mARTEdì: Tour romano sulle tracce di FRANCESCO BORROMINI

Francesco Borromini non ha bisogno di presentazioni, è semplicemente uno degli artisti più famosi di sempre. Scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano, un artista poliedrico e multiforme, Borromini è considerato uno dei massimi protagonisti della cultura figurativa barocca. Insieme a Bernini, il suo obiettivo fu soprattutto cambiare il volto alla Capitale, abbellendola e decorandola con alcune delle opere più importanti e imperdibili della città.

Uomo schivo, ombroso e di umore malinconico, ma dotato di grandissimo ingegno e tecnica, l’architetto Francesco Castelli, conosciuto a tutti come Borromini, fu attivo soprattutto nella scena del Barocco Romano. Fu in fatti a Roma che operò maggiormente. I lavori architettonici e scultorei di Borromini a Roma sono innumerevoli e attraverso questo articolo ne scopriremo alcune delle più importanti e sorprendenti.

Baldacchino di San Pietro

Le prime testimonianze riguardo al suo arrivo a Roma risalgono al 1619 quando ricevette l’incarico di Intagliatore in pietra nella grande Fabbrica di San Pietro. Qui si ritrovò nella città papale in un momento di grande fervore artistico, collaborando con molti artisti famosi, come l’architetto Carlo Maderno, che, riconosciuto lo straordinario talento del giovane artista, lo accolse sotto la propria ala. Fu proprio alla morte di quest’ultimo, che Borromini divenne assistente di Gian Lorenzo Bernini, artista di grande fama a Roma, con il quale collabora alla realizzazione del “Baldacchino” di San Pietro.

Di dimensioni considerevoli, il Baldacchino venne progettato come arredo liturgico cristiano, e situato sull’altare maggiore come punto cruciale e più importante della chiesa, al di sotto del quale vi risiede la cripta della Basilica. Particolari sono le 4 colonne tortili, alte 11 metri, decorate con rami di lauro (che alludono alla passione del papa per la poesia), lucertole (simbolo di rinascita e di ricerca di Dio) ed api, (elemento dello stemma della famiglia Barberini). I 4 pilastri sorreggono una trabeazione concava tipica del Barocco, che suggerisce movimento, e decorata da statue di angeli e putti animati, disegnati proprio dal giovane Borromini. In cima all’intera struttura fu collocato il globo con la croce impreziosito cromaticamente, come il resto dell’opera, dall’uso della doratura.

San Carlo alle Quattro Fontane

Trovatosi fin da subito in contrasto con Bernini, anche durante la progettazione del Baldacchino, Borromini cominciò la sua attività autonomamente, con la realizzazione del progetto per la chiesa e il chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane detta il “San Carlino”, per le sue dimensioni ridotte. Fu tra le chiese barocche più famose della città, affidata al giovane Borromini dai padri Trinitari Spagnoli, sul quale lavorò a più riprese, fino alla sua morte. La particolarità di questa chiesa è data dall’alternanza tra forma concava e convessa su tutto l’edificio, che fa in modo che le superfici paiono dilatarsi e scontrarsi.

Questo effetto, si nota sia sulla scenografica facciata e sul campanile, ma soprattutto all’interno della chiesa, attraverso una pianta ellittica realizzata interamente da rientranze e sporgenze. L’ambiente interno inoltre è coperto da una splendida cupola ellittica, elegantemente decorata da lacunari in stucco con forme di esagoni, ottagoni e croci, che vanno riducendosi verso l’alto dando l’illusione di una maggiore profondità. Adiacente alla chiesa vi è il chiostro, capolavoro di armonia e proporzione, realizzato su due livelli di pianta ottagonale con gli angoli smussati ad ospitare coppie di colonne, tanto da trasformare la pianta in un ottagono dai lati ricurvi.

Complesso dei Padri Filippini

Terza tappa del tour romano è l’Oratorio e il Convento dei Padri Filippini, per cui Borromini vinse nel 1637 il concorso bandito dai Padri Filippini per la costruzione dei nuovi edifici. Il convento presenta tre facciate in laterizio, di quattro piani ciascuna decorati con finestre rettangolari a semplice riquadro. La semplicità e l’austerità dell’edificio, però venne interrotta da un solo elemento strutturale, ovvero la Torre dell’Orologio, sormontato da un elegante coronamento in ferro. Sotto il quadrante dell’orologio, inserito all’interno della facciata concava della torre, è situato un bel mosaico su disegno di Pietro da Cortona rappresentante la Madonna della Vallicella (a cui si dedica la chiesa a fianco).

L’Oratorio, invece si differenzia notevolmente dalle linee semplici del Convento, tanto da essere uno dei maggiori capolavori dell’arte barocca. La facciata, realizzata interamente in laterizio, si ispira al corpo umano con le braccia aperte, quasi ad abbracciare i fedeli. La superficie ricurva è ripartita in due ordini, decorati da lesene e capitelli corinzi e, un frontone mistilineo. Il primo è convesso, mentre il secondo ordine è concavo. L’interno dell’Oratorio, oggi detto Sala Borromini usato per convegni e dibattiti pubblici, è scandito da pilastri con capitelli ionici e due grandi logge sui lati corti. Al piano superiore del complesso si trova la Biblioteca Vallicelliana.

