ALMANACCO: 2 Novembre muore il pittore Luigi Amato

Pittore ritrattista italiano, Luigi Amato, morì il 2 Novembre del 1961. Considerato un interprete sensibile, con un gusto sicuro e raffinato, apprezzato sia in Italia, ma anche all’estero. La stima dei suoi contemporanei, era rivolta in particolar modo alla capacità di usare i pastelli e all’abilità nella ritrattistica. Dalle figure più umili a quelle più istituzionali, le sue doti nel padroneggiare il colore lo resero molto amato dalla critica.

Nato il 1º gennaio del 1898 a Spezzano Albanese, un piccolo centro in provincia di Cosenza. Fin da piccolo amava realizzare ritratti per i suoi familiari o riprodurre oggetti, che vedeva durante i suoi spostamenti dovuti al lavoro di costruttore del padre. Gli Amato infatti, sono una famiglia di costruttori e Luigi cresce affianco al padre seguendolo nei vari cantieri. Fu proprio dal padre che apprese i primi rudimenti di disegno e geometria, scoprendo così di essere molto appassionato all’arte.

L’esordio a Roma

Grazie alla sua passione, riesce a vincere una borsa di studio all’età di 14 anni, che lo portò a Roma per frequentare il Regio Istituto di Belle Arti. Qui, guidato dai grandi maestri dell’epoca,  tra i quali Umberto Coronaldi e Duilio Cambellotti, si dedica allo studio della figura. Lo studio nell’Accademia romana, continuò fino al 1916, anno in cui venne chiamato alle armi. Dopo vicissitudini di guerra, poté rientrare a Roma per continuare gli studi interrotti ed intraprendere la carriera di pittore, ritrattista e paesaggista.

Negi ambienti della capitale, il suo nome iniziò a circolare, diventando un ritrattista sempre più apprezzato. Riuscì ad allestire la sua prima mostra personale a Spezzano Albanese, il paese di nascita a cui rimarrà sempre molto legato, tornandoci spesso nel corso di tutta la carriera. Grazie a questa esposizione ottenne un riconoscimento unanime per la precisione e correttezza di linee, per il gusto squisito, per caratteristici e vigorosi effetti di luci ed ombre. Il talento del giovane calabrese non tarda ad essere riconosciuto, tanto che anche a Roma riuscì a tenere la sua personale esposizione, presso le sale di Palazzo Salviati, riscuotendo grande favore di critica e di pubblico.

Tra Londra e Roma

Affermatosi sempre di più come interprete sensibile e raffinato, Amato viene invitato nel 1938 al Salon di Parigi dove espose il pastello La Calabrese, ottenendo una menzione onorevole. L’anno successivo andò anche a Londra, chiamato per eseguire ritratti con oli e pastelli per le persone dell’alta società inglese e scozzese, e che presentò alla mostra Arlington Gallery. Il periodo londinese fruttò importante committenze, come numerosi politici, alti funzionari dell’esercito e perfino la regina Elena e il re Vittorio Emanuele III. Con l’accrescere della sua fama, ricevette anche il titolo di membro del Pastel Society e il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, che vide l’Italia opposta all’Inghilterra, Luigi Amato decise di rientrare nel suo paese per essere a Roma accanto alla moglie e al figlio. Ma nonostante lo spostamento e l’orrore della guerra, il suo lavoro non diminuisce. Anche nella Capitale ottenne molte importanti commissioni, e ordini di ritratti dai più illustri personaggi del tempo, come Mussolini, Teruzzi, De Bono, Lessona, e ritratti delle Signore dell’alta borghesia romana. Nel 1943, tenne inoltre un’altra mostra personale alla Galleria San Marco, rimasta famosa perché in sole 24 ore vennero vendute tutte le sessanta opere esposte, oli e pastelli. Un record forse mai raggiunto da nessuno e di cui la stampa parlò diffusamente.

Ultimi anni a Capri

Negli anni che seguirono il conflitto mondiale, Luigi non sentendosi più a suo agio nella caotica e disordinata Roma del dopoguerra, decise nel 1948 di trasferirsi a Capri, dove visse continuando il suo lavoro. Il clima, la gente, il paesaggio, l’atmosfera intellettuale e vacanziera, lo spinsero a trovare nuove fonti di ispirazioni, realizzate attraverso l’uso del pastello alternato all’olio, donando alle sue opere più luminosità e vivacità. Anche le tematiche rispecchiano l’ambiente isolano, con ritratti di figure di bambini, vecchi e fanciulle, incontrati per le strade di Capri.

Anche a Capri aprì uno studio, che in breve tempo venne frequentato da intellettuali e artisti di passaggio sull’isola. Conobbe così un mercato internazionale, che lo portò ad esporre in gallerie di New York, Chicago, Parigi, Londra, Lucerna, Vienna, Stoccolma e Johannesburg. Una breve e crudele malattia lo coglie nel migliore momento del suo genio artistico e delle sue capacità lavorative. Luigi Amato morì nel 1961 a soli 62 anni per una malattia fulminante.

Federica.

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