ALMANACCO: 13 Ottobre muore il poeta Vincenzo Monti

Poeta, scrittore, traduttore, drammaturgo e accademico, Vincenzo Monti morì il 13 Ottobre del 1828. Viene comunemente considerato uno degli esponenti per eccellenza del Neoclassicismo italiano, anche se la sua produzione ebbe uno stile mutevole, tanto da avvicinarsi a quella che sarà la sensibilità romantica. Principalmente ricordato per la traduzione dell’Iliade, passò come lo scrittore che rappresenta più di tutti la crisi d’identità dell’intellettuale italiano di fronte alle trasformazioni politiche e sociali, dalla rivoluzione napoleonica alla restaurazione. 

Nato nel 1754 in provincia di Ravenna, nel territorio dello Stato della Chiesa. Cresciuto dal sacerdote della contrada, Vincenzo studia nel seminario di Faenza, dove per la prima volta si avvicina al mondo della poesia. Per volere dei genitori, si iscrisse all’Università di Ferrara per studiare medicina. Dovette lottare per abbandonare la materia e il borgo natìo, dove la famiglia, totalmente insensibile alla letteratura, voleva trattenerlo.

Gli esordi a Roma

Dimostrò comunque un talento sorprendente e precoce per le lettere, cominciando a scrivere versi latini di argomento sacro per farsi notare dagli ambienti ecclesiastici. Sin dall’inizio ebbe una tendenza alla rielaborazione di modelli classici precedenti, fondendo assieme le fonti e creando così uno stile del tutto nuovo. Qui ovviamente è l’Accademia dell’Arcadia a dominare, con contaminazioni verso Dante e Petrarca. Questo ritorno al classicismo, lo portò ad essere apprezzato anche da Scipione Borghese, che nel 1778 lo invitò a trasferirsi a Roma, suo ospite presso il palazzo Doria Pamphili in Piazza Navona.

Si ritrovò così nella capitale, che era in quel momento nel momento più alto della sua stagione neoclassica, spinta dal volere di Pio VI, che intende sfruttare il rinnovato interesse per l’antico per esaltare l’Urbe contemporanea. Qui nel 1799 compose La prosopopea di Pericle, dedicata al Visconti, e La bellezza dell’universo, cantica scritta in occasione del matrimonio del nipote del papa Pio VI, che lo colpì tanto da prenderlo come segretario personale. Una volta inseritosi nell’alta aristocrazia romana, diventa una delle sue voci più importanti, componendo diverse opere poetiche e due tragedie ispirate a Shakespeare: l’Aristodemo e il Galeotto Manfredi.  

L’impronta neoclassica

Le opere di Monti, di chiara appartenenza neoclassica, si caratterizzano per la forte attenzione alla contemporaneità, cosa che lo spinse a comporre in profonda relazione con gli eventi sociali e culturali del suo tempo. Ne sono un esempio i versi Sciolti a Sigismondo Chigi e i Pensieri d’amore, che risultano essere fortemente influenzati dalla lettura di Goethe e MacPherson. Che Monti si sforzasse di imitare stili eleganti ed efficaci non è casuale, in quanto la poetica classicista si basa sui princìpi dell’emulazione e dell’imitazione. 

Allo scoppio della Rivoluzione francese, Vincenzo Monti venne spinto inizialmente verso delle posizioni conservatrici. Secondo queste idee, compose poema, intitolato la Bassvilliana, in cui viene raccontata la storia di un diplomatico francese ucciso a Roma per le sue idee rivoluzionarie. Si rivela un poema romantico che, pur non essendo completato, mette in luce l’orrore suscitato dal periodo rivoluzionario, tanto da diventare un capolavoro della letteratura antifrancese reazionaria.

Il cambiamento poetico e l’Iliade

Colpito da una crisi esistenziale tra il 1793 e il 1797, Vincenzo Monti decise improvvisamente di avvicinarsi agli ideali repubblicani e giacobini, al punto di decidere di abbandonare definitivamente Roma, città ormai sempre più preda dei fermenti anticlericali. Si trasferì quindi a Milano, divenendo sostenitore del potere napoleonico, ottenendo vari incarichi nella Repubblica cisalpina e la cattedra di eloquenza all’università di Pavia. A questo periodo vede progressivamente spegnersi la sua vena poetica celebrativa, caratterizzata solo dall’opera  Musogonia, che narra la nascita delle muse, e che viene dedicata a Napoleone. Notevoli, invece, furono i risultati con le opere di traduzione della Pucelle d’Orléans di Voltaire, e dell’Iliade, traduzione che lo rese famoso a livello europeo. 

Un’importante esperienza letteraria di Monti è la traduzione dell’Iliade, come già detto. Il poeta ci mette mano per la prima volta nel 1788, ma abbandonò presto il progetto per poi riprenderlo in maniera definitiva nel 1806. Conosceva bene il greco antico, ma non a tal punto da poter affrontare una traduzione completa del poema e, per realizzarla fa uso di altre traduzioni, su tutte quella in latino di Melchiorre Cesarotti. Le sue intenzioni furono quelle di fornire una versione del poema omerico in grado di coniugare l’antica poesia greca con la tradizione letteraria italiana, arrivando ad un risultato armonico ed elegante, piacevole e lontano dalla correttezza e dalla durezza spartana della versione foscoliana. 

Gli ultimi anni

Alla caduta di Napoleone, gli austriaci tornarono a Milano, intenzionati a mantenere le figure più rappresentative culturalmente dell’eredità napoleonica, compreso Monti. Nel 1816 entra a far parte della rivista filoaustriaca Biblioteca Italiana mentre continua la sua produzione letteraria, scrivendo le Cantate per sua Maestà Imperiale Reale, Il mistico omaggio, Il ritorno di Astrea e l‘Invito a Pallade. Tuttavia il clima culturale è cambiato totalmente ed è ormai egemonizzato dalle idee romantiche, cosa che lo emargina dal dibattito intellettuale. Nel frattempo le sue condizioni di salute vanno peggiorando, perdendo progressivamente l’uso dell’udito e della vista, e nel 1829 muore il 13 ottobre 1828, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita a stendere la traduzione dell’Iliade

Federica.

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