ALMANACCO: 10 Ottobre muore l’architetto Antonio Sant’Elia

Architetto e pittore, ma anche volontario italiano durante la Grande Guerra, Antonio Sant’Elia morì il 10 Ottobre del 1916. Passato alla storia come architetto futurista, in quanto appoggiò la corrente di pensiero ultra moderna, capace di rivoluzionare il concetto del vivere urbano.  Colui che ha lasciato il segno nella storia dell’architettura, grazie alla sua visione della “città futurista”, una città utopica e di desiderio, che apparì per la prima volta nella prima pagina del Manifesto futurista di Marinetti.

Nato a Como nel 1888, scopre fin da bambino di essere appassionato di disegno e architettura. Fu per questo che si diplomò nel 1906 alla scuola milanese di “Belle Arti e Mestieri”, nella sezione di costruzioni civili, idrauliche e stradali, ed iniziò successivamente a lavorare come capomastro e disegnatore nell’Ufficio Tecnico comunale di Milano. Il suo primo lavoro fu partecipare al progetto per il completamento del Canale Villoresi.

Esordi e stile

In occasione della sua esperienza lavorativa a Milano, venne a contatto con la crescita della metropoli e le innovazioni tecnologiche ed igieniche promosse dall’amministrazione milanese. Forse già da qui iniziò il suo desiderio di dare vita ad una città del futuro. Continuò i suoi studi, prima all’Accademia di Brera, e successivamente nell’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si laurea in Architettura nel 1912. Nel frattempo iniziò l’attività come architetto, realizzando progetti ispirandosi all’architetto secessionista viennese Otto Wagner, ma anche al suo insegnante di prospettiva Angelo Cattaneo, e agli artisti Girolamo Fontana, Umberto Boccioni e Carlo Carrà.

Fin dalla produzione di disegni, inizia a sviluppare una propria ricerca formale sempre più attenta ai processi di industrializzazione e all’uso dei nuovi materiali edilizi come cemento armato, ferro, vetro, ecc. Critico nei confronti del classicismo accademico e dell’art nouveau, che dominavano l’architettura italiana del periodo, i suoi disegni mostrano invece una dinamicità di linee oblique, forme ellittiche, torri di distribuzione e smistamento del traffico, strade su più livelli, e soprattutto un ricercato rapporto tra le soluzioni volumetrico-spaziali degli edifici e la città. 

La città nuova futuristica

Una notevole quantità di disegni riproduce ville, torri, ponti, fari, officine, stazioni, che si basano su quella concezione di città futuristica, che gli valsero il titolo di esponente dell’architettura futurista. Nel 1914 infatti, aderì al Manifesto dell’architettura futurista, dove espresse utopie, ma anche idee concrete, che hanno cambiato il modo di concepire gli edifici. La filosofia futurista credeva che le forme tradizionali di arte e architettura soffocassero il progresso, e che dovessero essere superate per il bene e per l’evoluzione della società. Fu grazie a questo che pose le basi dell’architettura industriale delle grandi metropoli.

Da questi valori nasce il progetto di Sant’Elia per “La città nuova”, una serie di tavole per la creazione di un centro urbano moderno comprendente stazione dei treni, un aeroporto e una centrale elettrica. Iniziò quindi ad elaborare un proprio progetto di trasformazione degli stili architettonici in modo da privilegiare la funzionalità alla bellezza. In particolare la tela, riportava un grande casamento con ascensori esterni, galleria, passaggio coperto, su tre piani stradali (linea tramviaria, strada per automobili, passerella metallica), fari e telegrafia senza fili. Eegli delineò una città moderna dove la centrale elettrica diventava fulcro nodale delle metropoli e alti palazzi fatti di metallo, vetro e cemento delineavano lo spazio ideale umano.

Ultimi anni

Sant’Elia, si concentrò per quasi tutta la sua vita sulla creazioni di progetti e schizzi delle sue strutture. Le due sole opere effettivamente realizzate furono la villa Elisi a San Maurizio sopra Como e il monumento ai caduti realizzato sempre a Como, sulla base di un suo disegno del 1914. La sua attività fu però interrotta dallo scoppio della Guerra Mondiale, a cui partecipò come volontario, insieme ad altri artisti. Fu proprio in battaglia che morì tragicamente nel 1916 all’età di soli ventotto anni.

Federica.

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