ALMANACCO: 18 Ottobre muore l’inventore Antonio Meucci

Grande inventore e patriota italiano, Antonio Meucci morì il 18 Ottobre del 1889. Celebre per una lunga lista di invenzioni, tra cui candele steariche, oli per vernici e pitture, bevande frizzanti, condimenti per pasta, ma soprattutto per aver sviluppato un dispositivo di comunicazione vocale, ovvero il primo telefono, il cosiddetto telettrofono. 

Nasce a San Frediano, il quartiere popolare della città di Firenze, il 13 aprile 1808. All’età di 13 anni, Meucci venne ammesso all’Accademia Belle Arti, dove studiò disegno di figura, chimica e meccanica, studi che però non potrà portare a termine a causa delle ristrettezze economiche della famiglia. Fu così che inizia a lavorare molto giovane per potersi pagare da solo i corsi, svolgendo varie professioni, da quella di impiegato doganiere, a quella di meccanico di teatro.

Gli esordi a Teatro

Fu lavorando al Teatro della Pergola, che trovò la sua strada, grazie al primo macchinista Artemio Canovetti, che cercava in quel periodo proprio una persona che avesse frequentato l’accademia e che si intendesse di meccanica. Questo lavoro costituì per Antonio un’esperienza di altissima professionalità, facendo un po’ di tutto, dalla meccanica alla chimica, dall’ottica all’elettricità e in generale tutta la fisica, oltre alle arti figurative. Fu proprio nel teatro che Antonio mise a frutto la preparazione tecnica ricevuta in Accademia.

In un piccolo sgabuzzino assegnatogli come camerino, impiantò il suo primo laboratorio. Fu qui che realizzò il suo primo progetto per un telefono acustico, utilizzato per comunicare dal piano del palcoscenico alla graticcia di manovra a 18 metri di altezza, grazie a un tubo acustico che correva incassato nel muro. Questa innovazione di Meucci apportata al teatro, fu apprezzata da tutto il personale e particolarmente ai soffittisti, il quale permise di lavorare in sicurezza e con facilità.

L’esperienza a Cuba

Dietro al Teatro la Pergola però, agiva un gruppo di carbonari in contatto con Genova per appoggiare l’azione di Giuseppe Mazzini. Fu in questo modo che si avvicinò alla politica, venendo coinvolto nei moti rivoluzionari del 1831 e, a causa delle sue convinzioni politiche per le sue idee liberali e repubblicane, sarà costretto a fuggire dal granducato di Toscana. Emigrato in America si stabilì inizialmente a Cuba, dove iniziò a lavorare come attrezzista e ingegnere nel Gran Teatro dell’Avana. I quindici anni all’Avana furono per Meucci i più felici e redditizi della sua vita. 

Nel frattempo si interessò alla lettura e lo studio di alcuni libri che trattavano di galvanostegia, cioè della ricopertura elettrochimica tramite apposite batterie, con oro o argento di oggetti di metalli meno pregiati come ferro, ottone o rame. Meucci quindi fu il primo ad introdurre questa tecnica in America, acquisendo di conseguenza molta popolarità. Ovviamente però non abbandonò mai gli esperimenti di elettroterapia, iniziati teatro fiorentino, tanto che Antonio scoprì, nel 1849, la trasmissione della voce per via elettrica, divenendo così in assoluto il primo pioniere del telefono elettrico della storia. La sua invenzione prese il nome di “telegrafo parlante”, ribattezzato successivamente telettrofono.

New York e il caso del brevetto

Meucci, al massimo della sua popolarità, decise di lasciare Cuba, per trasferirsi negli Stati Uniti, precisamente a Staten Island, un’isoletta di fronte a New York, dove rimase fino alla morte. Qui aprì una fabbrica di candele steariche, entrando in società con l’amico Giuseppe Garibaldi, conosciuto proprio nella città americana. La fabbrica, però non ebbe molto successo, tanto che decise di trasformarla in una fabbrica di birra lager, altro tentativo non andò a buon fine. Meucci così si concentrò sul portare avanti i suoi studi sull’apparecchio telefonico, che culminarono nel 1856 con la realizzazione di un primo modello.

Meucci brevettò così il suo apparecchio nel 1871, ma a causa della mancanza di risorse economiche dovute al fallimento della sua fabbrica, cercò disperatamente finanziamenti presso facoltose famiglie in Italia, senza però ottenere i risultati auspicati. Fu così che, qualche anno più tardi, il signor Alexander Graham Bell brevettò un apparecchio simile, rivendicando la priorità dell’invenzione. Ovviamente Meucci, sospettando che Bell gli abbia copiato i disegni, ne aprì una lunga disputa giudiziaria, che però vide Meucci soccombere. Fu così che nel 1887 il giudice riconosca a Meucci solo l’invenzione del telefono meccanico, ma attribuendo a Bell quella del telefono elettrico, lasciandolo libero di sviluppare la sua azienda, la Bell Company, che diventa un colosso delle telecomunicazioni.

Ultimi anni

Antonio Meucci muore all’età di 81 anni, il 18 ottobre 1889, poco prima che la società Globe presenti ricorso contro la sentenza. La Corte Suprema statunitense deciderà quindi per l’archiviazione del caso, e di conseguenza per oltre un secolo, ad eccezione dell’Italia, Bell venne considerato l’inventore del telefono. Solamente l’11 giugno del 2002 il congresso degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto Antonio Meucci come primo inventore del telefono.

Federica.

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