo alcune difficoltà economiche, l’artista francese riuscì a stabilizzare la propria posizione, soprattutto grazie alle commissioni di raffinati e colti collezionisti romani, che ancora apprezzavano le opere di stampo classico. Dipinti su commissione sono il Martirio di S. Erasmo, la Morte di Germanico, il Trionfo di Flora, Apparizione della Vergine a san Giacomo il Maggiore, Venere e Adone, Mida e Bacco, l’Ispirazione del poeta e la Strage degli innocenti. In queste complesse composizioni sono racchiuse le diverse esperienze dell’artista normanno, ovvero l’arte veneta, gli arazzi di Raffaello e lo studio sulle antiche sculture.

Le opere più famose

A cavallo tra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta l’artista francese sperimenta e delinea in maniera definita il proprio stile, in un periodo in cui il barocco romano sta emergendo con forza. A ciò contribuironoo anche le sue amicizie, con Andrea Sacchi, Claude Lorraine, Jacques Stella e molti altri. Questo fece indirizzare la sua produzione verso dipinti di tipo storico o mitologico, come La peste di Ashdod, Il ratto delle Sabine, Narciso ed Eco, ma anche San Giovanni che battezza la turbe e La caduta della manna, due dipinti in cui si manifesta l’interesse per il paesaggio.

Ripetutamente invitato a rientrare in Francia, accettò solo quando il suo amico più devoto, Paul Fréart de Chantelou, venne a cercarlo nel 1640. In patria fu ricevuto con grandi onori, tanto che Luigi XIII e Richelieu gli chiesero di assumere la supervisione dei lavori del Louvre, divenendo inoltre primo pittore del re e direttore generale degli abbellimenti dei palazzi reali. Ovviamente questa importanza, incontrò tutta la gelosia di diversi pittori, tra cui Vouet, già primo pittore del re, che limitò molto il suo lavoro, tanto che consegnò a Richelieu solamente qualche tavola, tra cui il Trionfo della Verità.

Ultimi anni

Fu proprio questa poca attività nella capitale francese, che lo spinsero a tornare a Roma nel 1642, promettendo di non tornare mai più. Tornato in Italia, poté realizzare molte tavole mitologiche, come Orfeo e Euridice, Orione cieco, I Pastori dell’Arcadia e bibliche Le quattro stagioni che gli assicurarono una fama europea. Intanto una malattia, presentatasi inizialmente con tremore alle mani, lo costringe a periodi di totale inattività. Nonostante tutto continua a dipingere sino a quasi il raggiungimento della sua morte, che avviene il 19 novembre del 1665.

Federica.

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