ALMANACCO: 21 Ottobre muore il poeta Pietro Aretino

Poeta, scrittore e drammaturgo italiano, Pietro Aretino morì il 21 Ottobre del 1556. Soprannominato il Divino, è conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato licenzioso, fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, per ottenere apprezzamenti da parte dell’ambiente cardinalizio. Fu questa la sua particolarità, ovvero intendere il mestiere di letterato come una professione proficua dal punto di vista finanziario.

Nasce il 20 aprile del 1492. Il suo cognome è fittizio ed è soltanto un omaggio alla sua città natale, ovvero Arezzo. Poco si sa della sua infanzia, se non che Pietro è figlio di una cortigiana, e di un calzolaio. Intorno ai quattordici anni di età, si trasferisce a Perugia con la famiglia, dove ha la possibilità di studiare pittura e frequentare l’università locale. Fu proprio nella città umbra che compose le sue prime poesie giovanili in stile petrarchesco.

Il periodo romano

Dopo il periodo a Perugia, si trasferisce a Roma, intorno al 1517, prima a servizio del facoltoso banchiere Agostino Chigi e poi del cardinale Giulio de’ Medici. Nei suoi primi anni romani, divenne noto soprattutto per aver scritto le cosiddette Pasquinate, uno dei suoi primi lavori, costituiti da poemetti satirici indirizzati a papa Adriano VI, successore dell’energico Leone X. Queste presero spunto dalle proteste anonime contro la Curia e collocate in piazza Navona sul busto in marmo del Pasquino, da cui prende il nome l’opera.

Questi componimenti ovviamente gli crearono molti problemi, al punto che fu costretto all’esilio e a girovagare per l’Italia fino al 1523, quando venne eletto a papa il suo antico signore Giulio de’ Medici col nome di Clemente VII. Tornato a Roma riprende la sua attività letteraria, dando vita alla prima redazione manoscritta de La Cortigiana, una commedia in cui gli intrecci amorosi sono ricchi di allusioni sessuali. L’Aretino fu anche autore, in questo periodo, di sedici Sonetti lussuriosi a tema erotico con tono fortemente licenzioso. Ovviamente anche queste due opere scatenarono l’ira del potente vescovo Gianmatteo Giberti che addirittura assoldò un sicario per ucciderlo.

La libertà letteraria a Venezia

Aretino sopravvissuto per miracolo all’attacco, decise di abbandonare Roma per sempre, stabilendosi prima a Mantova e poi a Venezia. Fu proprio nella città lagunare, che passerà il resto della sua vita, soprattutto perchè fu centro culturale particolarmente attivo in quanto indipendente dalla censura papale. Qui comincia la sua intensa produzione letteraria, segnata da scritture e pubblicazioni di diversi generi, dall’opera teatrale al dialogo, dal dialogo parodistico alla tragedia, dall’epistolografia alla letteratura oscena, fino alle opere religiose.

Quantità ed varietà di opere che lo portarono ad affermarsi come scrittore indipendente, riuscendo a mantenersi semplicemente scrivendo. Nella città lagunare può contare su una maggiore libertà, oltre che approfittare dello sviluppo notevole raggiunto dall’industria tipografica. Fu per questo che continuò a scrivere satire verso la Chiesa e i signori dell’Italia 500esca, e ottenendo la fama di “flagello dei principi”. Pietro Aretino muore il 21 ottobre del 1556 a Venezia, probabilmente per le conseguenze di un colpo apoplettico, dovuto forse a un eccesso di risa.

Federica.

Una opinione su "ALMANACCO: 21 Ottobre muore il poeta Pietro Aretino"

  1. La materialità dei suoi temi, il gergo popolare della maldicenza e della beffa, dell’ironia su tutto questo lo rende, così come François Villon in Francia, un poeta eterno, sempre attuale perché la gente non perde mai i suoi vizi. Lo adoro da anni e leggerlo alleggerisce tante giornate. Le poesie che suscitano sorrisi fanno bene come quelle che solcano lacrime d’emozione sul viso.

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