ALMANACCO: 29 Settembre nasce il pittore Caravaggio

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, dal nome del luogo di origine dei suoi genitori, nasce a Milano il 29 settembre 1571. Viene considerato uno dei più importanti pittori della storia dell’arte italiana, per la forte carica drammatica ed emotiva, ma anche per la teatralità delle sue opere che furono di ispirazione per molti artisti del barocco europeo.

Di famiglia benestante appartenente alla dinastia milanese dei Merisi. Suo padre, nominato il Marchese di Caravaggio, fu architetto, sovrintendente e amministratore di casa di Francesco Sforza, qualifica che gli dà diritto a percepire un reddito fisso. Caravaggio fin dalla più tenera età dovette fare i conti con la morte, infatti nel 1577 dovette fuggire dalla peste, malattia che uccise suo padre, il nonno e lo zio quando aveva solo sei anni.

Gli esordi artistici

La sua carriera artistica cominciò a tredici anni, quando tornò a Milano per diventare apprendista nella bottega del pittore manierista Simone Peterzano. Qui inizia ad assimilare la tradizione del realismo lombardo di Moretto, Romanino e Savoldo, esponenti delle scuole locali lombarde, entrando anche in contatto con la pittura di Lorenzo Lotto e dei Campi (famiglia di artisti cremonesi). Il periodo di apprendistato milanese termina nel 1588 quando Caravaggio è diciasettenne, da li non si ebbero più notizie sulla vita del giovane fino a quando l’artista si trasferì a Roma.

Fu nel 1593 che si trasferisce nella Roma di Clemente VIII Aldobrandini, iniziando a lavorare nella bottega del Cavalier d’Arpino, pittore locale di tradizione manierista. Nel periodo romano però, Caravaggio amava frequentare le osterie dei quartieri malfamati, trascorrendo le notti tra prostitute, giocatori di azzardo, risse e vino. Fu per questo che nei suoi dipinti, amava riprodurre scene della vita quotidiana, catturando l’umanità reietta e poverissima. Un’esempio di questa fedeltà al vero, è l’opera I Bari (1595) che gli fece guadagnare la stima di uno dei personaggi più importanti di Roma, ovvero il cardinale del Monte.

Le prime opere e committenze

Il Cardinale Francesco Maria del Monte, ambasciatore a Roma per il Granduca di Toscana, rimasto estasiato dalle opere di Caravaggio, decise di accogliere il giovane sotto la sua ala procurandogli importanti incarichi presso le istituzioni religiose. Il soggiorno nella sua corte durerà circa 5 anni, periodo in cui Caravaggio realizza molte delle sue iconiche opere, come Canestra di frutta, Bacco, Ragazzo morso da un ramarro, Riposo durante la fuga in Egitto, e molte altre. Fu grazie a queste opere che ottenne molte committenze da parte delle famiglie romane più influenti dell’epoca: i Giustiniani, i Barberini, i Borghese, i Mattei, i Vittrici, i Costa e i Patrizi.

Probabilmente grazie all’influenza del Cardinale, Caravaggio ottenne la sua prima importante commissione pubblica, quella per la chiesa di San Luigi dei Francesi. Decorò i laterali della Cappella Cantarelli con la Vocazione di san Matteo, opera che stupì tutti per la scelta dei soggetti dipinti. Nell’opera, Matteo viene rappresentato seduto al tavolo di una bettola, mentre Cristo lo indica per invitarlo alla redenzione. Mancano del tutto i toni estatici dei soggetti sacri, a favore di un maggiore realismo compositivo. Trasporta cioè il momento religioso e sacro, all’interno della vita quotidiana, introducendo i personaggi biblici in un bar malfamato. Ovviamente quest’opera venne ritenuta blasfema.

Il movimento caravaggesco

Anche se in molti criticarono Caravaggio e il suo stile crudo e blasfemo, le sue opere, con il passare del tempo ottennero un grande successo, dando vita ad un vero e proprio movimento caravaggesco. Le opere di Caravaggio colpiscono lo spettatore per l’equilibrio tra luci e ombre, ottenuto dalla collocazione attenta di lampade e candele nello studio. A prevalere sono gli sfondi scuri, abolendo quasi completamente lo sfondo paesistico dando l’attenzione solo sull’uomo. L’arte di Caravaggio è di forte realismo, prendendo i suoi modelli per strada, sono persone umili, prostitute, vecchi, garzoni.

Una tipologia di arte che da una parte, causò diversi rifiuti da parte di committenti, ricordiamo ad esempio l’opera La morte della Vergine che venne infatti rifiutata per l’eccessiva crudezza delle scena ma soprattutto perché Caravaggio scelse una prostituta annegata nel Tevere per dare volto e corpo alla Vergine. D’altro canto però il suo stile venne molto apprezzamento soprattutto da parte di altri artisti. Furono infatti molti i pittori che ne seguirono le orme aderendo al suo modo pittorico basato sui forti contrasti luminosi, e sull’estremo realismo della vita quotidiana. Tra questi riordiamo Orazio e Artemisia Gentileschi, Cecco da Caravaggio, Bartolomeo Manfredi, Ribera, Jean Valentin de Boulogne, e molti altri.

L’esilio e la latitanza

Dal 1600 la vita di Caravaggio diventò sempre più turbolenta, trovandosi spesso a dover fare i conti con la giustizia, avendo un carattere rissoso e inquieto. Fu nel maggio 1606, che durante una rissa, Caravaggio uccise Ranuccio Tommasoni, suo avversario in una partita di pallacorda. Fu per questo accusato di omicidio e condannato alla pena capitale, cosa che lo portò per i seguenti 4 anni a fuggire rifugiandosi in varie città d’Italia. Prima fra tutti cercò rifugio nel Regno di Napoli, dove diede vita ad una serie incredibile di pale d’altare.

Nel 1607 si reca a Malta dove viene insignito dell’Ordine di Cavaliere di Malta, realizzando moltissime opere il cui tema ricorrente è la decapitazione e la paura di morire, che descrivono esattamente il suo periodo di latitanza. Tra le opere maggiori ricordiamo la Decollazione del Battista, realizzata nel 1608. In seguito ad un’altra rissa in cui viene coinvolto, Caravaggio dovette fuggire anche da Malta, rifugiandosi prima a Siracusa, poi a Messina, a Palermo, e infine a Napoli nel 1609. Fu proprio a Napoli che venne ferito ed aggredito dai sicari, che lo lasciarono in fin di vita.

Ultimi anni

Ferito e debole, Caravaggio decise di intraprendere un faticoso viaggio a Roma, per invocare la grazia e la clemenza del pontefice, ma nel corso del viaggio le sue condizioni peggiorano irrimediabilmente. L’artista non raggiunse mai Roma, ma morì a Porto Ercole nel 1610.

Federica.

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