Sant’Ivo alla Sapienza

Procedendo nella carriera di Borromini arriviamo all’anno 1642, sotto il pontificato di Urbano VIII, il quale gli commissionò la costruzione della chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, conosciuta come la sua opus magna. Eretta all’interno del piccolo cortile del Palazzo della Sapienza, antica Università di Roma dal XV secolo fino al 1935, quando divenne sede dell’Archivio di Stato. Qui la sua dinamicità creativa, dovette fare i conti con dei forti vincoli fisici dovuti al preesistente cortile porticato di forma rettangolare. Non volendo adottare metodi di progettazione tradizionali però, Borromini sperimentò nuove soluzioni, dando vita a qualcosa di nuovo.

Realizzò un disegno in forma esagonale con cellette disposte a forma d’alveare, di chiaro rinvio all’ape barberina, simbolo papale di Urbano VIII. Questa pianta stellare, mai impiegata prima, è formata da due triangoli equilateri che si intersecano, e tre absidi e tre nicchie che si alternano. La stessa audacia compositiva la si può ritrovare anche all’esterno, sia nel tiburio che copre la maestosa cupola polilobata, sia nella lanterna cuspidata a spirale. Quest’ultima fu decorata con estrema maestria, con fiaccole e corona fiammata su cui sono poste simboli biblici e sapienziali, ovvero una sfera, una croce e una colomba con l’ulivo nel becco, realizzate in ferro battuto. 

Palazzo di Propaganda Fide

In seguito alla morte di Urbano VIII, la carica pontificia fu occupata da Innocenzo X Pamphilj, che favorì, in ambito artistico, l’estro di Borromini, a scapito del Bernini. Fu proprio il nuovo papa a commissionargli la rifacimento del palazzo di Propaganda Fide, che si affaccia su Piazza di Spagna. Questo palazzo, adibito a Sede della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, guidata dai Gesuiti, fu un progetto iniziato da Bernini, ma portato a termine da Borromini nel 1665, che demolì le preesistenze dando una nuova vita all’edificio. Di straordinaria importanza è la creazione della facciata in movimento, considerata una dei massimi lavori borrominiani e barocchi presenti a Roma.

Oltre alla facciata, Borromini realizzò annessa al palazzo, la Cappella dei Re Magi, buttando giù e ingrandendo il progetto già realizzato dal suo rivale. Anche la decorazione fu innovativa, in quanto prese spunto dalle antiche strutture di derivazione capitolina, con un ordine più grande e uno più piccolo. Realizza uno scheletro interno ad intreccio che tende al verticalismo mediante volte ad arco e costoloni che collegano diagonalmente i centri delle pareti lunghe con i quattro angoli del soffitto. Questa struttura a scheletro divenne di massima importanza, tanto da anticipare i principi strutturali gotici successivi. La chiesa della Propaganda Fide fu, veramente, una soluzione nuova e stimolante e la sua stringente semplicità e logica conclude adeguatamente l’attività di Borromini nel campo dell’architettura ecclesiastica.

Chiesa di Sant’Agnese in Agone

Sempre sotto commissione di Innocenzo X Pamphilj, Borromini portò a termine la costruzione della Chiesa di Sant’Agnese in Agone, sorta accanto all’imponente palazzo della famiglia Pamphilj in piazza Navona. Inizialmente l’incarico venne affidato all’architetto Girolamo Rainaldi e suo figlio Carlo, che però nel 1653 vennero rimpiazzati, a lavori già avanzati, da Borromini. Anche in questo caso pensò di modificare il progetto iniziale, eliminando il vestibolo e progettando due bassi campanili ai lati della facciata. Anche quest’ultima venne visibilmente trasformata con due movimenti concavi ad ordine unico di pilastri e colonne, per fare in modo che fosse notata di più la bellissima cupola. Quest’ultima venne decorata da un grande affresco della Sant’Agnese e da 4 pennacchi con le virtù cardinali dipinti successivamente dal Baciccio.

Inoltre i lavori di Borromini si concentrarono anche sulla Sagrestia di Sant’Agnese, progettata con tre assi di raccordo fra la Chiesa e il Collegio Innocenziano, inserita nella struttura di quest’ultimo palazzo. Alla morte del Pontefice però, il suo successore Alessandro VII non fu molto convinto di Borromini, e questo fu la causa di rapporti difficili con la committenza, tanto che portarono l’artista ad abbandonare i lavori. Ecco perchè subentrò nuovamente Carlo Rainaldi, ormai cresciuto, che alterò il progetto borrominiano apportando modifiche alla lanterna e ai campanili, eliminando così tutta la fantasia espressa dall’architetto precedente. Questo portò alla fine di una serie di commissioni e alla sua vita professionale. In preda alla disperazione, brucia gran parte dei suoi disegni, si pugnala al petto e muore dopo qualche giorno di agonia, il 3 agosto 1667.

Federica.

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