ALMANACCO: 20 Settembre muore il poeta e farmacista Theodor Fontane

Farmacista, scrittore e poeta tedesco, Theodor Fontane morì il 20 Settembre del 1898. Divenuto famoso soprattutto per essere un importante rappresentante del realismo poetico, riuscendo nei suoi romanzi, a caratterizzare molto bene i personaggi, la loro comparsa, l’ambiente ed il loro modo di esprimersi. Nelle sue opere infatti sembrava essere davanti ad una riproduzione cinematografica del tutto realistica, caratterizzata anche dalla personale aggiunta di una leggera vena di umorismo. Si dedicò inoltre al giornalismo a Berlino e in Inghilterra.

Heinrich Theodor Fontane nacque il 30 dicembre del 1819 a Neuruppin, in Germania. Seguì inizialmente il lavoro del padre, che possedeva una piccola farmacia nel paesino, appassionandosi alla professione. Dal 1832, Theodor frequentò il ginnasio Friedrich-Wilhelms nella città natale, e successivamente entrò nella scuola tecnica Karl Friedrich Klöden a Berlino. Studi tecnici che però abbandonò dopo un anno per dedicarsi esclusivamente alla formazione da farmacista.

L’impegno farmaceutico

Ottenuto il suo diploma nel dicembre di quell’anno, nell’autunno del 1840 iniziò il praticantato farmaceutico a Burg, presso Magdeburgo. Nello stesso periodo scrive le sue prime poesie e pubblica Geschwisterliebe, la sua prima novella. Questo periodo fruttuoso però si interruppe nel 1841, quando dovette fare i conti con una brutta malattia, contraendo il tifo. Fu in questo periodo buio che decise di ristabilirsi a Letschin, presso la sua famiglia, dove iniziò a lavorare nella farmacia del padre.

Nel corso degli anni, dopo aver lavorato per il padre, si impiegò a Berlino presso la farmacia polacca del dottor Julius Eduard Schacht, e ottenne 3 anni più tardi il brevetto di farmacista di prima classe. Sempre nello stesso periodo decise di combattere come rivoluzionario nella cosiddetta Rivoluzione di Marzo. Fu questo il momento in cui scelse di abbandonare la farmacia in maniera definitiva, per dedicarsi alla scrittura. Alla fine degli anni Quaranta infatti, pubblicò quattro testi politici di impronta radicale sullo Berliner Zeitungs-Halle, organo del Comitato Democratico della Germania.

Dalla farmacologia alla scrittura

Nel frattempo Bernhard von Lepel, lo introdusse nel circolo letterario Tunnel uber der Spree, che frequentò per oltre vent’anni. Fu proprio in questo periodo, tra il 1849 e il 1850, che Fontane pubblica numerose poesie e ballate, pubblicando anche il suo primo libro Uomini ed eroi. Otto canti prussiani. Dopo la scrittura di alcuni romanzi a sfondo storico, decise di trasferirsi a Londra, entrando in contatto con i Preraffaelliti, un movimento artistico di cui scrive nei suoi Englischer Artikel. Qui si dedica, inoltre, alla letteratura dei viaggi, scrivendo ad esempio, La contea di Ruppin, e Viaggio nel Magdeburgo. Fu proprio per i suoi scritti che si spinse a viaggiare tra l’Italia, l’Austria e la Svizzera.

Ovviamente tutti gli scritti di Fontane ebbero uno stile ben preciso, ovvero il realismo poetico tedesco. Nei suoi romanzi infatti riuscì a caratterizzare molto bene i suoi personaggi, la loro comparsa, l’ambiente ed il loro modo di esprimersi. Tipiche sue sono le conversazioni che si svolgevano in circoli ristretti, dove le persone seguono convenzioni mondane e svelano i loro effettivi interessi, spesso contro la loro stessa volontà. Ecco perché Fontane giunse ad una critica sociale partendo da quella ai singoli individui, attraverso una leggera vena di umorismo. Tutti i romanzi e le novelle dell’autore, riportano le parole dei protagonisti che dialogano, inserendosi lui stesso come artificio in cui il gesto del racconto diviene personale.

Ultimi anni

Alla fine degli innumerevoli viaggi decise di non scrivere più per la stampa periodica e di vivere come libero scrittore. Fu nominato proprio nel 1876 segretario dell’Accademia di Belle Arti di Berlino, ma resse per poco tempo l’incarico. Scrisse quindi numerose opere finché fu colpito, nel 1892, da una grave ischemia cerebrale. Il medico gli consigliò, per distrarsi dalla malattia, di raccontare per iscritto i suoi ricordi infantili ed egli seguì il consiglio, rimettendosi così bene dal malanno e completare altri due romanzi e il suo scritto autobiografico: Da venti a trenta.

Federica.

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