mARTEdì: i famosi Stati d’Animo di UMBERTO BOCCIONI

In occasione della sua nascita, avvenuta il 19 Ottobre del 1882, scopriamo Umberto Boccioni e le sue opere moderne e dinamiche. Fu infatti l’idea di rappresentare visivamente il movimento e la sua ricerca sui rapporti tra oggetto e spazio, che influenzarono fortemente la pittura e la scultura del XX secolo. Attraverso la tecnica del Dinamismo Plastico, venne considerato un esponente di spicco del Futurismo.

Furono diversi i lavori che lo hanno reso famoso, tra questi, ricordiamo il dipinto La città sale e la statua Forme uniche della continuità nello spazio. Tuttavia, le opere che descrivono al meglio la sensazione di movimento, dinamismo interiore ed espressività, compongono la serie di tele intitolare Stati d’animo. Le serie si dividono in due trittici creati nel 1911 il primo, e nel 1912 il secondo, conservati rispettivamente al Museo del Novecento di Milano e al MOMA di New York. Entrambi i trittici sono divisi in: Gli addii, Quelli che vanno e Quelli che restano.

Descrizione Gli Addii

Il primo quadro, Gli addii, fa da preludio agli altri due, introducendo il contesto in cui vanno interpretati. Il dipinto ritrae una stazione ferroviaria dove il treno avanza velocemente provocando un groviglio di linee circolari e orizzontali. Boccioni lega l’opera all’emozione di un sentimento invincibile ed eterno, ovvero quando il destino ci separa dalle persone che fanno parte della nostra vita. L’artista immagina un abbraccio prima della partenza, in un intrecciarsi di corpi e di sguardi intensi, dove la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi. E’ lo stesso tema per entrambe le tele ma affrontato completamente in modo diverso.

Nel primo trittico di Boccioni, questa tela è prettamente futurista divisionista, ma ancora con tendenze espressioniste. Risalente al 1911 e conservata a Milano nel Museo del Novecento, riporta una scomposizione della luce e dei colori, che sembrerebbe un miscuglio indeterminato deciso. Nel secondo trittico invece, tutto cambia, attraverso un’influenza cubista in seguito ad un viaggio avuto a Parigi. L’opera, conservata oggi al MOMA di New York, annulla ogni forma e distrugge i soggetti cubisticamente. Il suo obiettivo è quello di rompere l’apparente calma precedente per lasciare spazio a linee tratteggiate e vari movimenti contrastanti. La particolarità è quella di non sentire la pesantezza dei saluti e la tristezza degli abbracci protagonisti di ambedue le opere.

Descrizione Quelli che vanno

In Quelli che vanno, come fa intuire il titolo, l’artista futurista esplora le emozioni provate da coloro che salgono sulla locomotiva e partono. La prima e la seconda versione, presentano entrambe delle linee orizzontali incrinate verso destra, che danno la sensazione di movimento e dinamicità. Tale movimento può essere paragonato ad un fulmine o una saetta, espresso dal verso con cui il colore è stato posizionato sulla tela. Quello che viene messo in risalto è l’angoscia che prova chi parte, e la tristezza di non poter condividere la futura quotidianità con le persone che ama e che lo hanno sempre accompagnato.

Nella prima versione, i colori sono vividi, accesi e splendenti, mentre sullo sfondo si intravedono delle piccole case in lontananza. Questa tela fu tutta basata sulla resa della velocità, data dalle linee diagonali che tagliano la tela, attraverso la resa del movimento, tema che i futuristi amavano profondamente. Nella seconda versione i colori sono simili, con una preponderanza di blu freddo e cupo. Anche in questo caso i soggetti sono dati da linee verticali della velocità, che dominano tutta la tela, ma anche qui si nota l’influsso del cubismo, soprattutto sui volti dei personaggi, scomposti e visti contemporaneamente da più angolazioni.

Descrizione Quelli che restano

Quelli che restano, infine, è il dipinto che chiude il trittico degli Stati d’Animo ed è forse quello più struggente ed emotivamente più pesante. Boccioni cerca d’immedesimarsi con coloro che sono rimasti sulla banchina, e hanno appena visto gli affetti più cari allontanarsi. Infatti, chi resta dopo aver salutato un affetto senza averlo potuto seguire si sente abbattuto, scoraggiato e abbandonato. Anche le linee e i colori scelti, riportano esattamente queste emozioni, attraverso l’utilizzo di una monocromia, con toni freddi e depressi. Le linee verticali pesano sulle spalle delle ombre che sono dovute rimanere alla stazione.

Nella prima tela i personaggi sembrano quasi dei fantasmi, tanto che le loro sagome, con il capo chinato, risultano stanche e abbattute. Sembrano essere rappresentate in un limbo, incapaci di andare avanti e impossibilitati a tornare indietro. Il verde è il colore protagonista, in tutte le varie tinte, che avvinghia le figure umane pressate dalla forza di gravità. Nel secondo quadro, la scena si ripete, anche qui i personaggi marciano stanchi e depressi verso un punto lontano dalla stazione, e qui le linee verticali diventano delle lame, che feriscono gli animi. In questo caso è il blu predominante nell’opera, tanto che rende nel dettaglio una scena tipicamente invernale, avvicinandoci all’idea di un freddo rigido e gelido dei ghiacciai.

Federica.

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