mARTEdì: i famosi Tagli oltre la materia di LUCIO FONTANA

In occasione della morte di Lucio Fontana, avvenuta il 7 Settembre del 1968, prenderemo in analisi, alcune delle sue opere più importanti. Fontana fu sempre un tipo molto originale, tanto da divenire famoso per le serie dei buchi e dei tagli sulla tela, nelle quali introdusse l’idea di Spazialismo, movimento di cui fu fondatore. Infatti Lucio Fontana è uno degli artisti contemporanei più rilevanti a livello internazionale, il cui nome è diventato simbolo di una vera e propria rottura con i linguaggi artistici tradizionali.

I tagli di Fontana sono diventati un simbolo, un’icona di quanto l’arte contemporanea sia dirompente e talvolta necessiti di una lettura più approfondita per comprenderne il significato. Davanti a qualsiasi dei celebri tagli infatti, il cliché più comune è quello di chiedersi se sia veramente arte. In questo articolo proverò a spiegare perché i suoi tagli sono assolutamente arte raccontando l’incredibile storia di uno dei nomi dell’arte contemporanea più importanti al mondo.

La serie dei tagli

Un taglio è qualcosa di complesso da capire, perché rompe, squarcia e nell’immaginario comune rovina. Per chi è abituato a collegare l’arte con la perfezione estetica, un taglio è qualcosa che diventa a tratti incomprensibile. Eppure Fontana basò tutta la sua carriera artistica su questo concetto, unito al colore e allo spazio. Su questa idea infatti realizza una serie di opere intitolate Concetti Spaziali, o Attese, delle opere monocromatiche con al centro dei tagli netti verticali.

Le sue tele vengono quindi squarciate, attraverso uno o più tagli, netti e regolari, operati con l’intento di oltrepassare la superficie della tela di supporto ricoperta di aniline o di idropittura. I “Tagli” all’inizio si presentano in fitte sequenze, poi tendono a ridursi a pochi unici e netti, dove una garza nera ne chiude sul retro la luce. Un’apertura verso l’altrove, verso nuovi linguaggi, e verso nuove forme e spazi. che tendono ad interrompere la tradizione pittorica bidimensionale della tela, per lavorare sullo spazio che attraverso il taglio diventa tridimensionale annullando la distinzione tra pittura e scultura.

Il gesto violento del taglio

Quando in passato si criticavano i tagli di Fontana e si pensava che chiunque li potesse replicare senza alcuna difficoltà, ci si sbagliava di grosso. Infatti nel corso del tempo tante sono state le imitazioni delle opere del grande maestro, ma nessuna di esse ha mai saputo eguagliarlo. Ebbene si un taglio falso, un falso d’autore, si riconosceva da un originale. Quello di Lucio Fontana non era semplicemente un taglio fatto a caso, bensì era un singolo gesto veloce, istintivo eppure meditato, prezioso, ricco di significati, che quasi diventava una danza.

La sua sicurezza nell’incidere la tela era imparagonabile. Il taglio di Fontana infatti era come una ferita, uno squarcio. La si può anche interpretare come metafora dell’amplesso e della penetrazione. In realtà, di quest’ultima teoria, l’unico aspetto interessante, al di là delle inutili e triviali provocazioni, è che Fontana ha lo scopo di ridare vita umana, far vivere quei monocromi assoluti che fanno da sfondo ai tagli.

Tra pittura e scultura

Oltre al significato concettuale dei quadri e dei tagli di Fontana, c’è una buona parte di effettiva novità nella forma stessa dell’opera. Infatti, grazie a Lucio Fontana la tela inizia a diventare una vera e propria scultura. Ora non è più la bidimensionalità del colore a fare da padrona, ma è l’intervento fisico del taglio che va a colpire la tela stessa e fa si che essa, grazie alla rottura della sua superficie e degli elementi applicatovi sopra, interagisca direttamente con lo spazio circostante.

E’ come se Fontana ci dicesse che il mondo vero non è quello che sta sul dipinto o dentro la scultura, ma è quello che si apre oltre lo squarcio. Si può inoltre dire che abbia definitivamente superato la terza dimensione, grazie a un’arte capace di occupare lo spazio. Infatti Fontana cessa quindi di trattare la tela come semplice supporto sul quale applicare del colore, ed inizia a trattarla come materia da modellare proprio come uno scultore modella il suo pezzo di marmo, di gesso o di argilla. E ancora, i tagli sono un modo per superare la finzione dell’arte.

“Il buco è l’inizio di una scultura nello spazio. I miei non sono quadri, sono concetti d’arte.” 

Lucio Fontana

La circolarità dell’opera verso l’infinito

Ed infine, tra i più importanti significati che si celano dietro ai tagli di Fontana, c’è l’idea di un movimento in avanti ed in indietro, in versi tra loro opposti. Ogni taglio può svuotare tutto il mondo e creare un circolo di moto ininterrotto, di vita perenne, come a dare evidenza plastica all’oscillare della vita attorno ad un movimento eternamente in contraddizione con se stesso. Con un colpo di cutter il Maestro italo-argentino taglia la strada che va percorrendo, e torna al punto di partenza.

Federica.

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