mARTEdì: l’oscura tempesta di GIORGIONE

Giorgione, o Giorgio da Castelfranco, è stato un pittore italiano cittadino della Repubblica di Venezia. Importante e popolare esponente della scuola veneta, la cui fama è dovuta soprattutto alla sua personalità, una delle più enigmatiche della storia della pittura. Oltre a non firmare nessuna delle sue opere, amava introdurre nei suoi lavori dei significati iconografici misteriosi, risultando così oggetto di numerosi dibattiti e controversie tra gli studiosi.

Uno fra i suoi dipinti più oscuri ed enigmatici fu La Tempesta, realizzata nei primissimi anni del 500. La celebre opera, che apparentemente potrebbe sembrare un semplice paesaggio con figure, in realtà nasconde un significato ambiguo e inquietante, che ancora oggi è oggetto di discussioni e studi. Dipinta da Giorgione, probabilmente su commissione del nobile veneziano Gabriele Vendramin per la sua collezione privata, e oggi conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia. 

Descrizione dell’opera

Il quadro ha per protagonista un paesaggio fluviale, per l’esattezza uno scorcio di campagna veneta raffigurato in un tardo pomeriggio estivo, prima dell’arrivo di un temporale. Sullo sfondo si distende un ridente paesino, improvvisamente illuminato da un fulmine. In primo piano sono dipinte due figure, una donna seminuda che allatta suo figlio, e un giovane e baldanzoso soldato abbigliato con vesti rinascimentali. I due personaggi non parlano fra loro, sembrano infatti non conoscersi. La donna, infatti, appare inquieta e preoccupata, come se temesse per sé stessa e per il piccolo. Questa incongruità è capace di comunicare una misteriosa tensione.

Al centro della scena è rappresentato un fiume, attraversato da un piccolo ponte, mentre ai lati è incorniciata da grandi alberi e cespugli che creano delle quinte naturali a destra e a sinistra. Sull’orizzonte si trova una città, oscurata da un cielo è cupo e denso di nubi, che viene squarciato dalla luce di un fulmine, che dà il titolo all’opera. Nella scena inoltre vengono introdotte rovine classiche, che sembrerebbero non c’entrare nulla con il resto dell’opera.

Interpretazioni

La tempesta è stata nel tempo oggetto delle più disparate decodificazioni, soprattutto riguardo le due figure e l’importanza del paesaggio. Alcuni anticamente sostennero che l’opera sia un grande simbolismo che raffigura la Forza (il soldato) e la Carità (la donna), due facce della stessa medaglia che convivono con i pericoli della natura (il fulmine). Altri hanno attribuito al dipinto significati alchemici per la presenza dei 4 elementi, ovvero terra, fuoco, acqua e aria. Molti storici hanno riconosciuto nelle figure Adamo, Eva e il loro primogenito Caino, successivamente alla cacciata dal Paradiso terrestre, mentre il fulmine sarebbe l’eco dell’ira divina. La tempesta diverrebbe così una metafora della condizione umana dopo il peccato, alla luce della dottrina cristiana.

Molti pensarono ad un’allegoria della conquista di Padova da parte della Serenissima avvenuta a metà del 1400. Infatti si riconoscono elementi dell’architettura padovana. Le prove a sostegno di questa tesi sarebbero la presenza dello stemma dei Carraresi, signori di Padova , sul muro della porta principale per accedere alla città. Per quanto riguarda le figure umane, potrebbero essere la città di Padova spogliata di tutto e costretta ad allattare la Serenissima, mentre il soldato sarebbe uno Stradioto, soldato di ventura di origine albanese, utilizzato come mercenario dalla Repubblica di Venezia.

Ultime scoperte sul quadro

Una recente analisi ai raggi x ha però dimostrato che Giorgione, nel corso del tempo, fece molti cambiamenti, modifiche e pentimenti sull’opera. Sotto il soldato, infatti si trova un’altra figura di donna nuda impegnata a lavarsi, in seguito cancellata dall’artista. Ciò confermerebbe che il pittore sviluppava i contenuti nel momento stesso in cui li dipingeva, e che quindi non c’era un vero e proprio tema stabilito in tutti i suoi dettagli.

Federica.



2 pensieri riguardo “mARTEdì: l’oscura tempesta di GIORGIONE

  1. la conquista di Padova da parte di Venezia è del 1405 con la fine della famiglia da Carrara, condannata a morte dalla Repubblica di Venezia in tutti i membri maschi e giustiziati.
    Suggestiva l’interpretazione, le mura potrebbero essere quelle di Cittadella con lo stemma dei Da Carrara. La simbologia è forte e affascinante, mi concentrerei sull’acqua e il suo scorrere, simbolo del tempo e sulla divisione tra la nascita e ciò che essa porta di nuovo. Giorgio era da Castelfranco ed era stato suddito di Padova prima di essere veneziano, la rivalità tra le due città dopo la decisione di Venezia di avere un “dominio de tera” era ormai una lotta per l’esistenza. A poco servirono i cambi di campo dei Da Carrara e neppure fu utile il legame con il regno d’Ungheria, Venezia non si fidava del vicino e l’ennesimo “tradimento” fu la scusa per eliminare l’unica città che poteva frapporsi sino al ducato di Milano. Come Giorgione vivesse questo cambiamento epocale non lo sappiamo, di certo Padova era la culla del neo platonismo e di una rinnovata laicità del vivere, portava con sé il fascino di Pietro d’Abano e del suo esoterismo, aveva un atteggiamento molto più libero nella politica seguendo il pensiero di Marsiglio Ficino, immagino la tempesta come il preannunciarsi di un’epoca nuova e di ferro, contrapposta al tempo in cui c’era libertà di pensiero e d’azione. In questo il simbolo dello stradiota (o schiavone?) è sia il nuovo dominio straniero sia il deridere la forza perduta, solo la nascita, il tempo e il lavacro poi coperto riscattano la speranza.

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