ALMANACCO: 17 Settembre muore il pittore Giorgione

 Pittore italiano, Giorgio da Castelfranco, anche conosciuto con il soprannome di Giorgione per sottolinearne l’imponenza fisica e morale, morì il 17 Settembre del 1510. Cittadino della Repubblica di Venezia, fu un importante esponente della scuola veneta, ma anche una delle figure più enigmatiche della storia della pittura, tanto da rendersi quasi una leggenda. Significativi, furono soprattutto i suoi paesaggi, dove alla realtà amava mischiare simboli, creando mondi misteriosi a affascinanti, intrisi di un’antica malinconia.

Della sua vita si conosce pochissimo e i fatti certi sono noti grazie a iscrizioni sui dipinti o a pochi documenti contemporanei. Si dice essere nato a Castelfranco Veneto in un giorno imprecisato del 1477 o del 1478. Nessun documento permette di risalire alla giovinezza del pittore, né quando abbia lasciato Castelfranco, per intraprendere gli studi a Venezia, nella bottega di Giovanni Bellini, uno dei più importanti esponenti del Rinascimento italiano.

Gli esordi tra affreschi e paesaggi

Dal maestro Bellini, Giorgione apprese soprattutto l’attento uso dei colori e della fusione dei toni, utilizzando lo sfumato, che nelle sue opere assume un ruolo chiave. Questa tecnica gli permetteva di dipingere contorni soffusi attorno alle figure, ottenendo un armonico equilibrio tra i diversi elementi presenti sulla tela. Tecnica che lo portò ad impratichirsi sull’utilizzo dell’affresco, dedicandosi alla decorazione di facciate e di interni di palazzi, a cominciare dall’opera della Nuda, sulla facciata del Fondaco dei Tedeschi, ormai quasi completamente deteriorata.

Inoltre dal maestro veneto, Giorgione erediterà anche l’attenzione ai paesaggi, elementi ricorrenti nei suoi dipinti. In Giorgione questi giocarono un ruolo chiave, nel definire atmosfere e aiutare l’osservatore nell’interpretazione dell’opera. Questo dettaglio è evidente in uno dei suoi dipinti più famosi, La tempesta, in cui le atmosfere all’interno del dipinto sono chiaramente definiti dal paesaggio minaccioso sullo sfondo che annuncia, appunto, una tempesta in arrivo. Inoltre i ruoli dei soggetti ritratti, donano all’opera un significato profondo e misterioso, questo perchè amava introdurre all’interno dei suoi lavori numerosi dettagli con significati simbolici spesso di difficile interpretazione.

La sacra Pala di Castelfranco

Nel contesto della produzione di Giorgione, da collocare sempre nei primi anni di attività ci sono anche le opere a soggetto sacro. A questo periodo troviamo la Sacra Famiglia Benson, l’Adorazione dei pastori Allendale, l’Adorazione dei Magi e la Madonna leggente, tutte opere in cui si iniziano a notare differenze fondamentali con il maestro Bellini. Infatti se per Bellini tutto è pervaso di sacralità come manifestazione divina, per Giorgione tutto ha un aspetto laico, dove la natura ha una vita propria, nella quale i personaggi sono immersi con sentimenti reali e terrestri. Come ad esempio nella Pala di Castelfranco, realizzata per la cappella del cavaliere Tuzio Costanzo, nel Duomo di Castelfranco Veneto,

Il cavaliere, originariamente commissionò l’opera per celebrare la famiglia, ma in seguito alla morte in battaglia del figlio Matteo, Tuzio Costanzo preferì dedicare l’opera a lui. La sacra conversazione si caratterizza per il gruppo della Madonna con Gesù Bambino isolati nel cielo, a sottolinearne la dimensione divina, ma al contempo circondati da uno sfondo realistico di un villaggio in rovina, segnato dalle inquietanti tracce della guerra. Alla base, sono presenti san Francesco, e un santo guerriero non identificato, che rivolgono il loro sguardo all’ipotetico osservatore, facendo da tramite tra il mondo reale e quello divino. La continuità tra i due mondi è però garantita dall’uso perfetto della luce atmosferica, e da un evidente tonalismo, che rende il chiaroscuro morbido e avvolgente.

Le commissioni criptiche ed iconiche

Non è improbabile che Giorgione all’inizio del Cinquecento frequentasse la corte asolana di Caterina Cornaro, regina di Cipro, che aveva radunato attorno a sé un esclusivo circolo di intellettuali. A questo periodo, risultano le opere Doppio ritratto, e il Ritratto di guerriero con scudiero. Al 1505 circa risale anche la tela dei cosiddetti Tre filosofi, dai complessi significati allegorici non ancora pienamente spiegati. La difficoltà interpretativa delle sue opere infatti fu spesso legata alle complesse richieste dei committenti, ricchi e raffinati, che volevano opere misteriose, piene di simbologie. Giorgione medita lungamente i temi dei suoi quadri e li riempie di significati biblici, storici, letterari.

Una delle opere più celebri di Giorgione, che celebra invece la bellezza, fu la Venere Dormiente , meglio conosciuta come Venere di Dresda, città in cui si trova oggi. Realizzata dall’artista tra il 1507 e il 1510, e’ un olio su tela dove la dea è colta mentre dorme rilassata su un prato, inconsapevole della sua bellezza. Essa con il tempo divenne la prima fonte di ispirazione di molti artisti, tra cui Tiziano, Lotto, Dossi e, secoli dopo anche di Goya, Velazquez e Manet. Fu proprio Tiziano ad avere un legame speciale con quest’opera, in quanto completò il dipinto dopo la morte prematura di Giorgione, dando vita al paesaggio di sfondo.

Ultimi anni

L’ultima fase della produzione del pittore mostra opere sempre più criptiche, caratterizzate da un approccio ormai sempre più libero sulla tela, senza disegno preparatorio e con invenzioni abbozzate direttamente sulla tela col colore, dalle tonalità fiammeggianti. Tra le ultime tele ricordiamo,  Cristo portacroce, il Concerto, il Cantore e il Suonatore di flauto.

Fu nel 1510, in piena epidemia di peste, che Giorgione morì a Venezia, poco più che trentenne, probabilmente contagiato dal morbo. La data di morte si scoprirà in un documento, ovvero il 17 settembre 1510.

Federica.

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