ALMANACCO: 13 Settembre muore il pittore Andrea Mantegna

Pittore e incisore italiano, e cittadino della Repubblica di Venezia, Andrea Mantegna morì il 13 Settembre del 1506. Fu uno dei più grandi artisti Rinascimentali dell’Italia settentrionale, conosciuto nel mondo dell’arte soprattutto per le sue opere intrise di sperimentazioni sulla prospettiva e sull’illusionismo spaziale. I suoi lavori sono noti per aver influenzato i grandi pittori del tempo, come il tedesco Albrecht Dürer e gli italiani Giovanni Bellini e Leonardo da Vinci.

Nacque verso la fine del 1430, a Isola di Carturo, un borgo vicino Padova. Sulla famiglia di Mantegna non si sa molto, così come sulla sua data effettiva di nascita, le uniche testimonianze storiche sono legate alle Vite di Giorgio Vasari. Gran parte della sua ambiziosa vita artistica si sviluppò dopo che lasciò il suo borgo natale, per dirigersi a Padova, che in quegli anni offriva un panorama culturale ricco e stimolante. In quel clima, il genio di Mantegna trovò l’ambiente adatto per sviluppare ed esprimere la sua creatività e la sua carica innovativa.

Gli esordi a Padova

Fu proprio all’età di 10 anni, che entrò a far parte della bottega di Francesco Squarcione, che gli trasmise l’amore per l’arte dell’antica Roma. Inoltre prese spunto dai grandi artisti dell’epoca, come Paolo Uccello, Filippo Lippi e Donatello, che aiutarono il giovanissimo Mantegna ad avere, una carriera artistica fortunata e molto intensa. Però il legame con Squarcione si sgretolò con il passare del tempo, soprattutto perchè si sentiva sfruttato dal suo maestro che lo costringeva a fare i lavori più umili e a seguire una disciplina durissima. Riuscì quindi a liberarsi del maestro nel 1448,

I primi successi arrivano sempre nello stesso anno, quando ancora minorenne prese parte alla squadra per la decorazione la cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova, dipingendo le Storie di San Giacomo e San Cristoforo. Il ciclo fu quasi interamente distrutto nel corso della seconda guerra mondiale, ma quello che ne rimase, testimonia l’avvicinarsi di Mantegna ai temi del rinascimento toscano. Ammirevole infatti fu l’utilizzo dell’ardita prospettiva, utilizzando un disegno incisivo, con il quale le forme si distaccano dallo fondo. Fu proprio la prospettiva a dare monumentalità alle scene e ai personaggi, tanto da sembrare scolpite nella parete. Inoltre, l’uso di architetture rimandano allo studio dell’antico e i personaggi alla statuaria.

Fra Verona e Mantova

Padova segna profondamente la sua vita professionale, ma Mantegna resterà in questa città fino al 1457, quando decise di trasferirsi a Verona. La scelta di questa città avvenne in seguito al fatto che ricevette una commissione per la realizzazione del Polittico di San Zeno per la chiesa del Santo a Verona, uno dei suoi massimi capolavori. La scena principale della sacra conversazione, è rappresentata all’interno di un quadriportico classico, la cui cornice reale viene illusoriamente continuata dal portico, delimitato da colonne. Il Mantegna fece addirittura aprire una finestra per illuminare la pala da destra, in modo da far coincidere l’illuminazione reale con quella dipinta.

Fu però nel 1460, che Mantegna decise di trasferirsi a Mantova, per lavorare come artista di corte per Ludovico III Gonzaga. Il marchese, cultore dell’antico, lo incaricò di curare le proprie raccolte, favorendo così le conoscenze classiche del pittore. Alla corta di Gonzaga inizia la sua produzione di ritratti, tra i più importanti sono quelli dedicati al cardinale Ludovico Trevisan e il Ritratto di Francesco Gonzaga. Inoltre gli venne commissionato il primo impegno prestigioso, ovvero la decorazione della cappella del Castello di San Giorgio, residenza privata del marchese, dove ritrae la Morte della Vergine. Nel periodo mantovano, strinse inoltre molte amicizie, prima fra tutte fu quella con Giovanni Bellini, dal quale apprende l’intensità cromatica, tipica della scuola veneta.

TITOLO

Sempre nella corte, ottenne la commissione per decorare la Camera degli sposi nel Palazzo Ducale, in occasione dell’elezione a cardinale di Francesco Gonzaga. Mantegna studiò una decorazione ad affresco che investisse tutte le pareti e le volte del soffitto, adeguandosi ai limiti architettonici dell’ambiente, ma al tempo stesso sfondando illusionisticamente le pareti con la pittura, come se lo spazio fosse dilatato ben oltre i limiti fisici della stanza. Nella volta dipinge il famoso oculo circolare aperto verso uno splendido cielo dipinto, e dal quale si affacciano figure e animali. Inoltre realizzò queste grandi scene con punto di vista unico coincidente con il centro della stanza, e una fonte di luce che corrisponde a quella reale.

Sempre a questo periodo appartengono il Cristo morto di Brera famoso per lo scorcio piuttosto ardito e il San Sebastiano del Museo del Louvre. Abbiamo poche notizie del periodo successivo che va dal 1475 al 1485, ma sicuramente si trattò di un momento difficile per la vita del pittore, in quanto venne colpito dalla morte del figlio, e si ritrovò in difficoltà economiche in seguito la scomparsa dei suoi protettori. Molto probabilmente l’artista pensò di trasferirsi a Firenze, al servizio di Lorenzo il Magnifico, realizzando la serie delle grandi tele con il Trionfo di Cesare. Considerate il momento più alto di ispirazione classica del Mantegna, e il più fortunato tentativo di ricreare la pittura trionfale dell’Antica Roma.

Ultimi anni

Sempre a Mantova, fu incaricato dalla nuova coppia di regnanti, Francesco e Isabella d’Este, di numerosi lavori. Ad esempio decorò lo studio dove Isabella raccoglieva i dipinti dei migliori pittori italiani viventi, con due tele di soggetto mitologico: il Parnaso e il Trionfo della Virtù. Esse mostrano quanto l’artista seppe anticipare il classicismo 500esco.

Una terza tela rappresentante la Favola del dio Como rimase però incompiuta a causa della morte dell’artista che avvenne il 13 settembre del 1506.

Federica.

2 pensieri riguardo “ALMANACCO: 13 Settembre muore il pittore Andrea Mantegna

  1. Vivo in provincia di Mantova e alcune opere del Mantegna le ho viste più volte. Inoltre, un po’ d’anni fa, c’era stata anche una mostra monografica a palazzo Te e ricordo alcune opere, in particolare il Cristo morto che hai postato: davvero un’esperienza vederlo dal vivo.

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