ALMANACCO: 18 Novembre muore il pittore Man Ray

Pittore, fotografo e grafico statunitense, Man Ray morì il 18 Novembre del 1976. Il suo nome fu indissolubilmente legato ai movimenti artistici del dadaismo e del surrealismo, nella città di New York, nei primi decenni del Novecento. Attraverso le sue opere, in linea con il movimento surrealista, riuscì a superare la realtà per esplorare le pieghe dell’inconscio, dando vita a foto che sembrano giungere da sogni sfocati, sfuggenti come il loro ricordo al mattino.

Man Ray, all’anagrafe Emmanuel Rudzitsky, nasce a Filadelfia nel 1890, in una famiglia di immigrati russi di origini ebraiche. Cresciuto a New York, nel quartiere Williamsburg di Brooklyn, decide di allontanarsi dal mestiere dei genitori, impegnati nell’industria tessile, pur mostrando una notevole abilità manuale nel corso della sua infanzia. E’ grazie a questa passione, che dopo aver completato la scuola superiore, scelse di dedicarsi all’arte, rifiutando così la borsa di studio in architettura che gli spetterebbe.

Esordi artistici

Si trovò quindi nella Grande Mela a lavorare alle arti grafiche, realizzando dipinti ispirati al cubismo, e lavorando saltuariamente come grafico e disegnatore. Nel 1914, ebbe l’idea di acquistare la sua prima macchina fotografica, utilizzandola come strumento per fotografare e catalogare le sue opere. Sarà proprio questo che avvicinerà il pittore alla fotografia. A questo periodo risale Cadeau, una delle opera più famose dell’artista, un ferro da stiro arrugginito tipico del movimento dadaista, per cui Man Ray realizzò numerose repliche nel corso degli anni.

Fondamentale per la sua carriera artistica fu l’incontro con l’eclettico Marcel Duchamp, a New York nel 1915. Tra i due artisti nacque sin da subito una grande sintonia che li spingerà a collaborare per dare vita al ramo americano del dadaismo, sviluppatosi in Europa in segno di radicale rifiuto rispetto all’arte tradizionale. Seguendo il suo amico, decise nel 1921 di lasciare gli Stati Uniti, per trasferirsi a Parigi, città molto attiva dal punto di vista artistico, dove conobbe i principali artisti dell’epoca, come Picasso, Dalì, Bunuel, Chagall, Mirò.

Ritratti e tecniche fotografiche

Nella capitale francese, si mise in mostra soprattutto con i suoi ritratti fotografici, immortalando i protagonisti della scena intellettuale francese. I suoi scatti furono ricchi e complessi, le regole iniziarono a cadere, il dettaglio poteva diventare il focus dell’immagine nonché la sua fonte di significato. Tra i suoi ritratti fotografici, ricordiamo ad esempio, Le violon d’Ingres, in cui riprende la schiena nuda della modella Kiki de Montparnasse , sulla quale disegna a pennarello due “Effe” di violino. Altra opera celebre dell’artista è Lacrime di vetro, in cui le lacrime non sono che perle di vetro poggiate sulla foto di un volto reale.

Man Ray non fu solo un semplice fotografo, ma uno sperimentatore con la tendenza di cercare sempre strade nuove. A lui si devono le cosiddette “Rayografie”, ovvero immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile, rendendo in questo modo i soggetti misteriosi e spettrali. Un’altra sua tecnica innovativa fu quella della “Solarizzazione”, ovvero un effetto che permetteva di circondare le figure in foto con un’aurea che dava alla immagini una qualità metafisica con effetti eterei. Una pratica di sviluppo dei negativi i quali, drasticamente sovraesposti, vanno incontro ad un processo di inversione tonale che dona alla fotografia un aspetto unico e sbalzato.

Tra fotografia, cinema e scultura

Viste queste premesse da fotografo innovativo ed astratto, Man Ray aderì con entusiasmo al movimento surrealista, diventando nel 1924 il fotografo più importante del movimento. In quegli anni alterna la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue alla produzione dei suoi lavori di ricerca artistica. Insieme a Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso, fu rappresentato nella prima esposizione surrealista tenuta alla galleria Pierre a Parigi nel 1925. Iniziò, inoltre a lavorare come regista, dirigendo Retour à la raisonAnemic cinema, Emak-bakia, L’etoile de mer, e Le mysteres du chateau de dé.

Di Man Ray fotografo si è già parlato, non va tuttavia dimenticato il suo contributo di pittore e scultore. Sono infatti famose le sue sculture note come Oggetti d’affezione e Oggetto da distruggere, un metronomo sulla cui punta Man Ray incolla la fotografia di un occhio. L’originale è perduto, la leggenda vuole che durante un’esposizione un visitatore abbia preso alla lettera l’invito implicito nel nome e lo abbia appunto distrutto. L’originalità del suo lavoro si evince anche dal fatto che il lavoro di Man Ray, non è mai soltanto un ready made, ma sempre un ready made modificato attraverso uno strano connubio, che si abbini all’altro per contraddizione e paradosso.

Ultimi anni

Ma allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’avanzata dei nazisti in Francia, Man Ray che aveva origini ebraiche, fu costretto a lasciare Parigi, ritornando negli USA. Giunto in America, decide di vivere a Los Angeles, dove espose le proprie opere, insegna pittura e fotografia e inoltre proseguendo la propria ricerca artistica. Ma visto che il suo cuore rimase a Parigi, città di adozione, a guerra conclusa, decise di ritornare nella capitale francese e stabilirsi nel quartiere degli artisti, dove rimarrà fino alla sua morte nel 1976.

Federica.

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