ALMANACCO: 4 Ottobre nasce il pittore Jean-François Millet

Pittore francese attivo nell’Ottocento, Jean-Francois Millet nacque il 4 Ottobre del 1814. Considerato uno dei maggiori esponenti del Realismo pittorico in Francia, perchè concentrò la sua arte sulla riproduzione del reale e della vita quotidiana. In particolare, Millet si concentrò sul tema del lavoro in campagna, il suo soggetto preferito.

Nato nel 1814 a Gruchy, un piccolo gruppo di case sulla riva del mare di Normandia, da una famiglia di contadini benestanti. Fu proprio grazie a quest’ambiente che si appassionò di lavori in campagna e di natura, tanto da amarla riprodurre nei suoi primi schizzi. Fin da piccolo venne accompagnato dal padre nella vicina Cherbourg, dove inizia a studiare pittura sotto il ritrattista Paul Dumouchel, senza mai abbandonare il duro lavoro dei campi per aiutare la famiglia.

Gli esordi artistici

Nel 1837, grazie ad una borsa di studio, si trasferì a Parigi per entrare come allievo nell’atelier di P. Delaroche nell’Accademia di Belle Arti, aspirando all’esposizione delle sue opere nei Salon parigini. Nella sua formazione ebbe grande importanza anche il suo personale interesse per i maestri del passato che il giovane artista studiò frequentando il museo del Louvre. Ritorna a Cherbourg nell’inverno 1840-1841, dove decise inizialmente di dedicarsi alla ritrattistica, genere molto apprezzato nella piccola cittadina, per poi sviluppare una mediocre produzione di dipinti a soggetto mitologico.

Dal 1847 cominciò a frequentare altri artisti dell’epoca come Honorè Daumier, J. Duprè, C. Troyon, grazie ai quali iniziò ad interessarsi a tematiche sociali. In particolare, Millet si concentrò sul tema del lavoro in campagna, che divenne di qui in avanti il suo soggetto preferito, affine alla sua sensibilità artistica. Fu in quegli anni che sviluppò uno stile naturalistico nuovo, che avrà importanti conseguenze nella pittura, tanto da influenzare l’amico Courbet, ma successivamente anche Van Gogh, Pissarro, Saurat, Gauguin e Segantini.

Le tematiche e lo stile

La vera rivoluzione nella sua arte, improntata a un naturalismo crescente, si verifica verso la fine degli anni quaranta, in significativa coincidenza con la rivoluzione del 1848 e con il trasferimento nella foresta di Fontainebleau. Millet fu in questo periodo che si orientò definitivamente verso la fonte più vera e sentita della sua ispirazione artistica, ovvero la vita agreste. I suoi quadri, in tal senso, furono rivoluzionari, poiché conferì ai suoi contadini una solennità e una dignità quasi eroica, realizzando una vera e propria “epopea dei campi”.

La tradizione accademica viene sì abbandonata per quanto riguarda i soggetti, ma recuperata da Millet nella composizione delle opere. Infatti, a differenza degli altri pittori realisti, i suoi dipinti si distinguevano per la geometria delle forme, l’armonia delle composizioni, l’equilibrio tra le luci e le ombre e il bilanciamento dei colori. Sono tutte caratteristiche di impostazione classica, che Millet acquisì soprattutto con lo studio del genio di Michelangelo. Infatti, Millet non utilizzò i suoi dipinti come strumento di denuncia sociale ma, anzi, li ricolmò con intensi coinvolgimenti lirici e sentimentali, dove tutto ha un tempo stabilito e controllato, quasi liturgico.

La produzione a Barbizon

Nel 1848 iniziò a riscuotere i primi successi al Salon, grazie alle sue tele più acclamate, come Il seminatore, opera che, pur venendo aspramente criticata dalle firme più conservatrici, riscosse i plausi dei repubblicani e dei critici di sinistra. Nello stesso anno, si trasferì definitivamente a Barbizon, un piccolo borgo di campagna nella foresta di Fontainebleau, spunto per i suoi dipinti. Borgo che divenne anche meta di ritrovo di un gruppo di pittori paesaggisti, i pittori di Barbizon, con i quali Millet condivise l’interesse per la natura, anche se inizialmente non aderì subito alla loro ricerca concentrata su una pittura esclusivamente di paesaggio.

Tra le opere più famose che Millet dipinse in questi anni si possono ricordare le Spigolatrici  e L’Angelus, opere dove esce fuori la condizione umana dei lavoratori, che se pur inseriti nel contesto naturale della campagna, rimanevano sempre dominanti nel quadro come figure eroiche con la loro difficile e ingiusta condizione di vita. Fu a partire dal 1863, che influenzato dai pittori di Barbizon, Millet cominciò ad interessarsi maggiormente al paesaggio autonomo, dando vita a dipinti nuovi come Hameau-Cousin a Géville e Primule.

Ultimi anni

Portò avanti questa ricerca, dedicandosi dal 1868 al 1873 ad una serie di dipinti che fanno parte del Ciclo delle stagioni nei quali sembra rendere omaggio a Poussin. A differenza di quest’ultimo però, Millet nei suoi paesaggi non si ricollega alla Bibbia, mostrando piuttosto una natura contemplata nella sua bellezza, osservata nei suoi aspetti più mutevoli delle stagioni e nel suo potere di suscitare emozioni. Lavori che sembrerebbero preannunciare l’Impressionismo o il Simbolismo. Di questo periodo ricordiamo opere come il Crepuscolo e La Primavera.

Nel 1867 Millet fu nominato Chevalier de la Legion d’Honneur e alla fine degli anni ’60 ricevette il giusto riconoscimento per le sue opere, seguito dal successo finanziario. Le sue opere sono state in seguito esposte in mostre internazionali. Indebolito però da una malattia di lunga durata, morì il 20 gennaio 1875 a Barbizon.

Federica.


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