ALMANACCO: 12 Settembre muore il poeta Eugenio Montale

Poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano, Eugenio Montale morì il 12 Settembre del 1981. Tra i massimi poeti italiani del Novecento, divenne famoso per aver fondato i termini di una poetica del negativo, in cui il “male di vivere” si esprime attraverso la corrosione dell’Io lirico tradizionale. Molto sensibile verso il disagio esistenziale dell’uomo, vinse inoltre nel 1975 il premio Nobel per la letteratura.

Nasce a Genova il 12 ottobre 1896 nella zona di Principe. Anche se appartenente ad una famiglia borghese, ha però un’adolescenza difficile a causa dei problemi di salute dovuti a diverse broncopolmoniti. Questo lo porta a trovarsi spesso da solo, cosa che lo rende molto attento al dolore che caratterizza la condizione umana. È quindi già da ragazzino molto sensibile e tendente all’introspezione.   

Gli esordi letterari

Per volere dei genitori si iscrisse nel 1911 all’istituto tecnico commerciale, dove si diplomerà in ragioneria, coltivando però allo stesso tempo i propri interessi letterari. La sua formazione letteraria è dunque autodidatta, frequentando le biblioteche cittadine e assistendo alle lezioni private della sorella Marianna, iscritta a Lettere e Filosofia. Letteratura e lingue straniere, furono le radici per la sua formazione e il suo immaginario, unito al panorama della Riviera ligure, dove la famiglia trascorreva le vacanze nelle città di  Rapallo, Monterosso al Mare e le Cinque Terre.

Gli anni della giovinezza delimitano così in Montale una visione del mondo in cui prevalgono i sentimenti privati e l’osservazione profonda e minuziosa delle poche cose che lo circondano, ovvero la natura mediterranea e le donne della famiglia. Un mondo che caratterizzò con decisione la sua formazione iniziale e il suo immaginario agli esordi. È in questo periodo che Montale getta le radici nel mondo della letteratura, che lo porterà a essere ricordato come uno degli autori più influenti del Novecento.

Gli anni della Guerra e del Fascismo

Fu nell’anno 1917, che venne dichiarato idoneo al servizio militare, prestando servizio nella 23° fanteria a Novara. Inizia così a frequentare il corso allievi ufficiali a Parma, chiedendo di essere inviato sul fronte di guerra. Dall’aprile 1917 combatte in Vallarsa, inquadrato nei Leoni di Liguria del 158º Reggimento fanteria, concludendo l’esperienza entrando a Rovereto. In seguito fu trasferito a Chienes e poi al campo di reduci di guerra dell’Eremo di Lanzo, dove venne, infine congedato con il grado di tenente all’inizio del 1920.

Con l’avvento del fascismo, però Montale tenderà a distaccarsi definitivamente dall’esperienza militare. Dal fascismo prenderà subito le distanze, sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, una presa di posizione culturale più che politica. Si tratta di un rifiuto della civiltà e della società di quel periodo, un sentimento che porta il poeta a vivere quegli anni in una sorta di reclusione, che gli ispira una visione profondamente negativa della vita. Il suo pessimismo non cambierà nemmeno con l’avvento della democrazia, in quanto Montale continua a sentirsi inadeguato e poco rappresentato dai partiti di massa del tempo, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano.

Tra Firenze e Milano

Terminata la prima guerra mondiale, Montale si divide tra Firenze e Milano. Firenze fu la città fondamentale per la sua attività di scrittore, in quanto era stata la culla della poesia italiana moderna, ospitando artisti del calibro di Ungaretti, Saba e Cardarelli. Fu proprio in questo ambiente che Montale entra con la prima edizione della sua opera più famosa, Ossi di Seppia del 1925. In quegli stessi anni nascono collaborazioni con numerose riviste letterarie come Solaria, e iniziando una collaborazione con l’editore Bemporad. La vita fiorentina però era caratterizzata da una forte incertezza economica e complicati rapporti sentimentali, tanto che decise di trasferirsi a Milano, nel 1948.

Il trasferimento nella città lombarda è l’occasione per la pubblicazione di due opere, ovvero Le occasioni, da una parte, e le prime liriche de La bufera e altro, che usciranno nel 1956. Dal punto di vista politico, invece, Montale prova a iscriversi al Partito d’Azione, ma ne esce in pochissimo tempo. Diventò allo stesso tempo redattore del Corriere della Sera, per conto del quale compie molti viaggi, scrivendo reportage culturali e letterari. Nel 1956, pubblica anche la raccolta di prose Farfalla di Dinard, ottenendo fama internazionale, attestata dalle numerose traduzioni delle sue poesie in svariate lingue. Le sue opere furono tanto amate che nel 1975 gli venne assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Muore a Milano il 12 settembre 1981, poco prima di compiere 85 anni, per problemi conseguenti a una vascolopatia cerebrale.

La poetica di Montale

Quella di Montale è una figura emblematica della letteratura italiana del Novecento, così come la sua poetica e il suo pensiero. Anche se erroneamente presentato come poeta dell’Ermetismo, non ne aderì mai completamente, ma solo in parte. Per lui infatti la poesia non ha un ruolo di elevazione spirituale, ma era in realtà solo uno strumento per effettuare indagini sull’esistenza dell’uomo nella società contemporanea. Montale riflette sull’uomo moderno, vittima di una solitudine e di una frustrazione esistenziali, e dominato dal male di vivere. A questo male, il poeta, in quanto uomo, non può avere una soluzione, ma può indagare su questo attraverso la poesia.

Il linguaggio poetico è ormai in decadenza, in quanto non è più aulico e sublime come quello dei tempi passati. E’ proprio a causa di questo che Montale sviluppa “la poetica dell’oggetto”, un sistema di scrivere che tende ad avvicinare oggetti e figure che fra loro hanno delle analogie e che, letti uno accanto all’altro, suscitano direttamente un’emozione senza bisogno di aggiungere altro. Questo fa si che il linguaggio poetico risulti molto diretto e schietto, e carico di significati. Fondamentali nella sua produzione poetica sono infatti i simboli.

Federica.

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