mARTEdì: le opere prospettiche di ANDREA MANTEGNA

In occasione della data della sua morte, avvenuta ieri 13 Settembre, ricordiamo l’artista Andrea Mantegna, uno dei principali pittori rinascimentali e artista di corte dei Gonzaga. Partì come allievo a Padova di Squarcione, formandosi in un ambiente ricco di stimoli culturali che gli permise di maturare un nuovo linguaggio spaziale. Fu influenzato dalle novità plastiche e progettistiche diffuse dagli artisti toscani, in particolare da Donatello e Piero della Francesca, e caratterizzato da un sicuro costante riferimento al mondo classico, soprattutto di derivazione romana.

Le opere di Andrea Mantegna hanno la caratteristica di raccogliere molti aspetti della cultura artistica rinascimentale, come ad esempio la conoscenza dell’antichità classica, lo spazio prospettico, la centralità della figura umana e una complessa trama simbolica. Lo stile di Mantegna infatti fu inconfondibile, caratterizzato da uno spiccato senso dello spazio, effetti scenografici e monumentali, un disegno minuzioso attento ai particolari, con colori accesi e contrastanti.

La Cappella Ovetari

Andrea Mantegna è uno tra gli artisti più importanti perché, attraverso le sue opere, fu un precursore della ricerca della prospettiva. Con lui partirono infatti tali studi, già dai primi anni di attività a Padova, e dalle sue primissime opere. La serie di affreschi per la Cappella Ovetari, nella chiesa degli Eremitani a Padova, mostra già la sua analisi il cui obiettivo era quello di poter creare uno spazio illusionistico di rappresentazione. Le scene mostravano un interesse per l’antichità classica, mescolata all’erudita esibizione e resa scenica. Anche il punto di vista fu originale, perchè posizionato estremamente ribassato accordandosi con quello dell’osservatore nella cappella, conferendo grande imponenza all’architettura prospettica all’interno delle scene.

Questo ciclo ad affresco dedicato ai santi Giacomo e Cristoforo è in gran parte andato perduto nel 1944 durante un bombardamento alleato che ha distrutto la cappella. Per le restanti parti rimane la documentazione fotografica che ne attesta la straordinaria importanza, quale primo ciclo pittorico rinascimentale del nord Italia, già molto ammirato dai contemporanei. Fu talmente innovativo che i suoi studi influenzarono l’arte successiva rinascimentale e l’uso della prospettiva diventò uno dei punti di forza dell’arte barocca. 

La Pala di San Zeno

Più o meno nello stesso periodo realizzò anche la Pala di San Zeno, nell’omonima basilica di Verona. Anche qui appare l’interesse per l’antico, il preciso senso dello spazio, le ricerche prospettiche e la statuaria monumentalità. In questa Pala, la cornice lignea è l’elemento fondamentale per la definizione dello spazio architettonico della scena, mentre il pavimento e il soffitto a cassettoni donano profondità alla produzione. Le quattro colonne scanalate dividono la Pala in tre parti e reggono un piccolo frontone con una cimasa ad arco, così come le architetture antiche. La Madonna con il bambino non ha tutta l’attenzione dello spettatore, in quanto la vera protagonista è la stessa architettura, ricca di dettagli, adornata dalle trabeazioni e dai medaglioni.

Dal punto di vista figurativo, la Vergine con il bambino siede al centro su di un imponente trono, circondata dai santi disposti a semicerchio. Non di minore importanza è la predella sottostante con le tre scene che sintetizzano il messaggio cristiano: Orazione nell’orto, Crocifissione e Resurrezione di Cristo. Ricchi festoni di frutta e foglie guarniscono la scena, mettendo in evidenza i dettagli dal colore rosso che rappresenta la passione di Cristo. Ma la qualità dei colori e della luce è ciò che colpisce di più, orchestrati in modo armonico e spettacolare, richiamano l’attenzione e coinvolgono emotivamente. Il Mantegna fece appositamente aprire una finestra per illuminare la pala da destra, in modo da far coincidere l’illuminazione reale con quella dipinta.

La Camera degli Sposi

Nel 1460 Mantegna fu invitato da Ludovico Gonzaga a Mantova dove diventerà artista di corte. La sua prima commissione fu la decorazione della Camera degli sposi nel Palazzo Ducale, attraverso una serie di grandi scene, tutte riguardanti il tema della celebrazione politico-dinastica della famiglia Gonzaga. Si pensò ad una decorazione ad affresco che investisse tutte le pareti e le volte del soffitto, sfondando illusionisticamente le pareti con la pittura, come se lo spazio fosse oltre i limiti fisici della stanza. Tutte le scene sono realizzate con punto di vista unico e coincidente con il centro della stanza.

La volta è affrescata con una forma sferoidale e presenta al centro un oculo, l’elemento più stupefacente dell’intero ciclo, grazie alle estreme conseguenze illusionistiche studiate dal pittore. Si tratta di un tondo aperto illusionisticamente verso il cielo, che ricorda il celebre oculo del Pantheon. Secondo la prospettiva da sotto in su, si vede una balaustra dalla quale si sporgono una dama di corte, accompagnata da un gruppo di domestiche, e un pavone, animale esotico dal significato cristologico. Inoltre dipinse una decina di putti pericolosamente in bilico aggrappati alla cornice, con vertiginosi scorci dei loro corpicini paffuti in una varietà delle pose molto ricca.

Il Cristo Morto

Probabilmente al periodo 1480-1490 appartiene un’altra opera fondamentale per capire le meravigliose tecniche prospettiche dell’artista, ovvero il Cristo morto. Considerato un capolavoro innovativo dell’arte del ‘400, per l’illusione dello spazio e per lo scorcio utilizzato per stupire lo spettatore. Si tratta di uno dei momenti cruciali nella vita di Gesù, ovvero il momento successivo a quando venne deposto dalla croce e preparato alla sepoltura. E’ disteso su una lastra di pietra utilizzata per l’unzione, lo si capisce dal piccolo vaso alla sua sinistra contenente gli unguenti. Il pittore vuol dare vita ad una composizione quanto più reale possibile, soprattutto con la volontà di sperimentare una prospettiva che si origina dal basso.

L’effetto prospettico inoltre viene accentuato dalla fonte di luce, che proveniente da destra crea un notevole gioco di ombre. A rendere più evidenti i dettagli sono le linee dure con cui Andrea disegna tutta la scena. E’ attraverso queste linee, infatti, che il nostro sguardo cade sui particolari più cruenti e reali, come i muscoli irrigiditi dal rigor mortis, oppure i fori dei chiodi presenti sulle mani e sui piedi. Inoltre importanti sono le 3 figure presenti alla destra del corpo, che stanno piangendo la morte. In primo piano c’è san Giovanni, al centro c’è la Vergine Maria, disperata che si asciuga le lacrime con un fazzoletto, mentre in penombra, si distingue a malapena Maria Maddalena.

Federica.

3 pensieri riguardo “mARTEdì: le opere prospettiche di ANDREA MANTEGNA

  1. A questo bellissimo articolo, ho solo un appunto da fare: l’immagine iniziale, quella della “Sala dei Giganti”del Palazzo Te di Mantova, è opera di Giulio Romano (architetto dell’intero edificio) e non del Mantegna.

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