ALMANACCO: 17 Novembre nasce lo scultore Giò Pomodoro

Scultore, orafo, incisore e scenografo italiano, Giò Pomodoro, all’anagrafe Giorgio Pomodoro, nacque il 17 Novembre del 1930. Fratello del famoso scultore Arnaldo, Giò viene considerato uno fra i più importanti scultori astrattisti del panorama internazionale del XX secolo. Famoso per le sue opere astratte, nelle quali attraverso il ciclo della materia, del vuoto e della geometria, riusciva ad optare per uno sviluppo plastico della materia.

Nato ad Orciano di Pesaro, nelle Marche, nel 1930. Insieme alla famiglia si spostò a Pesaro, città dove inizio a studiare all’istituto per geometri, dove impara l’arte della cesellatura presso un orafo. Nel 1954, dopo la morte del padre si sposterà per l’Italia e soggiorna a Firenze, Venezia e Roma, dove diede avviò alle sue prime esposizioni, presso la galleria Numero di Firenze, la galleria del Cavallino di Venezia e la galleria dell’Obelisco di Roma.

Esordio artistico

Dopo questo peregrinare in tutta Italia, si stabilisce definitivamente a Milano con la madre, la sorella e il fratello Arnaldo. L’ambiente artistico e culturale milanese che inizia a frequentare in questo periodo è particolarmente attivo, tanto da essere uno stimolo per le sue opere. Insieme al fratello espose alla galleria Montenapoleone e alla Galleria del Naviglio di Milano. Entrato nel mondo dell’arte, conobbe molti artisti importanti come Piero Dorazio, Gastone Novelli, Giulio Turcato, Tancredi Parmeggiani, Achille Perilli e Lucio Fontana, dai quali venne fortemente influenzato.

Insieme ad essi e a suo fratello Arnaldo, collaborò nella rivista Il Gesto, ed iniziò a far parte del gruppo Continuità, al quale parteciparono anche i critici Guido Ballo, Giulio Carlo Argan, e Franco Russoli. Fu proprio grazie a questo gruppo che Giorgio, a partire dal 1953 si iniziò a dedicare alla scultura e alla ricerca informale. Per un periodo rivolge le sue energie e il proprio estro in altri campi come la pittura, la scenografia, l’oreficeria e il design. 

Dall’informale segnico, al plasticismo materico

Anche se fece attivamente parte del gruppo Continuità, Giorgio con il passare del tempo se ne distaccò lentamente, per divergenze teoriche e diverso indirizzo di ricerca. Il suo linguaggio inizialmente tendeva all’informale segnico, con esperienze legate alla scrittura automatica e all’interpretazione razionale del segno. Va incontro a un pensiero di rappresentazione razionale dei segni, che riuscì a tradurre sotto un’attiva ricerca scultorea.

Approdò invece su concetti di materia, vuoto e geometria, sviluppando la tematica della tensione prima e della torsione poi. Predilesse ampie aree fluttuanti in bronzo e grandi blocchi scolpiti nel marmo o squadrati con rigidezza nella pietra. Uno sviluppo plastico della materia, che possiamo ritrovare nelle opere del periodo, Superfici in tensioneFolle e poi in torsioni con SoliArchi e Spirali. In queste opere solitamente si aprono degli spazi vuoti che lasciano irrompere la luce del sole. Il sole è spesso il soggetto delle sue opere, a cui sono legati dei precisi significati ideologici costruiti dall’autore, anche se esso non viene rappresentato esplicitamente.

Esposizioni internazionali

Giò Pomodoro venne considerato uno dei maggiori scultori del XX secolo, tanto che venne invitato ad esporre in Italia e all’estero, ottenendo grandi consensi. Ad esempio venne chiamato ad esporre 2 volte alla Biennale di Venezia, dove, in occasione della mostra del 1956, espose gli Argenti fusi su osso di seppia, dedicati al poeta Ezra Pound. Nel 1959, venne invitato anche a “documenta 2”, mostra internazionale di Kassel, in Germania, dove espose l’opera Fluidità contrapposta. Nello stesso anno fu anche alla Biennale dei giovani artisti di Parigi, portando l’opera Superfici in tensione, vincendo il premio per la scultura insieme ad Anthony Caro.

Tra il 1966 e 1967 soggiornò due volte negli Stati Uniti per presentare alcuni suoi lavori alla galleria Marlborough e alla galleria Martha Jackson di New York. In questo periodo e per tutti gli anni 70, si dedicò a due cicli caratterizzati da opere voluminose e monumentali realizzate nello studio di Querceta di Serraveza in Versilia. Nelle sue opere predilige materiali come il marmo, la pietra e il bronzo e punta alla fruizione sociale dell’arte realizzando opere pubbliche, come la decorazione della piazza di Ales, progettata con gli abitanti, o della sua città natale. Ad esempio, per Orciano di Pesaro, suo paese d’origine, progettò una piazzetta nel centro storico, con ai lati un Orcio e una Corda in bronzo e al centro l’opera in marmo intitolata Sole deposto.

Ultime opere

Fra i lavori più noti di Giò Pomodoro vi sono le grandi opere monumentali, come Piano d’Uso Collettivo dedicato ad Antonio Gramsci, Teatro del Sole, Solstizio d’Estate, Sole Aereospazio, Scala Solare – Omaggio a Keplero, e molte altre. Va ricordato anche il complesso monumentale di Monza, nella piazza di via Ramazzotti, che comprende le sculture in pietra del Sole – Luna – Albero, collegate tra loro da un percorso a fontana. Del tutto analogo, è l’imponente Luogo dei Quattro Punti Cardinali, opera all’interno del Parco Pubblico di Taino, di fronte al Lago Maggiore, che tratta di un grande luogo scolpito per l’incontro e la sosta della gente.

Federica.

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