ALMANACCO: 7 Settembre muore l’artista Lucio Fontana

Pittore, ceramista e scultore italiano, Lucio fontana morì il 7 Settembre del 1968. Importante e poliedrico artista del Novecento italiano, diventato famoso per i suoi lavori originali, che furono fondamentali per il movimento Spazialista, di cui ne fu esponente e fondatore. Iconici furono i suoi tagli sulla tela, così semplici all’apparenza ma da sempre considerati un rivoluzionario simbolo dell’arte di Fontana.

Nacque nel 1899 in Argentina, a Rosario de Santa Fè, da genitori di origine italiana, con spiccate attitudini artistiche. Il padre era infatti uno scultore, con un atelier artistico specializzato in scultura funeraria molto in voga fra i ricchi italiani emigrati in Argentina. Lucio cominciò a lavorare nello studio del padre, realizzando le prime opere sperimentali, cominciando ad allontanarsi dall’idea di scultura come attività commerciale. Da adolescente lasciò l’Argentina, seguendo la sua famiglia in Italia, stabilendosi a Milano.

Gli esordi artistici

Nel 1914, incomincia gli studi alla Scuola dei maestri edili nell’Istituto Tecnico di Milano, istruzione che tuttavia si interruppe a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Fu infatti nel 1916, che il giovane si arruolò come volontario al fronte, esperienza che però durò poco, in seguito ad una ferita riportata in battaglia, e al successivo congedo. Al rientro nel 1927 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove seguì i corsi di Adolfo Wildt, un celebre artista originale e rivoluzionario che utilizzava per le sue opere materiali insoliti, come urina e sterco di cavallo. 

Fontana ne rimase fortemente influenzato, avvicinandosi all’idea rivoluzionaria di scultura intesa come ricerca di qualcosa di nuovo, di nuove istanze artistiche. Infatti per tutti gli anni ’30 Fontana si dedicò alla sperimentazione artistica, entrando in contatto con il gruppo degli architetti razionalisti detto BBPR, con gli astrattisti lombardi, e con il gruppo parigino dell’ Abstraction-Création”. Per questo alterna opere astratte, come tavolette graffite e sculture in ferro filiformi, a ceramiche barocche, di stampo Sudamericano.

Il Manifesto Blanco e lo Spazialismo

Fu però nel 1940, che Fontana decise di tornare in Argentina, come ormai scultore affermato. Fu protagonista di numerose esposizioni, ricevendo riconoscimenti pubblici, e frequentando la scena dell’avanguardia. Nel 1946 con con Jorge Rornero Brest e Jorge Larco, fu promotore della Altamira, un’accademia indipendente che diventò un centro focale di sperimentazione artistica. Fu in questo contesto che prese vita l’idea del superamento della pittura e delle arti tradizionali, per arrivare ad una nuova forma che includesse anche lo spazio e il tempo.

Concetti che Fontana espresse nel Manifiesto Blanco, un volantino firmato da molti artisti sudamericani controcorrente. Fu nel Manifesto che per la prima volta nel 1947, apparve il termine di Concetto Spaziale, che farà parte della sua produzione negli anni a venire. Fontana così decise di tornare in Italia nello stesso anno, fondando a Milano il Movimento Spazialista. Gli artisti che aderirono al movimento, furono ispirati dalla scienza, e sentivano l’urgenza di una nuova percezione dello spazio in cui confluissero anche tempo, luce e suono. Secondo gli spazialisti, il quadro doveva infatti uscire dalla tela e la scultura dalla campana di vetro, utilizzando nuovi mezzi messi a disposizione dalla tecnica, comprese radio e televisione.

Le serie iconiche dei buchi e dei tagli

Fontana mise subito in pratica le suggestioni spaziali, e nel 1949 inaugurò la serie dei buchi. Ovvero nelle sue opere con un punteruolo bucava letteralmente la tela per creare delle forme a spirale, dei vortici o delle figure organizzate. I buchi riflettevano pienamente la natura spaziale del movimento, in cui la superficie bidimensionale della tela veniva interrotta dallo spazio creato dal foro che faceva emergere il vuoto oltre la tela. L’opera includeva così lo spazio ma introdusse anche il tempo, attraverso il gesto del forare la tela. Una vera e propria performance artistica, all’inizio monocroma, connessa sia all’ambiente a luce nera, sia a immagini luminose in movimento per la televisione.

L’evoluzione dei buchi furono i tagli, la sua serie più conosciuta che iniziò a praticare dal 1958. Conosciuti con i titoli Concetto Spaziale o Attesa, in questi lavori, contraddistinti da uno o più tagli sulla tela, il concetto di superamento dello spazio bidimensionale fu ancora più netto. Lo squarcio interrompeva l’universo della tela facendo emergere prepotentemente lo spazio reale sottostante, e creava degli squarci che davano un senso di plasticità e tridimensionalità. Queste opere divennero famose in tutta Italia, ma anche all’estero grazie a numerose esposizioni a cui Fontana partecipò. Fu in una di queste esposizioni che nacquero i Quanta, un insieme di 9 tele poligonali monocrome distribuite su un’unica parete, recanti un taglio ciascuna e con una disseminazione formale che amplia la possibilità allestibile della pittura.

Ultimi anni

Ecco raggruppati per tema le serie di opere di Lucio Fontana: Le Sculture, I Buchi, Le Pietre, I Barocchi, I Gessi, Gli Inchiostri, Gli Olii, I Tagli, I Quanta, Le Nature, I Metalli, La Fine Di Dio, I Teatrini, Le Ellissi, Le Ambientazioni, I Disegni, Le Ceramiche. Numerosi furono i falsari, in quanto riprodurle fu molto facile, ma pochi con un segno altrettanto sicuro. Fontana, infatti per cautelarsi, scrisse sul retro di ogni tela frasi insensate, per effettuare una perizia calligrafica.

Morì a Comabbio, in provincia di Varese, il 7 settembre del 1968, all’età di 69 anni. In seguito alla morte, la moglie Teresita Rasini, diede vita alla Fondazione Lucio Fontana, alla quale lasciò oltre 600 opere dell’artista. La fondazione collabora all’organizzazione di mostre pubbliche o private.

Federica.

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