ALMANACCO: 25 Settembre nasce l’architetto Francesco Borromini

Architetto italiano famosissimo, dalla personalità geniale e tormentata, Francesco Borromini nacque il 25 Settembre del 1599. Operante quasi esclusivamente a Roma, venne considerato uno tra i principali esponenti dell’architettura barocca. La sua concezione architettonica era legata a disegni inquieti, febbrili, quasi insoddisfatti, a causa della netta antitesi con l’avversario Bernini, che durò per tutta la sua vita.

Francesco Castelli, meglio noto come Borromini, nacque a Bissone, sul lago di Lugano nel Canton Ticino, nel 1599. Giovanissimo si trasferì a Milano per studiare “l’arte del costruire” insieme allo zio materno, grazie al quale ottenne il primo incarico come scalpellino presso la Fabbrica del Duomo. Dal 1619 venne documentato a Roma, dove partecipò fino al 1626 ai lavori per la fabbrica di San Pietro, diretta da Carlo Maderno, lontano parente della madre. Nella capitale ebbe modo di studiare le opere antiche e quelle di Michelangelo, da allora grande modello dell’artista.

Le prime opere architettoniche

Nella fabbrica di San Pietro, ebbe il suo primo incontro con il suo futuro rivale, ovvero Gian Lorenzo Bernini, artista giovanissimo che subentrò ai lavori dopo la morte di Carlo Maderno. Entrambi diedero i loro contributi artistici nella costruzione del Baldacchino di San Pietro, ma trovandosi fin da subito in contrasto, Borromini decise di allontanarsi dalla Santa Fabbrica, per cominciare la sua attività autonomamente, dando vita così alle sue opere. Fu proprio in questo periodo che diede vita alla realizzazione del progetto per la chiesa e il chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane.

Detta anche San Carlino, per le sue dimensioni ridotte, divenne una tra le chiese barocche più famose della città. In questa prima opera autonoma, Borromini ebbe l’opportunità di esprimere la propria personalità artistica, attraverso uno stile che si sarebbe poi riflesso in tutte le sue future opere architettoniche. Fra le sue peculiarità, si segnalano l’impiego del colore bianco, e uno spiccato dinamismo architettonico, dato dall’alternarsi di forme concave e convesse. Borromini fu attivo nel cantiere di San Carlino dal 1634 al 1641, anni in cui lavorò anche al restauro di Palazzo Spada e Palazzo Falconieri.

L’innovazione e il movimento

Nel 1637 diede inizio al suo secondo grande cantiere, con la costruzione dell’Oratorio e del Convento dei Padri Filippini, di San Filippo Neri. Anche qui utilizzò una struttura con superfici concave e convesse alternate che proiettano all’esterno le tensioni dinamiche dell’interno. L’interno dell’Oratorio, infatti, oggi detto Sala Borromini usata per convegni e dibattiti pubblici, è scandito da pilastri con capitelli ionici e due grandi logge sui lati corti. Ovviamente, Borromini si procurò il malcontento dei Filippini, ordine spiccatamente tradizionalista, che si dimostrò particolarmente ostile al suo spirito innovatore.

Tra il 1642 e il 1660, sotto il pontificato di Urbano VIII, Borromini realizzò invece la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, riconosciuta come la sua opus magna. Anche in questo caso, attraverso intrepide sperimentazioni, diede vita ad una pianta di forma esagonale con cellette disposte in forma d’alveare, probabilmente come rinvio all’ape barberina, simbolo di Urbano VIII. Lo stesso equilibrio compositivo, lo si può ritrovare all’esterno, con la meravigliosa cupola divisa in spicchi, e conclusa con un’originalissima lanterna a spirale, che conferisce maggiore struttura dinamicità verticale.

Le commissioni del papato Pamphilj

In seguito alla morte di Urbano VIII, i Barberini caddero in disgrazia ed il soglio pontificio fu occupato da Innocenzo X Pamphilj, che ebbe l’obiettivo di rimodernare Roma. Scelse Borromini come artista papale, la cui fama accrebbe senza limiti, anche grazie alle numerose committenze come il progetto per il casino della villa di San Pancrazio, un corpo contiguo a Santa Maria in Vallicella, ed il rifacimento della basilica di San Giovanni in Laterano. Qui Borromini conciliò l’esigenza di conservazione dell’antica basilica, con i problemi di carattere statico che si erano venuti a creare, inglobando coppie di colonne all’interno di ampi pilastri.

Un’altra committenza papale fu il rifacimento del palazzo di Propaganda Fide, che si affaccia su Piazza di Spagna. Questo palazzo, adibito a Sede della Congregazione dei Gesuiti, fu un progetto iniziato da Bernini, ma portato a termine da Borromini nel 1665, che demolì le preesistenze dando una nuova vita all’edificio. Di straordinaria importanza è la creazione della facciata in movimento, considerata una dei massimi lavori borrominiani e barocchi presenti a Roma. Oltre alla facciata, Borromini realizzò la Cappella dei Re Magi, attraverso una struttura a scheletro, formata dall’intreccio di volte ad arco e costoloni, che anticipò i principi strutturali gotici successivi.

Le ultime opere

Nel 1652, sempre per volere di papa Innocenzo X, Borromini subentrò ai lavori per la chiesa di Sant’Agnese in Agone, sino ad allora sotto la direzione di Girolamo e Carlo Rainaldi. Anche in questo caso pensò di modificare il progetto iniziale, eliminando il vestibolo e progettando due bassi campanili ai lati della facciata concava, così da dare maggiore slancio alla cupola centrale. Inoltre i lavori di Borromini si concentrarono anche sulla Sagrestia di Sant’Agnese, progettata con tre assi di raccordo fra la Chiesa e il Collegio Innocenziano, inserita nella struttura di quest’ultimo palazzo.

Alla morte del Pontefice però, il suo successore Alessandro VII non fu molto convinto di Borromini, e questo fu la causa di rapporti difficili con la committenza, tanto che portarono l’artista ad abbandonare i lavori. Ecco perchè subentrò nuovamente Carlo Rainaldi, ormai cresciuto, che alterò il progetto borrominiano, eliminando così tutta la fantasia espressa dall’architetto precedente. Da questo momento, cominciarono anni di crisi per Borromini, che portò alla fine di una serie di commissioni e alla sua vita professionale. In preda alla disperazione, bruciò gran parte dei suoi disegni, si pugnala al petto e muore dopo qualche giorno di agonia, il 3 agosto 1667.

Federica.

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